Salute mentale dei genitori: come riconoscere lo stress e quando chiedere aiuto?

In breve. Secondo un sondaggio UNICEF Italia realizzato da Youtrend, il 47% dei genitori di bambini piccoli ha pensato di rivolgersi a uno psicologo, a uno psicoterapeuta o a un consultorio, ma non lo ha fatto. Tre genitori su quattro raccontano periodi lunghi di stanchezza continua e quasi due su tre si sono sentiti soli. Stanchezza che non passa, irritabilità insolita e tristezza persistente sono segnali da non ignorare. Sonno, movimento e una rete di supporto aiutano, ma quando il malessere dura il passo giusto è parlarne con il medico, lo psicologo o il consultorio.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 10.10.2026.

Diventare genitori cambia tutto: il tempo, il sonno, il lavoro, il corpo. In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, UNICEF Italia ha diffuso dati che fotografano quanto questo passaggio possa pesare anche sulla mente. In questo articolo vediamo cosa dicono i numeri, quali segnali meritano attenzione, cosa aiuta davvero e perché spesso lo stress si fa sentire anche su schiena e collo.

Cosa dicono i dati UNICEF sulla salute mentale dei genitori?

Quasi un genitore su due, il 47%, ha pensato di chiedere aiuto a uno psicologo, a uno psicoterapeuta o a un consultorio per le emozioni legate alla genitorialità, ma poi non lo ha fatto. È il dato principale del sondaggio di UNICEF Italia, realizzato da Youtrend su quasi 9 mila persone tra genitori di bambini fino a 6 anni, future madri e famiglie in attesa di adozione.

Altri numeri aiutano a capire il quadro:

  • il 72% ha trovato la genitorialità più difficile del previsto;
  • il 75% ha vissuto periodi prolungati di stanchezza continua;
  • il 64% si è sentito solo o isolato, con una differenza netta tra madri (65%) e padri (40%);
  • l' 85% si è sentito giudicato almeno qualche volta.

C'è anche una nota incoraggiante: tra chi ha ricevuto un sostegno professionale, il 57% lo ha trovato molto o abbastanza utile. UNICEF Italia definisce la salute mentale dei genitori una precondizione necessaria per il benessere dei bambini.

Quali segnali di stress ed esaurimento riconoscere?

Un po' di fatica è normale quando arriva un figlio. Diventa un segnale da ascoltare quando dura nel tempo e cambia il modo in cui vivi le giornate. Alcuni campanelli, che compaiono anche nel sondaggio UNICEF:

  • stanchezza che non passa nemmeno quando riesci a riposare;
  • irritabilità o rabbia insolite, per piccole cose;
  • tristezza persistente o senso di vuoto;
  • sensazione di non farcela e senso di colpa frequente;
  • isolamento, voglia di non vedere nessuno.

Nel sondaggio la tristezza persistente riguarda il 57% delle madri e il 20% dei padri, l'irritabilità insolita il 60% dei genitori. Non sono segni di debolezza: sono informazioni su come stai, e vale la pena prenderle sul serio.

Cosa aiuta davvero un genitore sotto pressione?

Non esistono soluzioni magiche, ma alcune leve semplici fanno la differenza:

  • Sonno a turni. Quando si può, dividere le notti con il partner o con un familiare protegge almeno qualche ora di riposo continuo.
  • Movimento breve e regolare. Una passeggiata con il passeggino o dieci minuti di esercizi a casa contano. L'OMS ricorda che l'attività fisica regolare riduce i sintomi di ansia e depressione.
  • Una rete di supporto. Familiari, amici, altri genitori: chiedere una mano concreta, anche solo per un'ora, non è un fallimento.
  • Parlarne. Dire ad alta voce come ci si sente, a una persona di fiducia, alleggerisce il peso del giudizio.

Quando e a chi chiedere aiuto?

Se il malessere dura da settimane, peggiora o ti impedisce di gestire le giornate, è il momento di chiedere aiuto a un professionista. Il primo riferimento è il medico di base, o il pediatra del bambino che conosce la famiglia. Puoi rivolgerti anche a uno psicologo o al consultorio familiare della tua ASL, che si occupa di sostegno alla genitorialità e di salute della donna dopo il parto. Per situazioni più complesse ci sono i servizi di salute mentale delle ASL.

In caso di emergenza, se tu o qualcuno vicino a te siete in pericolo, chiama subito il 112.

Perché ai genitori di bambini piccoli fanno male schiena e collo?

Perché il corpo lavora molto e riposa poco. Sollevare il bambino tante volte al giorno, tenerlo in braccio a lungo, piegarsi sul fasciatoio o sulla culla, allattare con il collo flesso in avanti: sono gesti ripetuti, spesso fatti di fretta e con il sonno arretrato. A questo si aggiunge la tensione muscolare che accompagna lo stress, soprattutto tra collo e spalle.

Qualche accorgimento aiuta: avvicina il bambino al corpo prima di sollevarlo, piega le ginocchia invece della schiena, alterna il lato su cui lo tieni, porta il bambino al seno invece di piegarti verso di lui. Ne parliamo nel dettaglio in portare il neonato e mal di schiena e in allattamento e mal di collo. Se il dolore non passa in qualche settimana, o si irradia a braccia e gambe, chiedi una valutazione al medico o a un fisioterapista.

Domande frequenti

È normale sentirsi sopraffatti dopo la nascita di un figlio?

Sentirsi stanchi e in difficoltà è molto comune: nel sondaggio UNICEF il 72% dei genitori ha trovato l'esperienza più difficile del previsto. Se però il malessere dura o peggiora, parlane con il medico o con il consultorio.

Anche i padri possono avere difficoltà psicologiche?

Sì. Nel sondaggio il 40% dei padri si è sentito solo o isolato e il 20% ha vissuto una tristezza persistente. Il supporto riguarda entrambi i genitori.

Il consultorio è solo per le mamme?

No. I consultori familiari delle ASL si occupano di sostegno alla coppia e alla genitorialità, oltre che della salute della donna. Puoi chiedere informazioni al consultorio del tuo municipio.

Fonti

Foto: Omar Lopez su Unsplash.

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