L’intelligenza artificiale cambierà la fisioterapia?
Il verdetto: In parte, sì. L’intelligenza artificiale sta già cambiando alcuni strumenti della fisioterapia, come app di esercizi, analisi del movimento e documentazione. Non sostituisce però la valutazione e la relazione con un professionista.
In breve. L’intelligenza artificiale (IA) è un insieme di programmi che imparano da grandi quantità di dati e producono risposte, previsioni o testi. In fisioterapia oggi serve soprattutto come supporto: app che guidano gli esercizi a casa, sensori e telecamere che misurano il movimento, chatbot che rispondono a domande generali. Le prove scientifiche sono ancora in crescita e l’OMS avverte che i chatbot possono dare informazioni sbagliate con molta sicurezza. Usala per informarti e per restare costante, ma lascia la diagnosi e il piano di cura a un professionista che ti visita.
A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 31.10.2026.
L’ intelligenza artificiale è un software che trova schemi nei dati: riconosce un’immagine, prevede un risultato, scrive un testo. I chatbot come quelli che si usano sul telefono sono una forma particolare, chiamata modello linguistico : sono addestrati su enormi quantità di testi e rispondono in modo fluente, ma non «sanno» davvero se quello che dicono è corretto.
Nel mondo della riabilitazione l’IA arriva da più strade: app di esercizi, videochiamate di teleriabilitazione, robot, sensori indossabili. In questo articolo vediamo cosa fa già oggi, cosa promette e dove servono prudenza e buon senso.
A cosa serve oggi l’IA in fisioterapia?
Oggi l’IA in fisioterapia serve soprattutto come strumento di supporto, non come terapeuta. Gli usi più diffusi sono:
- app di esercizi che propongono la sequenza del giorno, adattano la difficoltà alle risposte («troppo facile», «fa male») e ricordano di farli;
- analisi del movimento con la telecamera dello smartphone o con sensori, per contare ripetizioni, misurare angoli o osservare il cammino;
- raccolta di dati da smartwatch e sensori, come passi e attività quotidiana (ne parliamo in Smartwatch e sensori: aiutano durante la riabilitazione?);
- lavoro amministrativo: riassumere una visita, organizzare la documentazione, preparare materiale informativo.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nella sua guida del 2024 sui grandi modelli di IA, elenca proprio questi usi: rispondere a domande dei pazienti, aiutare chi cerca informazioni sui sintomi, alleggerire i compiti amministrativi, formare i professionisti.
Le app di esercizi con intelligenza artificiale funzionano?
Possono aiutare, soprattutto a fare gli esercizi con costanza, ma non tutte sono uguali e le prove sono ancora limitate. Il punto debole di molti percorsi non è l’esercizio sbagliato: è smettere dopo pochi giorni. Promemoria, video chiari e un piccolo riscontro su come stai andando possono fare la differenza.
Prima di affidarti a un’app, però, chiediti:
- chi l’ha costruita: ci sono fisioterapisti o medici dietro i contenuti?
- su cosa si basa: cita studi o linee guida, o promette risultati miracolosi?
- chi ti segue: c’è un professionista che può correggere il programma se qualcosa non va?
- che fine fanno i tuoi dati: dove vengono conservati e con chi sono condivisi?
Un’app costruita bene può essere un ottimo «compagno di allenamento». Un programma generico, scelto senza valutazione, rischia invece di proporre esercizi non adatti al tuo problema, come succede con molti video trovati online: ne parliamo in Gli esercizi trovati nei video online vanno bene come quelli del fisioterapista?
Posso chiedere a un chatbot cosa ho e che esercizi fare?
Puoi usarlo per capire meglio un termine o preparare le domande per la visita, ma non per avere una diagnosi o un programma di cura. L’OMS segnala che questi sistemi possono produrre risposte false, imprecise o incomplete, anche con un tono molto convincente. Possono anche riflettere distorsioni dei dati su cui sono stati addestrati, per esempio legate all’età o al sesso.
C’è poi un rischio più sottile, che l’OMS chiama automation bias : la tendenza a fidarsi troppo della macchina e a non notare gli errori. Un chatbot non ti vede camminare, non tocca la tua spalla, non fa i test di forza e sensibilità. Non può accorgersi di un segnale d’allarme che magari tu non hai pensato di scrivere.
Come usarlo con buon senso
- chiedi spiegazioni generali(«cos’è una tendinopatia?»), non verdetti sul tuo caso;
- non inserire dati sanitari personali che non vuoi condividere;
- porta le risposte al tuo professionista e verificale insieme;
- diffida di chi ti promette guarigioni rapide o ti sconsiglia di farti visitare.
