Nel referto ci sono parole come “degenerazione” e “protrusione”: è grave?

Il verdetto: Di solito no. Degenerazione, protrusione e disidratazione dei dischi sono reperti molto comuni anche in chi non ha alcun dolore.

In breve. Parole come «degenerazione», «protrusione» o «artrosi» nel referto di una risonanza fanno paura, ma nella maggior parte dei casi descrivono cambiamenti normali dell’età, come le rughe sulla pelle. Una grande revisione di studi ha trovato la degenerazione dei dischi nel 37% delle persone di 20 anni senza alcun dolore e nel 96% di quelle di 80 anni. Il referto va sempre letto insieme alla visita: conta se quello che si vede corrisponde ai tuoi sintomi. Spesso la cura giusta resta il movimento e l’esercizio.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 30.10.2026.

Il referto è la descrizione scritta di quello che il radiologo vede nelle immagini. È un documento tecnico, pensato per i medici, e descrive tutto quello che si discosta da un modello ideale, anche quando non ha nulla a che fare con il dolore. Per questo, letto da soli a casa, può sembrare un elenco di danni.

Qui spieghiamo le parole che spaventano di più, perché spesso non sono gravi, quali invece meritano attenzione e come usare il referto nel percorso di cura. Per una guida dettagliata alla risonanza lombare leggi anche Ernia o protrusione lombare: come leggere la risonanza?

Cosa significa «degenerazione» nel referto della risonanza?

Significa che un disco o un’articolazione mostrano i normali segni dell’invecchiamento: meno acqua, un po’ meno altezza, piccoli cambiamenti dei bordi delle ossa. Non vuol dire che la colonna si stia sgretolando né che peggiorerà per forza.

La parola «degenerativo» in medicina indica un cambiamento legato al tempo e all’uso, non una malattia che corre. È come i capelli bianchi: compaiono a tutti, a età diverse, e non fanno male. Termini vicini che trovi spesso sono:

  • disidratazione o discopatia: il disco contiene meno acqua e appare più scuro in risonanza (vedi Disidratazione e salienza dei dischi);
  • spondiloartrosi o osteofiti: piccole sporgenze ossee ai bordi delle vertebre, i cosiddetti «becchi»;
  • artrosi delle faccette: usura delle piccole articolazioni dietro le vertebre.

Protrusione nel referto: cosa significa?

Una protrusione è un disco che sporge un po’ oltre il bordo della vertebra, mantenendo la sua parete esterna integra. È più piccola di un’ernia vera e propria, in cui parte del materiale interno del disco esce dalla sua sede.

Altri termini simili sono bulging o salienza(il disco «si allarga» in modo uniforme) e fissurazione dell’anulus(una piccola crepa nella parete del disco). Anche queste sono molto frequenti in persone senza dolore. Una protrusione diventa importante solo se tocca un nervo e i sintomi della persona lo confermano, per esempio un dolore che scende lungo la gamba con formicolii nella stessa zona.

Queste alterazioni sono normali anche in chi non ha dolore?

Sì, e in percentuali molto alte. Una revisione sistematica pubblicata nel 2015 sull’American Journal of Neuroradiology ha raccolto gli esami di migliaia di persone senza mal di schiena. Ecco cosa ha trovato:

  • degenerazione del disco: 37% a 20 anni, 96% a 80 anni;
  • bulging del disco: 30% a 20 anni, 84% a 80 anni;
  • protrusione: 29% a 20 anni, 43% a 80 anni;
  • fissurazione dell’anulus: 19% a 20 anni, 29% a 80 anni.

Gli autori concludono che molti di questi reperti fanno parte del normale invecchiamento e vanno interpretati nel contesto dei sintomi. In pratica: a 50 anni avere una protrusione è quasi la regola, e averla non spiega da sola perché oggi ti fa male la schiena.

Quali parole del referto meritano più attenzione?

