Mia figlia nuota e le fa male la spalla: deve fermarsi?
Il verdetto: Non sempre. Spesso basta ridurre e modificare l'allenamento per un periodo, invece di fermarsi del tutto; ci si ferma se il dolore non permette di nuotare bene o non migliora.
In breve. Il dolore alla spalla nei ragazzi che nuotano è frequente ed è spesso chiamato «spalla del nuotatore»: un sovraccarico dei tendini della cuffia dei rotatori e delle strutture intorno, dovuto a migliaia di bracciate. Le cause principali sono l'aumento rapido dei carichi, la fatica e la tecnica. Raramente serve smettere: di solito si riduce il volume, si tolgono per un po' gli esercizi che fanno male e si lavora su forza di spalla e scapole. Non si nuota con un dolore che peggiora durante l'allenamento, e se il dolore dura più di una settimana serve una valutazione.
A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 23.10.2026.
La spalla del nuotatore non è una singola malattia, ma un nome che raccoglie diversi problemi da sovraccarico: irritazione dei tendini della cuffia dei rotatori, conflitto sotto l'acromion, piccole instabilità, sovraccarico dei muscoli che muovono la scapola. Cleveland Clinic la descrive come un termine «ombrello» per questi disturbi.
Un ragazzo agonista può fare centinaia di migliaia di bracciate all'anno. Se il carico cresce più in fretta di quanto la spalla riesca ad adattarsi, compare il dolore. Per la versione adulta del problema vedi Spalla del nuotatore: perché fa male dopo la piscina? Qui ci concentriamo su ragazzi e ragazze in crescita.
Quanto è frequente il dolore alla spalla nei ragazzi che nuotano?
È molto frequente. Una revisione sistematica pubblicata nel 2020 sul Journal of Athletic Training ha trovato che il gruppo con più dolore alla spalla era proprio quello degli adolescenti agonisti tra 15 e 17 anni, che erano anche tra quelli con più ore di allenamento settimanali.
- Negli adolescenti le ore e i chilometri settimanali erano associati al dolore e all'ispessimento del tendine sovraspinato.
- Anche gli anni di agonismo erano legati a più dolore.
- Gli autori raccomandano di monitorare il volume tutto l'anno ed evitare aumenti improvvisi, soprattutto in adolescenza.
Mia figlia deve fermarsi?
Dipende da quanto fa male e da come cambia il dolore. Una regola pratica per orientarsi:
- Fastidio lieve dopo l'allenamento, che passa entro il giorno dopo e non cambia la bracciata: di solito si continua, riducendo i carichi e informando l'allenatore.
- Dolore durante la nuotata, che aumenta con le vasche o costringe a cambiare la tecnica: è il momento di ridurre in modo deciso o fermare gli esercizi che lo provocano.
- Dolore anche a riposo o di notte, debolezza, sensazione che la spalla «esca»: serve uno stop e una valutazione.
Cleveland Clinic consiglia di fermare l'attività quando compare dolore, di non allenarsi «attraverso» il dolore e di farsi vedere se dura più di una settimana. Di solito i ragazzi iniziano a stare meglio in qualche settimana di trattamento, mentre la guarigione completa può richiedere un mese o più.
Cosa si può fare nel frattempo in vasca
- Gambe con la tavoletta, tenendo però le braccia in una posizione che non faccia male.
- Ridurre le palette, che aumentano molto il carico sulla spalla.
- Accorciare le serie di stile libero e farfalla e preferire stili che non provocano dolore.
- Tornare poi al volume pieno in modo graduale, settimana dopo settimana.
Quante ore di nuoto a settimana sono troppe?
Non esiste un numero valido per tutti. La revisione del 2020 conclude che mancano ancora soglie sicure di ore o chilometri: conta molto di più come cresce il carico che il numero assoluto.
- Evitare salti improvvisi di volume, per esempio al rientro dalle vacanze o prima delle gare.
- Prevedere giorni di recupero e periodi di pausa durante l'anno.
- Ascoltare i segnali di stanchezza: con la fatica la tecnica peggiora e la spalla si carica di più.
- Nei più giovani, alternare il nuoto con altri sport: vedi Quanto sport può fare un bambino senza rischiare infortuni?
Perché fa male soprattutto a stile libero?