Per riconoscere le informazioni poco affidabili, anche quelle generate da un’IA, trovi qualche criterio pratico in Come riconosco una bufala sulla salute del movimento?
L’IA sostituirà il fisioterapista?
È molto improbabile, almeno per come conosciamo oggi la tecnologia. La riabilitazione è fatta di valutazione clinica, ragionamento, mani, relazione e adattamento continuo: capire perché un esercizio fa male, cambiare piano quando la vita cambia, motivare una persona stanca. Sono compiti in cui il giudizio umano resta centrale.
È più realistico che l’IA cambi il modo di lavorare: meno tempo sulle carte, misure del movimento più precise, monitoraggio a distanza tra una seduta e l’altra. Anche le regole europee vanno in questa direzione: chiedono che per i sistemi a rischio più alto ci sia sempre una supervisione umana.
Chi controlla le app e i programmi di IA in sanità?
In Europa dal 1° agosto 2024 è in vigore il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale(AI Act). Classifica i sistemi di IA in base al rischio: alcuni usi sono vietati, quelli ad alto rischio devono rispettare obblighi su qualità dei dati, documentazione e controllo umano.
- I software di IA che sono dispositivi medici rientrano, secondo l’analisi pubblicata su npj Digital Medicine, tra i sistemi ad alto rischio, con controlli da parte di organismi indipendenti.
- Le regole di trasparenza prevedono che le persone sappiano quando stanno interagendo con un sistema di IA, per esempio un chatbot.
- Gli obblighi entrano in vigore per gradi: secondo il calendario della Commissione europea, quelli per l’IA inserita in prodotti già regolati, come i dispositivi medici, sono previsti dal 2028.
Un consiglio pratico: un’app «benessere» non è per forza un dispositivo medico controllato. Se un’app promette di diagnosticare o curare, controlla se dichiara una marcatura CE come dispositivo medico.
E i miei dati sanitari?
I dati sulla salute sono dati particolari secondo il GDPR, il regolamento europeo sulla privacy, e meritano protezione extra. L’OMS ricorda che anche i sistemi di IA possono subire attacchi informatici che espongono informazioni dei pazienti. Prima di usare un’app, leggi chi tratta i tuoi dati, dove li conserva e se li usa per addestrare i suoi modelli. Come funziona la tutela nello studio del fisioterapista lo spieghiamo in Come vengono trattati i miei dati sanitari dal fisioterapista?
Il parere del team Fisiosalaria
Vediamo sempre più persone arrivare con una «diagnosi» trovata online o suggerita da un chatbot. A volte è utile: la persona conosce già qualche termine e fa domande migliori. Altre volte è un ostacolo: si convince di avere un problema grave, o al contrario sottovaluta un segnale che andava visto subito. L’errore più comune è usare l’IA al posto della valutazione, invece che accanto.
Per noi la tecnologia è benvenuta quando aiuta a misurare meglio e a restare costanti, e quando si basa sulle prove, come ogni altra scelta di cura (lo raccontiamo in Cosa vuol dire fisioterapia basata sulle prove?). Se un dolore non passa, una valutazione dal vivo resta il punto di partenza più affidabile.
Domande frequenti
Un’app può darmi il programma di esercizi al posto del fisioterapista?
Può proporre esercizi generali, ma non conosce la causa del tuo dolore. Funziona meglio come supporto a un programma deciso dopo una valutazione.
I chatbot di salute sono affidabili?
Possono spiegare concetti generali, ma possono anche sbagliare con sicurezza. Usali per informarti e verifica sempre con un professionista.
L’IA viene già usata negli ospedali per la riabilitazione?
In alcuni centri sì, per esempio in robot, sensori e analisi del movimento, spesso all’interno di progetti di ricerca. La diffusione è ancora disomogenea.
Il fisioterapista può usare l’IA con i miei dati?
Solo nel rispetto delle regole sulla privacy, informandoti su come vengono trattati. Puoi sempre chiedere spiegazioni.
Fonti
- OMS, WHO releases AI ethics and governance guidance for large multi-modal models, 2024
- OMS, Ethics and governance of artificial intelligence for health: guidance on large multi-modal models, 2024
- Commissione europea, AI Act: regulatory framework for AI, consultato 2026
- Aboy M, Minssen T, Vayena E, Navigating the EU AI Act: implications for regulated digital medical products, npj Digital Medicine, 2024
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.
Immagine: Vitaly Gariev su Unsplash.
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