Come si diventa fisioterapista in Italia?

In breve. In Italia si diventa fisioterapisti con la laurea triennale in Fisioterapia, classe L/SNT2, cioè le lauree delle professioni sanitarie della riabilitazione. Il corso è ad accesso programmato: si entra superando un test d’ingresso nazionale a settembre. In tre anni si alternano lezioni ed esami a molte ore di tirocinio in ospedali e centri di riabilitazione. La laurea è abilitante: l’esame finale comprende una prova pratica. Dopo la laurea, per lavorare, è obbligatorio iscriversi all’albo dell’Ordine dei fisioterapisti.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 31.10.2026.

Il fisioterapista è il professionista sanitario che si occupa di prevenzione, cura e riabilitazione dei problemi di movimento, dopo un infortunio, un intervento, una malattia neurologica o respiratoria, o per un dolore che dura nel tempo. Il suo profilo è definito da un decreto del Ministero della Salute del 1994. Cosa fa nel concreto lo raccontiamo in Cosa fa esattamente un fisioterapista?.

Il percorso per diventarlo è chiaro e ha quattro tappe: diploma, test d’ingresso, laurea triennale abilitante, iscrizione all’albo. Vediamole una per una, con le domande che si fanno più spesso studenti e genitori.

Che laurea serve per diventare fisioterapista?

Serve la laurea triennale in Fisioterapia, che appartiene alla classe L/SNT2, «Professioni sanitarie della riabilitazione». È l’unico titolo italiano che abilita alla professione.

I corsi sono attivati dalle facoltà o scuole di medicina delle università, in collaborazione con ospedali e strutture sanitarie dove si svolge il tirocinio. Per iscriversi serve il diploma di scuola secondaria superiore, o un titolo estero riconosciuto equivalente.

Attenzione ai nomi simili: i corsi per massaggiatore o massofisioterapista non sono una laurea in fisioterapia e non abilitano alla professione di fisioterapista. Le differenze tra queste figure sono spiegate in Fisioterapista, massoterapista e massaggiatore: chi può fare cosa?.

Come funziona il test d’ingresso per fisioterapia?

Fisioterapia è un corso ad accesso programmato a livello nazionale: i posti sono limitati e si entra in base alla graduatoria di un test a risposta multipla. Regole e argomenti sono fissati ogni anno dal Ministero dell’Università e della Ricerca, mentre bandi e graduatorie sono gestiti dalle singole università.

Per l’anno accademico 2026/2027 il test, che si è svolto il 16 settembre 2026, aveva 60 domande in 100 minuti, con un peso forte di biologia e chimica. Tutti i dettagli su posti, materie e punteggi sono in Quanti posti ci sono per fisioterapia e com’è il test d’ingresso?.

Cosa si studia nel corso di laurea in fisioterapia?

Si studiano le basi del corpo umano e poi, sempre più, come valutarlo e rieducarlo al movimento. Il percorso è di tre anni e circa 180 crediti formativi (CFU).

  • Primo anno: materie di base come anatomia, fisiologia, biologia, fisica applicata, e i primi principi di chinesiologia, cioè lo studio del movimento.
  • Secondo anno: patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, neurologiche e internistiche, e le tecniche di valutazione e riabilitazione.
  • Terzo anno: riabilitazione specialistica, per esempio neurologica, cardiorespiratoria, pediatrica, più metodologia della ricerca e la tesi.

Il tirocinio: una parte enorme del corso

Una quota importante dei crediti è di tirocinio pratico, svolto in reparti ospedalieri, centri di riabilitazione e servizi territoriali, sotto la guida di fisioterapisti esperti. All’Università di Pisa, per esempio, il piano di studi prevede 63 CFU di tirocinio distribuiti nei tre anni. La frequenza è obbligatoria: non è un corso che si può seguire a distanza.

La laurea in fisioterapia è abilitante?

Sì: la laurea in Fisioterapia è abilitante, cioè permette di esercitare senza un esame di Stato separato. L’abilitazione si ottiene con l’esame finale del corso.

L’esame finale ha due parti: una prova pratica, in cui lo studente dimostra di saper valutare e trattare in situazioni reali o simulate, e la discussione della tesi. Nella commissione sono presenti anche rappresentanti della professione. Superata la prova, si è dottori in Fisioterapia e abilitati.