Perché lo stile libero è lo stile più nuotato in allenamento e ripete migliaia di volte la rotazione del braccio sopra la testa. Alcuni dettagli tecnici aumentano il carico sulla spalla:
- mano che entra in acqua incrociando la linea centrale del corpo;
- poco rollio del corpo, cioè poca rotazione del busto, che costringe la spalla a fare tutto il lavoro;
- respirazione sempre dallo stesso lato, che carica in modo asimmetrico spalla e collo;
- bracciata che peggiora con la fatica a fine allenamento.
Un confronto con l'allenatore sulla tecnica è parte della cura. Se a far male è soprattutto il collo, leggi Mi fa male il collo quando nuoto a stile libero: cosa sbaglio?
Quali esercizi per la spalla aiutano i nuotatori?
Gli esercizi che servono di più sono quelli di forza per la cuffia dei rotatori e per i muscoli che tengono la scapola. Cleveland Clinic indica proprio il rinforzo della cuffia e dei muscoli della schiena tra le misure di cura e prevenzione.
- Rotazioni esterne con elastico, gomito vicino al fianco.
- Esercizi per i muscoli tra le scapole e per il dentato anteriore, che tiene la scapola appoggiata al torace.
- Lavoro sul core e sulla mobilità della colonna dorsale, che aiutano il rollio.
- Riscaldamento a secco prima di entrare in acqua e defaticamento a fine seduta.
Il programma va adattato al ragazzo: carichi, numero di ripetizioni e progressione cambiano a seconda di età, livello e dolore. Molti nuotatori giovani sono anche molto elastici, e l'NHS ricorda che formicolii, click o sensazione di blocco possono indicare un'instabilità della spalla, a volte legata all'ipermobilità: in quel caso conta ancora di più il controllo, come spiegato in Mio figlio è iperlasso e si lamenta di dolori: cosa fare?
Quando farsi vedere subito
- Dolore dopo una caduta o un trauma, spalla deformata o che non si muove: pronto soccorso, senza tentare di rimetterla a posto.
- Sensazione che la spalla esca e rientri più volte.
- Formicolii che non passano, debolezza o perdita di sensibilità nel braccio; braccio caldo o freddo rispetto all'altro.
- Dolore notturno costante, gonfiore o febbre.
- Dolore che dura più di una settimana nonostante la riduzione dei carichi.
Il parere del team Fisiosalaria
Nei giovani nuotatori vediamo spesso due estremi: chi continua ad allenarsi con il dolore per paura di perdere la gara, e chi si ferma del tutto per mesi. Nessuno dei due aiuta. Quello che funziona è un piano condiviso tra famiglia, allenatore e terapista: ridurre il carico per un periodo, rinforzare spalla e scapole, rivedere la tecnica e poi riportare la ragazza in vasca a pieno regime in modo graduale.
L'ortopedico esclude lesioni che richiedono altri esami, il fisioterapista guida esercizi e rientro, l'osteopata lavora sulla mobilità di dorso e torace. Se il dolore dura da più di una settimana o si ripresenta a ogni aumento di carico, una valutazione aiuta a capire da dove nasce.
Domande frequenti
Il ghiaccio dopo l'allenamento aiuta?
Può dare sollievo al dolore nei primi giorni, applicato avvolto in un panno. Non sostituisce la riduzione del carico e gli esercizi.
Serve una risonanza?
Di solito no all'inizio. Si valuta se il dolore non migliora con la gestione dei carichi o se ci sono segni di instabilità o lesione.
Può fare le gare se ha dolore?
Se il dolore è lieve, non peggiora durante la nuotata e non cambia la tecnica, spesso sì, d'accordo con chi la segue. Con dolore che aumenta in vasca, meglio rimandare.
Quanto tempo ci vuole per guarire?
Molti ragazzi stanno meglio in qualche settimana; la guarigione completa può richiedere un mese o più, a seconda della causa.
Fonti
- Cleveland Clinic, Swimmer's shoulder, 2023
- Journal of Athletic Training, Swim-training volume and shoulder pain across the life span of the competitive swimmer: a systematic review, 2020
- NHS, Shoulder pain, consultato 2026
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.
Immagine: Henry Gray, Anatomy of the Human Body (1918), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
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