Infarto e stent: riaprire l'arteria basta sempre a far tornare il sangue al cuore?

Il verdetto: no, non sempre. Dopo un infarto lo stent riapre l'arteria principale, ma in una parte dei casi i vasi più piccoli a valle restano chiusi o stretti. È il cosiddetto no-reflow. Una ricerca appena pubblicata indica una possibile strada per riaprirli, ma per ora è stata provata solo sugli animali. Quello che puoi fare già oggi è curare bene il recupero, a partire dalla riabilitazione cardiologica.

In breve. Il microcircolo è la rete di vasi minuscoli, come i capillari, che porta il sangue alle singole cellule del cuore. Secondo ricercatori dell'Università di Oxford, in circa un terzo dei casi trattati con stent questi piccoli vasi restano contratti oltre lo stent. Uno studio pubblicato su Nature il 14 ottobre 2026 ha usato una molecola sperimentale che rilassa le cellule che stringono i capillari: negli animali ha riportato il flusso e ridotto il danno. Non è una cura disponibile e non è ancora stata provata sull'uomo. Le prime linee guida della Società Europea di Cardiologia sulla riabilitazione cardiologica, del 2026, la raccomandano dopo l'infarto.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 15.10.2026.

Oggi Mondosanità titola che, dopo un infarto, riaprire l'arteria non sempre basta e che una molecola punta ai capillari. Vediamo cosa succede nei vasi più piccoli del cuore, cosa ha trovato la ricerca e cosa conta davvero nei mesi dopo lo stent.

Cos'è il microcircolo del cuore?

Il microcircolo è la rete di vasi più piccoli, come arteriole e capillari, che distribuisce il sangue a ogni cellula del muscolo cardiaco. Immagina le coronarie come strade principali e i capillari come vicoli: lo stent riapre la strada, ma se i vicoli restano bloccati una parte del cuore riceve ancora poco sangue.

Cos'è il fenomeno del no-reflow?

Il no-reflow è la situazione in cui l'arteria è stata riaperta, ma il sangue non torna a scorrere bene nei vasi piccoli a valle. Si parla anche di ostruzione del microcircolo.

  • Secondo una ricerca dell'Università di Oxford pubblicata sull'European Heart Journal, in circa un terzo dei casi trattati con stent i microvasi oltre lo stent restano contratti.
  • Secondo gli stessi ricercatori, questo causa un danno importante al muscolo cardiaco.

Non puoi accorgertene da solo: lo valuta il cardiologo.

Cosa ha scoperto la nuova ricerca sui capillari?

Ha trovato un modo, negli animali, per far riaprire i capillari rimasti stretti. Lo studio è stato pubblicato su Nature il 14 ottobre 2026. Lo guida un gruppo dell'Università Eötvös Loránd di Budapest, con ricercatori dell'Università di Bristol, dell'Institut Curie e della Semmelweis University.

  • L'idea: intorno ai capillari ci sono cellule chiamate periciti. Dopo l'infarto si contraggono troppo e strozzano i capillari.
  • La molecola sperimentale blocca la proteina che fa contrarre queste cellule, e così le rilassa.
  • I risultati: nei maiali con infarto ha riportato il flusso nei capillari, ridotto l'area danneggiata e migliorato la sopravvivenza. Nei ratti ha avuto un effetto simile sui capillari del rene.

Attenzione però: è ricerca preclinica, non una cura. Non ci sono ancora studi sull'uomo. Per sapere se funziona ed è sicura nelle persone serviranno anni di sperimentazioni.

Perché dopo lo stent conta così tanto il recupero?

Perché lo stent risolve il blocco, ma non la malattia delle arterie che lo ha causato. Il cuore deve recuperare, e i fattori di rischio vanno tenuti sotto controllo per evitare un nuovo evento.

Dopo un infarto i tempi di recupero cambiano molto da persona a persona. Secondo il servizio sanitario inglese, per alcuni bastano poche settimane, per altri servono mesi.

Qui entra in gioco la riabilitazione cardiologica. Per i dettagli leggi cos'è la riabilitazione cardiaca.

Cosa dicono le linee guida sulla riabilitazione cardiologica?

La raccomandano dopo l'infarto. Ad agosto 2026 la Società Europea di Cardiologia ha pubblicato le sue prime linee guida dedicate alla riabilitazione cardiologica. In sintesi:

  • è un programma multidisciplinare: esercizio fisico, educazione su stile di vita e farmaci, supporto emotivo;
  • il piano va personalizzato e deciso insieme al paziente;
  • fragilità e altre malattie non sono un motivo per escludere qualcuno;
  • per pazienti selezionati si può fare anche a casa, con monitoraggio a distanza.

I benefici sono misurati. Una revisione Cochrane del 2026, su 107 studi e quasi 27.000 persone con malattia coronarica, ha visto che la riabilitazione basata sull'esercizio riduce gli infarti del 28% e i ricoveri del 35%, e probabilmente riduce anche i decessi.

Quando si inizia la riabilitazione dopo un infarto?

Di solito il percorso comincia già in ospedale e prosegue dopo la dimissione. Nel servizio sanitario inglese, ad esempio, la prima parte avviene in reparto e la seconda inizia circa 4-8 settimane dopo la dimissione. In Italia tempi e modalità li decide il cardiologo che ti segue.

L'esercizio è graduale e supervisionato: si parte leggeri e si aumenta poco alla volta. Il fisioterapista ti aiuta a dosare lo sforzo e a ritrovare fiducia. Quando potrai tornare allo sport vero e proprio lo trovi in sport dopo un infarto.

Quali sono i segnali per fermarsi subito?

Fermati e chiedi aiuto se, durante uno sforzo o a riposo, compare uno di questi segnali indicati dal servizio sanitario inglese:

  • dolore o senso di oppressione al petto, anche se si allarga a braccia, collo o mandibola: chiama subito il 112;
  • fiato corto forte o improvviso, più del solito;
  • battito molto veloce, lento o irregolare;
  • pelle o labbra pallide, grigie o bluastre, svenimento.

Non guidare da solo verso il pronto soccorso. Per riconoscere gli altri segnali da non ignorare leggi i sintomi del cuore durante lo sport.

Domande frequenti

La nuova molecola si può già chiedere al medico?

No. È stata provata solo su animali e non è un farmaco disponibile. Prima servono studi clinici sull'uomo.

Se ho avuto il no-reflow, posso fare riabilitazione?

In generale sì, è raccomandata dopo l'infarto. Il programma però va adattato a te dal cardiologo.

La riabilitazione si può fare a casa?

Per alcuni pazienti sì. Le linee guida europee del 2026 prevedono anche programmi a domicilio con monitoraggio a distanza, per pazienti selezionati.

Fonti

Foto: Unsplash.

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