Alcuni reperti hanno un peso maggiore, soprattutto se coincidono con i sintomi. Non sono da interpretare da soli, ma da discutere con il medico:

  • compressione di una radice nervosa o «conflitto radicolare», se hai dolore, formicolii o debolezza nella zona di quel nervo;
  • stenosi marcata del canale, cioè un restringimento dello spazio per i nervi;
  • frattura o «crollo» di una vertebra, soprattutto con osteoporosi;
  • edema osseo o alterazioni descritte come sospette, che il medico può voler approfondire;
  • spondilolistesi, cioè lo scivolamento di una vertebra sull’altra, da valutare in base al grado e ai sintomi.

Perché le parole del referto possono peggiorare il dolore?

Perché il dolore è influenzato anche da quello che pensiamo stia succedendo. Leggere «degenerazione» può far credere di avere una schiena fragile, e la paura porta a muoversi meno, irrigidirsi e proteggersi. Meno movimento significa muscoli più deboli e articolazioni più rigide, e il dolore tende a durare di più.

Anche per questo il NICE, l’ente inglese che scrive le linee guida, raccomanda di non fare di routine esami di immagine per il mal di schiena fuori da un contesto specialistico. L’esame serve quando può cambiare le decisioni, per esempio con segnali d’allarme o in vista di un possibile intervento. Ne parliamo in Mal di schiena: quando serve davvero la risonanza?

Cosa fare con un referto che mi preoccupa?

  • Portalo alla visita e chiedi: quello che vedete spiega i miei sintomi?
  • Chiedi di distinguere tra reperti dell’età e reperti che richiedono attenzione.
  • Non smettere di muoverti per paura: camminare e restare attivi è quasi sempre utile.
  • Chiedi un piano di esercizi: la revisione Cochrane sul mal di schiena cronico mostra che l’esercizio riduce il dolore in modo utile rispetto a nessun trattamento.

Se devi iniziare un percorso di fisioterapia e ti chiedi se servano altri esami, leggi Devo fare radiografia o risonanza prima di iniziare la fisioterapia?

Quando farsi vedere subito

  • Perdita di forza che peggiora in una gamba o in un braccio.
  • Intorpidimento tra le cosce o in zona genitale, difficoltà a urinare o a trattenere urina e feci: possibile sindrome della cauda equina, vai in pronto soccorso.
  • Febbre, calo di peso inspiegato, storia di tumore.
  • Dolore notturno costante che non cambia con la posizione.
  • Dolore dopo un trauma o con osteoporosi nota.

Il parere del team Fisiosalaria

Una delle cose che vediamo più spesso è la persona che arriva con il referto in mano, spaventata da parole che in realtà descrivono una colonna normale per la sua età. L’errore più comune è curare l’immagine invece della persona: inseguire una protrusione, invece di capire cosa provoca il dolore oggi e cosa lo fa migliorare.

L’ortopedico legge il referto insieme alla visita e distingue ciò che conta da ciò che è solo età; il fisioterapista trasforma queste informazioni in un percorso di movimento; l’osteopata può aiutare sulla mobilità. Se il referto ti ha lasciato più dubbi che risposte, una valutazione aiuta a rimettere le cose in proporzione.

Domande frequenti

Una protrusione può sparire?

Le ernie del disco, soprattutto quelle più grandi, a volte si riducono da sole nel tempo. Per le protrusioni conta di più come stai che l’aspetto dell’immagine.

Devo ripetere la risonanza per vedere se è peggiorata?

Di solito no, se i sintomi migliorano o restano stabili. Si ripete solo se il quadro cambia o se il medico deve prendere una decisione diversa.

Con la degenerazione dei dischi posso fare sport?

In genere sì: il movimento fa bene ai dischi e ai muscoli che li sostengono. Il tipo e il carico si adattano ai sintomi.

Degenerazione vuol dire che finirò operato?

No. La grande maggioranza delle persone con questi reperti non avrà mai bisogno di un intervento.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Henry Gray, Anatomy of the Human Body (1918), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

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