Ho una protesi o delle placche di metallo: posso fare la tecar?
Il verdetto: Sulla zona del metallo di solito no. Su zone lontane dalla protesi o dalle placche invece si può valutare, con alcune attenzioni.
In breve. Se hai una protesi, una placca o delle viti, la tecar di solito non si fa proprio sopra quella zona. Il motivo è semplice: il metallo conduce la corrente e può concentrare il calore nei tessuti vicini. Su una zona lontana, per esempio la spalla se hai una protesi d'anca, la tecar si può valutare, a patto che la corrente non passi attraverso il metallo. Gli studi su tecar e metalli sono pochissimi, quindi la regola nasce dalla prudenza. La decisione spetta al clinico che ti valuta, con la documentazione del tuo intervento in mano.
A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 26.10.2026.
La tecar è una terapia che produce calore all'interno dei tessuti facendo passare una corrente a radiofrequenza, intorno a 0,5 MHz, tra un elettrodo mosso sulla pelle e una piastra di ritorno. Il nome viene da «trasferimento energetico capacitivo e resistivo». Si usa per dolori muscolari, tendinei e articolari, come aiuto accanto agli esercizi.
Molte persone che chiedono la tecar hanno nel corpo del metallo messo durante un intervento: una protesi di anca, ginocchio o spalla, una placca dopo una frattura, delle viti o dei chiodi. È una domanda giusta da fare prima di iniziare. Qui spieghiamo perché il metallo conta, cosa cambia tra zona vicina e zona lontana, e cosa portare alla valutazione. Per gli altri interventi e per i cerotti con farmaci trovi le indicazioni in tecar con interventi precedenti o cerotti.
Ho una protesi: posso fare la tecar?
Sulla zona della protesi di solito no; su zone lontane sì, se il clinico lo ritiene utile. Una protesi è fatta in gran parte di metallo, e resta nel corpo per sempre: non è una situazione che passa con il tempo.
La guida canadese sulle controindicazioni delle terapie fisiche (Houghton e colleghi, 2010) classifica i metalli impiantati come controindicazione per la diatermia termica, cioè per le terapie a radiofrequenza che scaldano i tessuti in profondità. La tecar appartiene a questa famiglia, anche se funziona in modo un po' diverso: lavora a contatto con la pelle e a una frequenza più bassa. Studi specifici sulla tecar in persone con protesi mancano quasi del tutto. Per questo la scelta più comune è non trattare la zona della protesi.
- Protesi di ginocchio: niente tecar su ginocchio, parte bassa della coscia e parte alta della gamba operata.
- Protesi d'anca: niente tecar su anca, inguine, gluteo e coscia dal lato operato.
- Protesi di spalla: niente tecar su spalla e parte alta del braccio operato.
Questo non vuol dire che il dolore dopo una protesi non si possa curare. Il recupero dopo una protesi si basa soprattutto su esercizi, cammino, forza e mobilità. Se hai ancora dolore o gonfiore al ginocchio operato, leggi dolore dopo la protesi di ginocchio.
Perché il metallo è un problema per la tecar?
Perché il metallo conduce la corrente molto meglio dei tessuti e la può concentrare in un punto, scaldando più del previsto l'osso e i tessuti attorno. Il risultato possibile è un riscaldamento che non senti in superficie ma che avviene in profondità.
Pensa a un cucchiaino lasciato in una pentola sul fuoco: il manico diventa caldo anche se non tocca la fiamma. Con la tecar il meccanismo è diverso, ma l'idea è simile: il metallo cambia il percorso dell'energia. Ecco perché conta:
- Il calore profondo non si sente bene: la pelle avverte soprattutto il calore in superficie, non quello vicino all'osso.
- Dopo un intervento la pelle spesso è meno sensibile attorno alla cicatrice, e questo aumenta il rischio di scottature.
- Gli studi sul tema sono pochi: le ricerche sulla tecar fatte su cadavere, come quella di Rodríguez-Sanz e colleghi sul ginocchio (2020), misurano come cambia la temperatura nei tessuti, ma non hanno chiarito cosa succede attorno a una protesi.
In assenza di dati sicuri, la prudenza è la scelta più ragionevole. Anche perché la tecar non è mai indispensabile: le prove sui suoi benefici sono limitate, mentre l'esercizio funziona anche senza.
Ho una placca o delle viti dopo una frattura: cosa cambia?
Vale la stessa regola della protesi: sopra la zona della placca o delle viti la tecar di solito non si fa. Placche, viti, chiodi e fili sono metallo, anche se piccoli.
Ci sono però alcune differenze pratiche da conoscere:
- Placca rimossa: se il metallo è stato tolto e la zona è guarita, il problema del metallo non c'è più. Restano da valutare la cicatrice e la sensibilità della pelle.
- Viti piccole o singole: anche una sola vite è metallo. Le dimensioni non cambiano la regola di base.
- Ancorette nella spalla o nel ginocchio: dopo alcuni interventi su tendini e legamenti si usano piccole ancore. Alcune sono in materiale riassorbibile, altre in metallo: lo dice la descrizione dell'intervento.
- Fastidio sulla placca: a volte la placca dà fastidio sotto la pelle, ma il calore non è la soluzione. Ne parliamo in placca e viti che danno fastidio.
E se il metallo è lontano dalla zona da trattare?
In questo caso la tecar si può valutare, con un'attenzione in più: la corrente non deve passare attraverso il metallo. La tecar lavora tra due punti, l'elettrodo che il fisioterapista muove e la piastra di ritorno appoggiata su un'altra parte del corpo.
Per questo il fisioterapista sceglie con cura dove mettere la piastra. Un esempio concreto: se hai una protesi all'anca destra e devi trattare la spalla sinistra, la piastra si posiziona in modo che il percorso della corrente resti lontano dall'anca. Se invece hai una protesi di ginocchio e il dolore è alla caviglia della stessa gamba, il ragionamento diventa più delicato, perché le due zone sono vicine.
Esistono anche protocolli a bassa potenza, che scaldano poco. Ma anche lì mancano studi su persone con metallo impiantato. Nel dubbio, il clinico preferisce altre strade.
Cosa devo dire al fisioterapista prima della tecar?
Tutto quello che riguarda interventi e metalli, anche se l'operazione è vecchia di trent'anni. Capita spesso che una persona si ricordi solo a metà seduta di avere un chiodo nella gamba.
- Quali interventi hai fatto e in che anno.
- Dove si trova il metallo: la lettera di dimissione o una radiografia di solito lo mostrano.
- Dispositivi elettronici come pacemaker o defibrillatore: sono un caso a parte, vedi pacemaker ed elettroterapia.
- Metalli piccoli che spesso dimentichiamo: impianti dentali, spirale, piercing, gioielli. Gioielli e piercing nella zona vanno tolti prima della seduta.
- Zone con sensibilità ridotta attorno alle cicatrici.
Da Fisiosalaria la tecar si fa sempre dopo una valutazione, proprio per controllare questi aspetti, e dentro un percorso con esercizi.
Quali alternative ci sono se la tecar non si può fare?
Molte, e spesso più efficaci. Per la maggior parte dei dolori muscolari e articolari, anche dopo un intervento, ciò che conta di più è l' esercizio terapeutico, cioè esercizi scelti per il tuo problema e aumentati gradualmente.
- Esercizi di forza e mobilità per l'articolazione operata.
- Terapia manuale e mobilizzazioni, quando utili.
- Gestione dei carichi: quanto camminare, come fare le scale, quando tornare allo sport.
- Calore superficiale a casa, come una borsa dell'acqua calda, che secondo la guida canadese non è controindicato per i metalli impiantati: scalda solo i primi centimetri sotto la pelle. Attenzione però alle zone poco sensibili.
Per il quadro generale, leggi la panoramica sulle controindicazioni della tecar.
Quando farsi vedere subito
- Zona operata rossa, calda e gonfia, con o senza febbre: può essere un'infezione, anche a distanza di tempo dall'intervento.
- Ferita che secerne o si riapre.
- Dolore nuovo e forte alla protesi, soprattutto dopo una caduta, o sensazione che l'articolazione ceda.
- Polpaccio caldo, gonfio e dolente dopo un intervento: può essere una trombosi.
- Dopo una seduta: pelle scottata, bolle o dolore profondo che aumenta.
Il parere del team Fisiosalaria
Vediamo spesso persone che, dopo una protesi o una frattura con placca, cercano una terapia che «sciolga» il dolore. Il messaggio più utile è che il metallo non chiude la porta alla fisioterapia: chiude solo la porta al calore profondo su quella zona. Il resto del percorso, esercizi e lavoro manuale compresi, si fa normalmente.
L'ortopedico chiarisce che cosa c'è dentro e dove, il fisioterapista costruisce il programma, l'osteopata può lavorare sulla mobilità delle zone vicine. Portare la documentazione dell'intervento alla prima valutazione fa risparmiare tempo e permette di scegliere da subito il trattamento più sicuro.
Domande frequenti
Le viti in titanio sono diverse dalle altre?
Anche il titanio è un metallo che conduce la corrente. Per prudenza vale la stessa regola: niente tecar sulla zona.
Ho gli impianti dentali: posso fare la tecar al collo?
Il collo è vicino alla bocca, quindi va detto al fisioterapista. Di solito si sceglie una posizione di elettrodo e piastra che tenga la corrente lontana dal viso, oppure si preferisce un altro trattamento.
Ho una protesi d'anca: posso fare la tecar alla schiena?
Dipende da quanto la zona lombare è vicina all'anca e da dove si mette la piastra. È una scelta caso per caso, durante la valutazione.
Dopo quanto tempo dalla rimozione della placca posso farla?
Quando la ferita è guarita e la sensibilità della pelle è normale. Il tempo preciso lo indica chi ti segue.
Fonti
- Houghton P.E., Nussbaum E.L., Hoens A.M., Electrophysical Agents: Contraindications and Precautions, Physiotherapy Canada, 2010
- Beltrame R. e colleghi, Capacitive and resistive electric transfer therapy in rehabilitation: a systematic review, International Journal of Rehabilitation Research, 2020
- Rodríguez-Sanz J. e colleghi, Thermal and non-thermal effects of capacitive-resistive electric transfer application on different structures of the knee: a cadaveric study, Scientific Reports, 2020
- Effects of Transfer Energy Capacitive and Resistive on Musculoskeletal Pain: A Systematic Review and Meta-Analysis, Galen Medical Journal, 2022
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.
Immagine: Henry Gray, Anatomy of the Human Body (1918), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
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