Sollevare pesi al lavoro: cosa dicono le norme?

In breve. In Italia la movimentazione manuale dei carichi è regolata dal Titolo VI del D.Lgs. 81/2008 e dal suo Allegato XXXIII. La legge non fissa un unico peso massimo valido per tutti: chiede al datore di lavoro di evitare il sollevamento manuale quando possibile, usare ausili meccanici, valutare il rischio con metodi tecnici (come quelli delle norme ISO 11228 e il metodo NIOSH) e formare i lavoratori. Il peso «accettabile» dipende da età, sesso, frequenza, distanza del carico dal corpo e altezza da cui si solleva. Anche la sola formazione sulla tecnica, secondo le prove disponibili, non basta a prevenire il mal di schiena.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 31.10.2026.

Per movimentazione manuale dei carichi la legge intende ogni operazione in cui un lavoratore solleva, deposita, spinge, tira, porta o sposta un peso con la forza delle proprie braccia e del proprio corpo. Non riguarda solo i magazzinieri: ci rientrano infermieri e operatori sanitari che spostano pazienti, cuochi, addetti alle pulizie, muratori, commessi che riforniscono gli scaffali.

Queste attività sono sotto osservazione perché, se ripetute male e senza ausili, possono favorire disturbi della schiena. L'EU-OSHA indica il sollevamento di carichi, soprattutto con il busto piegato e ruotato, tra i principali fattori di rischio per i disturbi muscolo-scheletrici legati al lavoro. Vediamo cosa prevedono le norme, e cosa ne sappiamo dal punto di vista della salute.

Cosa dice la legge italiana sulla movimentazione manuale dei carichi?

La legge stabilisce una scala di priorità per il datore di lavoro. Il Titolo VI del D.Lgs. 81/2008 (articoli da 167 a 171) prevede di:

  • evitare la movimentazione manuale quando è possibile, con mezzi meccanici o cambiando l'organizzazione del lavoro;
  • se non si può evitare, valutare il rischio considerando le caratteristiche del carico, lo sforzo richiesto, l'ambiente e le esigenze dell'attività, come indicato nell'Allegato XXXIII;
  • ridurre il rischio con ausili, organizzazione dei compiti, rotazione e pause;
  • sottoporre i lavoratori esposti a sorveglianza sanitaria;
  • informare, formare e addestrare i lavoratori su peso, baricentro del carico e manovre corrette.

La logica è la stessa in tutta Europa. L'ente britannico per la sicurezza sul lavoro (HSE) riassume così: evitare le operazioni pericolose, valutare quelle inevitabili, ridurre il rischio al livello più basso ragionevolmente possibile.

Esiste un limite di peso al lavoro?

Non esiste un numero unico valido per tutti e in ogni situazione. L'HSE lo dice in modo esplicito: il peso del carico è importante, ma la legge non fissa limiti di peso specifici. Anche in Italia il decreto rimanda alla valutazione del rischio e alle norme tecniche.

Le norme tecniche indicano però delle masse di riferimento, cioè il peso massimo consigliato in condizioni ideali: carico vicino al corpo, sollevato all'altezza delle anche, senza torsioni e non troppo spesso. Per gli uomini adulti questo valore è intorno ai 25 kg; è più basso per le donne, per i lavoratori più giovani e per quelli più anziani. In condizioni reali, con il carico lontano, preso da terra o sopra le spalle, o sollevato molte volte all'ora, il peso raccomandato scende anche di molto.

Per gravidanza e lavoratori minorenni esistono tutele specifiche più restrittive: in questi casi è bene chiedere informazioni al medico competente o al consulente del lavoro.

Cos'è il metodo NIOSH e come si usa?

Il metodo NIOSH è un calcolo sviluppato dall'istituto statunitense per la sicurezza sul lavoro, ripreso dalle norme ISO 11228, che stima il peso raccomandato per un certo compito. Parte da una massa di riferimento e la riduce in base a fattori concreti:

  • distanza orizzontale del carico dal corpo;
  • altezza da cui si solleva e dislivello da percorrere;
  • torsione del busto;
  • frequenza e durata dei sollevamenti;
  • presa buona o cattiva (maniglie, forma della scatola).

Si confronta poi il peso reale con quello raccomandato: il rapporto si chiama indice di sollevamento. Più l'indice supera 1, più il compito è a rischio e più servono interventi. È uno strumento per chi fa la valutazione dei rischi, non un test da fare a casa, ma aiuta a capire una cosa importante: 10 kg presi da terra con il busto ruotato possono essere più impegnativi di 20 kg tenuti vicino al corpo.

Basta imparare la tecnica giusta per non farsi male?

No. Una revisione Cochrane del 2022 ha concluso, con prove di qualità moderata, che i consigli e la formazione sulla movimentazione dei carichi, con o senza ausili, non prevengono il mal di schiena né la disabilità collegata. Questo non vuol dire che la formazione sia inutile o che non sia obbligatoria: significa che da sola non basta.

Quello che conta di più è cambiare il compito: ausili meccanici, carichi più leggeri o divisi, piani di lavoro all'altezza giusta, rotazione tra mansioni, pause. E, dal lato della persona, una schiena allenata e abituata al carico. Sulla tecnica di sollevamento nella vita di tutti i giorni trovi una guida in Come sollevare pesi senza farsi male alla schiena: piegare le gambe serve?

Chi lavora in magazzino o in corsia ha più mal di schiena?

I lavori con sollevamenti frequenti sono tra quelli più esposti ai disturbi muscolo-scheletrici, ma il mal di schiena è comunissimo anche in chi fa lavori sedentari. Le cause sono quasi sempre più d'una: carico fisico, ritmi, stanchezza, sonno, stress, poco allenamento.

Nella maggior parte dei casi il mal di schiena da sforzo migliora in giorni o settimane restando attivi: l'NHS sconsiglia il riposo a letto prolungato. Se lavori in magazzino e hai un dolore che torna, leggi Mal di schiena da lavoro in magazzino: cosa fare. Per i lavori pesanti con dolore alla parte alta della schiena c'è Dolore dorsale e lavori pesanti.

Un'ernia causata dal lavoro può essere riconosciuta?

Sì, in certi casi. Le tabelle INAIL delle malattie professionali comprendono l' ernia discale lombare legata alla movimentazione manuale dei carichi svolta in modo continuativo, e quella legata alle vibrazioni trasmesse a tutto il corpo, per esempio da chi guida mezzi pesanti. Servono però una diagnosi documentata e la prova dell'esposizione. Ne parliamo in Una tendinite o un'ernia possono essere malattie professionali?

Quando farsi vedere subito

  • Mal di schiena con perdita di forza a una gamba o piede che «cade».
  • Disturbi di vescica o intestino o perdita di sensibilità nella zona tra le gambe (anestesia a sella): vai in pronto soccorso.
  • Dolore dopo un trauma importante o una caduta, soprattutto con osteoporosi.
  • Dolore con febbre, calo di peso inspiegato o dolore notturno costante.
  • Dolore improvviso con uno «strappo» e un gonfiore visibile a un braccio o all'inguine durante uno sforzo.

Il parere del team Fisiosalaria

Chi arriva con un mal di schiena da lavoro spesso si sente in colpa: «ho sollevato male». In realtà quasi sempre il problema è la somma di carichi ripetuti, stanchezza e poco recupero, più che un singolo gesto sbagliato. L'errore più comune è fermarsi del tutto e poi tornare al lavoro pieno senza una fase di ripresa graduale.

L'ortopedico inquadra la causa, il fisioterapista prepara la schiena al carico che il lavoro richiede, l'osteopata aiuta sulla mobilità. Se il dolore dura da più di qualche settimana, una valutazione aiuta a capire da dove viene e da dove ripartire.

Domande frequenti

Il datore di lavoro può obbligarmi a sollevare qualsiasi peso?

No. Deve valutare il rischio e ridurlo con ausili e organizzazione. Se pensi che un compito sia rischioso, puoi segnalarlo al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o al medico competente.

Spingere o tirare un carrello conta come movimentazione?

Sì. La legge comprende anche spingere, tirare e trasportare, non solo sollevare.

La formazione sulla movimentazione è obbligatoria?

Sì. Il datore di lavoro deve informare, formare e addestrare chi movimenta carichi, anche se la formazione da sola non basta a prevenire il mal di schiena.

Chi controlla che le regole siano rispettate?

I servizi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro delle ASL e l'Ispettorato del lavoro, oltre alle figure aziendali della sicurezza.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Henry Gray, Anatomy of the Human Body (1918), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

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