Dolore alla tibia quando corri: cos'è e come si previene?
In breve. Il dolore lungo il bordo interno della tibia è uno dei disturbi più comuni tra chi inizia a correre. Di solito è la sindrome da stress tibiale mediale, la cosiddetta periostite. Non è pericolosa, ma se ignorata può evolvere in una frattura da stress. La cura principale è gestire il carico.
A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 08.10.2026.
Hai iniziato a correre da qualche settimana, magari con entusiasmo, e ora senti un dolore sordo lungo la parte interna dello stinco. All'inizio compare solo durante la corsa e poi sparisce. Col tempo arriva prima, e magari resta anche il giorno dopo.
È una situazione che vediamo spesso, soprattutto in primavera, quando molte persone ricominciano a correre all'aperto. Capire di cosa si tratta aiuta a non fermarsi più del necessario e a non sottovalutare i segnali importanti.
Cos'è la sindrome da stress tibiale
È una sofferenza dell'osso della tibia e dei tessuti che lo rivestono, causata da sollecitazioni ripetute. A ogni passo la tibia si flette leggermente e i muscoli del polpaccio tirano sul suo bordo. Se il carico aumenta troppo in fretta, osso e tessuti non fanno in tempo ad adattarsi.
Il nome popolare è periostite, anche se oggi si preferisce parlare di sindrome da stress tibiale mediale, perché non si tratta solo di un'infiammazione.
Come la riconosci
- Dolore diffuso lungo il bordo interno della tibia, per almeno 5 centimetri.
- Fa male toccare la zona.
- Compare durante la corsa, soprattutto all'inizio, e può attenuarsi riscaldandosi.
- Di solito colpisce entrambe le gambe.
Attenzione alla frattura da stress
A volte il dolore alla tibia è qualcosa di più serio: una piccola frattura causata dal sovraccarico. Questi segnali devono farti fermare e andare dal medico:
- dolore in un punto preciso, piccolo come un polpastrello;
- dolore che peggiora correndo invece di attenuarsi;
- dolore anche camminando, a riposo o di notte;
- gonfiore localizzato.
In questi casi serve una visita e spesso un esame per immagini. Continuare a correre può peggiorare la frattura.
Perché viene
- Aumento rapido di chilometri o di frequenza delle uscite.
- Passaggio improvviso a superfici dure o a scarpe diverse.
- Polpacci deboli o poco allenati.
- Inizio della corsa dopo anni di inattività.
- Nelle donne, un apporto di energia insufficiente o cicli irregolari possono indebolire le ossa: va detto al medico.
Cosa fare se ce l'hai
- Riduci la corsa, non per forza a zero: diminuisci chilometri e intensità finché il dolore non resta sotto 3 su 10.
- Mantieni l'allenamento con attività senza impatto: bici, nuoto, ellittica.
- Rinforza i polpacci con i sollevamenti sulle punte, prima a due gambe poi su una.
- Riparti con corsa e camminata alternate quando toccando la tibia il dolore è molto diminuito.
- Il ghiaccio può dare sollievo, ma non risolve la causa.
Come prevenirla
- Aumenta il carico in modo graduale. Leggi la regola del 10%.
- Inserisci esercizi di forza per polpacci e piedi due volte a settimana.
- Alterna superfici: sterrato, pista e asfalto.
- Cambia scarpe gradualmente. Leggi come scegliere le scarpe da running.
- Accorcia un po' il passo se fai falcate lunghe.
Una revisione sistematica del 2025 sugli interventi di prevenzione ha mostrato che le prove su plantari, calze o programmi specifici sono ancora limitate. Per questo la gestione del carico resta la strategia principale.
Il parere dei fisioterapisti
La sindrome da stress tibiale non è un motivo per smettere di correre. È un segnale che il corpo ha bisogno di più tempo. Con una pausa intelligente e un programma di rinforzo, la maggior parte delle persone torna a correre in qualche settimana. Leggi anche come prevenire gli infortuni nella corsa.
Domande frequenti
Quanto dura la periostite?
Dipende da quanto è avanzata. Nelle forme lievi bastano 2-4 settimane di carico ridotto; nelle forme più lunghe possono servire alcuni mesi.
Posso correre con il dolore alla tibia?
Se il dolore è lieve, diffuso e non peggiora correndo, puoi fare uscite più brevi e lente. Se è in un punto preciso o peggiora, fermati e fatti visitare.
Servono i plantari?
Non sono la prima soluzione. Possono aiutare in casi specifici, valutati da un professionista.
Fonti
Foto: Gabin Vallet su Unsplash.
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