Idrosadenite suppurativa: noduli dolorosi ad ascelle e inguine che tornano, come riconoscerla?

In sintesi: se hai noduli dolorosi che tornano sempre nelle stesse zone, come ascelle, inguine o glutei, non sono per forza semplici foruncoli. Può trattarsi di idrosadenite suppurativa, una malattia infiammatoria cronica della pelle. Non è contagiosa, non dipende dall'igiene e va valutata da un dermatologo.

In breve. L'idrosadenite suppurativa causa noduli dolorosi, ascessi e, col tempo, piccoli tunnel sotto la pelle e cicatrici. Colpisce circa 1 persona su 100, più spesso le donne, e di solito compare dopo la pubertà. Secondo uno studio citato su Acta Dermato-Venereologica , nel mondo passano in media 7,2 anni prima della diagnosi. Fumo e peso in eccesso sono legati a sintomi peggiori. Abiti larghi, meno sfregamento e meno surriscaldamento aiutano anche a restare attivi.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 27.10.2026.

In questi giorni si parla di idrosadenite suppurativa per la campagna nazionale di sensibilizzazione Scritto sulla pelle, promossa dalla SIDeMaST, la Società italiana di dermatologia, con un'associazione di pazienti. Come riporta l'Adnkronos, la campagna offre a inizio novembre consulti dermatologici gratuiti su prenotazione per gli adulti, in centri ospedalieri e universitari di diverse città, tra cui Roma. Vediamo come riconoscere questa malattia, perché spesso si arriva tardi alla diagnosi e come continuare a muoversi.

Che cos'è l'idrosadenite suppurativa?

È una malattia infiammatoria cronica della pelle, dolorosa e che tende a ripresentarsi. Secondo l'NHS, il servizio sanitario inglese, nasce da follicoli piliferi che si ostruiscono e si infiammano. La causa precisa non è ancora chiara.

Alcuni punti fermi, dalle fonti dermatologiche:

  • Non è contagiosa: non si trasmette ad altre persone.
  • Non è colpa della scarsa igiene, come ricordano sia l'NHS sia l'Associazione britannica dei dermatologi.
  • Colpisce circa 1 persona su 100, più spesso le donne.
  • Di solito compare dopo la pubertà, nella prima età adulta.

Come si riconosce l'idrosadenite suppurativa?

Il segnale tipico sono noduli dolorosi che ricompaiono, spesso nelle stesse zone. All'inizio possono sembrare punti neri, brufoli o piccoli noduli duri, grandi come un pisello.

Le zone più colpite sono:

  • ascelle;
  • inguine e zona genitale;
  • glutei e zona intorno all'ano;
  • sotto il seno e nelle pieghe della pancia.

Col tempo possono formarsi ascessi, tunnel sotto la pelle da cui esce pus e cicatrici. Secondo l'Associazione britannica dei dermatologi, il dolore può rendere difficile stare seduti o camminare. I dermatologi della SIDeMaST lo dicono chiaramente: proprio il fatto che i noduli tornino deve essere un campanello d'allarme.

Perché la diagnosi arriva spesso tardi?

Perché all'inizio si confonde facilmente con foruncoli, cisti o infezioni.

I numeri spiegano il problema. Un lavoro pubblicato su Acta Dermato-Venereologica nel 2024 ricorda che nel mondo il ritardo diagnostico è in media di 7,2 anni.

Arrivare prima conta. L'NHS sottolinea che riconoscere la malattia nelle fasi iniziali aiuta a evitare che peggiori.

A chi rivolgersi se hai noduli che tornano?

Il primo passo è il medico di famiglia, ma lo specialista di riferimento è il dermatologo. È lui che conferma la diagnosi e sceglie le cure, che dipendono dalla gravità: non esiste un esame specifico. Non spremere né incidere da solo i noduli.

Se vuoi partecipare alla campagna di quest'anno, le informazioni ufficiali su centri, date e pre-screening sono sul sito della SIDeMaST. Il pre-screening online non è una diagnosi.

Cosa aiuta nella vita di tutti i giorni?

Alcune abitudini possono ridurre le riacutizzazioni. Ecco cosa indicano l'NHS e l'Accademia americana di dermatologia (AAD):

  • Smetti di fumare: il fumo è fortemente legato alla malattia e peggiora i sintomi.
  • Se sei in sovrappeso, prova a perdere peso: anche l'eccesso di peso peggiora i sintomi.
  • Vesti largo: abiti e biancheria stretti sfregano sulla pelle e possono irritare i noduli.
  • Non strofinare quando ti lavi: lo sfregamento aumenta l'infiammazione.
  • Attenzione alla depilazione: evita di radere le zone colpite o fallo con molta cura. L'AAD sconsiglia la ceretta.
  • Evita di surriscaldarti e di sudare troppo, che per l'AAD possono scatenare le riacutizzazioni.

Come restare attivi se lo sfregamento fa male?

Muoversi resta importante. Il trucco è scegliere attività e condizioni che irritano meno la pelle. