Perché l’OMS dice che la riabilitazione serve a una persona su tre?

In breve. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) stima che circa 2,4 miliardi di persone, cioè una persona su tre nel mondo, vivano con un problema di salute che può trarre beneficio dalla riabilitazione. Non si parla solo di disabilità gravi: la fetta più grande è fatta di disturbi muscolo-scheletrici, come mal di schiena, dolore al collo, artrosi e fratture. Il bisogno cresce con l’invecchiamento della popolazione e con le malattie croniche. Per questo l’OMS ha lanciato nel 2017 l’iniziativa Rehabilitation 2030 e nel 2023 i Paesi membri hanno approvato una risoluzione per rafforzare la riabilitazione nei sistemi sanitari.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 31.10.2026.

Per l’OMS la riabilitazione è un insieme di interventi pensati per migliorare il funzionamento della persona e ridurre la disabilità, tenendo conto del suo ambiente. In parole semplici: aiutare qualcuno a fare di nuovo, o a fare meglio, le cose che contano nella sua vita, come camminare, lavorare, prendere in braccio un nipote, salire le scale di casa.

Quando si legge «una persona su tre» si può pensare a un’esagerazione. In realtà il numero diventa logico appena si capisce cosa include. Vediamo da dove viene, cosa propone l’OMS e cosa significa per chi vive in Italia.

Cosa dice esattamente l’OMS sulla riabilitazione?

L’OMS afferma che, a livello globale, una persona su tre vive con una condizione di salute che trae beneficio dalla riabilitazione, pari a circa 2,4 miliardi di persone. Il numero di 2,4 miliardi è nella scheda informativa sulla riabilitazione; la formula «una persona su tre» è nella pagina dell’iniziativa Rehabilitation 2030.

Nella stessa scheda l’OMS sottolinea due problemi:

  • in alcuni Paesi a basso e medio reddito più della metà delle persone che avrebbero bisogno di riabilitazione non la riceve;
  • in molti di questi Paesi ci sono meno di 10 professionisti della riabilitazione ogni milione di abitanti.

Perché il bisogno di riabilitazione è così grande?

Perché la riabilitazione non serve solo dopo un ictus o un grave incidente. Serve in tutte le situazioni in cui una malattia o un infortunio limita il modo in cui ci muoviamo e viviamo.

Il peso dei disturbi muscolo-scheletrici

Secondo l’OMS circa 1,71 miliardi di persone nel mondo hanno un disturbo muscolo-scheletrico, e questi disturbi sono il primo motivo di bisogno di riabilitazione: riguardano circa due adulti su tre tra quelli che ne hanno bisogno. Il mal di schiena da solo conta circa 570 milioni di casi ed è la prima causa di disabilità in 160 Paesi. Ne parliamo in Il mal di schiena è davvero la prima causa di disabilità?

Invecchiamento e malattie croniche

L’OMS prevede che entro il 2030 una persona su sei nel mondo avrà 60 anni o più. Con l’età aumentano artrosi, dolore a schiena e collo, cadute e malattie croniche, spesso presenti insieme. Più persone vivono a lungo con queste condizioni, più cresce il bisogno di restare autonomi, e quindi di riabilitazione.

Le altre cause

L’OMS cita anche le condizioni presenti dalla nascita, i disturbi dello sviluppo e le conseguenze degli infortuni, compresi quelli stradali e di guerra.

Cos’è l’iniziativa Rehabilitation 2030?

È il programma con cui l’OMS chiede ai Paesi di rendere la riabilitazione una parte normale dei servizi sanitari. È stata lanciata nel febbraio 2017, con un incontro internazionale chiamato «Rehabilitation 2030: a call for action», cioè un appello all’azione.

L’appello individua dieci aree di lavoro. Le più importanti per capire lo spirito dell’iniziativa sono:

  • integrare la riabilitazione nel sistema sanitario e nella copertura sanitaria universale;
  • costruire una forza lavoro multidisciplinare: fisioterapisti, medici, terapisti occupazionali, logopedisti e altri;
  • garantire modelli di servizio completi, compresi gli ausili;
  • aumentare i finanziamenti;
  • raccogliere dati sul funzionamento delle persone, non solo sulle malattie;
  • rafforzare la ricerca e le reti tra Paesi.

Cosa ha deciso l’Assemblea mondiale della sanità nel 2023?

Nel maggio 2023 la 76ª Assemblea mondiale della sanità, l’organo in cui siedono tutti i Paesi dell’OMS, ha approvato la risoluzione «Strengthening rehabilitation in health systems», cioè «rafforzare la riabilitazione nei sistemi sanitari».

Secondo l’OMS, l’iniziativa Rehabilitation 2030 è lo strumento per mettere in pratica questa risoluzione. Per i cittadini il messaggio è chiaro: la riabilitazione non è un servizio «in più», ma una parte essenziale della salute, come la prevenzione e la cura.

Cosa significa tutto questo per chi vive in Italia?

L’Italia ha un sistema sanitario con servizi di riabilitazione pubblici e privati, ma le sfide indicate dall’OMS ci riguardano: popolazione che invecchia, malattie croniche, bisogno di servizi vicini a casa. Alcuni effetti pratici:

Per il singolo cittadino il punto è più semplice: se un dolore o un problema di movimento limita la vita di tutti i giorni da settimane, chiedere una valutazione riabilitativa è un passo legittimo, non un lusso.

La riabilitazione serve solo a chi ha una disabilità?

No. Per l’OMS la riabilitazione serve a chiunque, in qualsiasi momento della vita, abbia una condizione di salute che ne limita il funzionamento. Può servire per pochi giorni, come dopo una distorsione, oppure a lungo, come in una malattia neurologica.

Esempi comuni: il lavoratore con mal di schiena che vuole tornare al proprio lavoro, la persona operata al ginocchio che deve recuperare il cammino, l’anziano che ha paura di cadere, lo sportivo dopo un infortunio. In tutti questi casi l’obiettivo non è solo «togliere il dolore», ma recuperare ciò che la persona vuole e deve fare.

Un esempio concreto

Pensiamo a una persona di 70 anni con artrosi al ginocchio. Non ha una disabilità nel senso comune del termine, ma fatica a fare le scale, cammina meno e ha iniziato a rinunciare alle uscite. Un percorso di esercizi per forza ed equilibrio può aiutarla a restare autonoma più a lungo: è esattamente il tipo di bisogno che l’OMS conta nella sua stima.

Il parere del team Fisiosalaria

Il dato dell’OMS ci sembra realistico: la maggior parte delle persone che incontriamo non ha una disabilità grave, ma un problema muscolo-scheletrico che riduce la qualità della vita, come un mal di schiena che non passa o una spalla che non si alza più. Sono proprio questi i casi che, se trattati presto e bene, evitano che un problema temporaneo diventi cronico.

L’errore più comune è aspettare troppo, pensando che la riabilitazione sia solo per i casi gravi. Se un dolore o una limitazione dura da più di qualche settimana, una valutazione aiuta a capire da dove viene e da dove ripartire.

Domande frequenti

Da dove viene il numero di 2,4 miliardi?

Da stime globali sulle malattie e sulla disabilità usate dall’OMS, che contano le persone con condizioni di salute che possono beneficiare di riabilitazione.

Cos’è Rehabilitation 2030 in parole semplici?

È un appello dell’OMS, lanciato nel 2017, perché tutti i Paesi integrino la riabilitazione nei servizi sanitari, con personale, fondi e dati adeguati.

La fisioterapia fa parte della riabilitazione?

Sì. È una delle professioni centrali, insieme a medici specialisti, terapisti occupazionali, logopedisti e altre figure.

L’Italia è tra i Paesi in cui manca la riabilitazione?

I dati più gravi riguardano i Paesi a basso e medio reddito. In Italia la sfida principale è garantire servizi vicini a casa e tempi adeguati per una popolazione che invecchia.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Arek Adeoye su Unsplash.

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