Dopo la laurea serve l’iscrizione all’Ordine?

Sì, è obbligatoria. Senza iscrizione all’albo non si può esercitare in nessuna forma, nemmeno gratis o come volontario.

La legge 3 del 2018 ha trasformato le professioni sanitarie in professioni ordinistiche, e l’iscrizione all’albo dei fisioterapisti è obbligatoria dal 1° luglio 2019. Con un decreto del settembre 2022, in vigore dal 15 dicembre 2022, è nato l’ Ordine dei fisioterapisti, con la sua Federazione nazionale (FNOFI) e 38 Ordini territoriali.

L’iscrizione si chiede online all’Ordine territorialmente competente. Le indicazioni ai neolaureati degli Ordini ricordano anche che serve un’ assicurazione professionale che copra la colpa grave. Chiunque può verificare l’iscrizione di un fisioterapista nell’albo pubblico online, come spieghiamo in Come verifico che il mio fisioterapista sia davvero abilitato?. Cosa fa l’Ordine, oltre all’albo, è raccontato in Cosa fa l’Ordine dei fisioterapisti?.

E dopo la triennale? Magistrale, master e aggiornamento

Con la triennale si lavora già a pieno titolo; chi vuole può proseguire. Le strade principali sono tre:

  • laurea magistrale in Scienze riabilitative delle professioni sanitarie (LM/SNT2), utile per ruoli di coordinamento, didattica e ricerca;
  • master di primo livello in ambiti specifici, per esempio muscolo-scheletrico, sportivo, neurologico, pediatrico;
  • dottorato di ricerca, per chi vuole fare ricerca.

Per tutta la carriera, poi, il fisioterapista deve aggiornarsi con i crediti ECM. Ne parliamo in Esistono fisioterapisti specializzati? Master e titoli e in Il fisioterapista deve aggiornarsi? Cosa sono gli ECM?.

Che lavoro si fa dopo la laurea?

Si può lavorare in strutture sanitarie pubbliche o private, come dipendente o come libero professionista. Gli ambiti sono molti: ospedali, centri di riabilitazione, studi privati, assistenza domiciliare, sport, residenze per anziani.

Le differenze tra lavoro dipendente e libera professione, con pro e contro, sono raccontate in Com’è lavorare come fisioterapista: dipendente o libero professionista?.

Il parere del team Fisiosalaria

A chi ci chiede se vale la pena studiare fisioterapia diciamo sempre di guardare oltre l’immagine dello sport e del massaggio. È un lavoro di relazione e di ragionamento clinico: si passa molto tempo a valutare, spiegare, costruire esercizi e motivare le persone, spesso anziane o con dolori che durano da anni.

C’è poi un aspetto che sorprende molti studenti: nel corso si studia tanta scienza di base, ma anche comunicazione e metodo. Saper leggere uno studio, capire se un trattamento ha prove a favore e spiegarlo con parole semplici a un paziente fa parte del mestiere quanto le mani.

Il consiglio pratico per chi si prepara è di passare qualche giornata in un reparto o in uno studio, se possibile, prima del test. E di scegliere l’università guardando anche dove si fa il tirocinio, perché è lì che si impara il mestiere.

Domande frequenti

Quanto dura la laurea in fisioterapia?

Tre anni, con circa 180 CFU, una parte importante dei quali di tirocinio pratico. Alla fine c’è l’esame finale abilitante.

Si può studiare fisioterapia online?

No. La frequenza alle lezioni e soprattutto al tirocinio in strutture sanitarie è obbligatoria, quindi il corso si segue in presenza.

Con una laurea in scienze motorie si può fare il fisioterapista?

No. Scienze motorie forma il chinesiologo, una figura diversa che si occupa di attività fisica e allenamento. Per fare il fisioterapista serve la laurea in Fisioterapia.

Un fisioterapista laureato all’estero può lavorare in Italia?

Sì, ma prima deve ottenere il riconoscimento del titolo dal Ministero della Salute e iscriversi all’albo. I passaggi sono spiegati in Un fisioterapista laureato all’estero può lavorare in Italia?.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Vitaly Gariev su Unsplash.

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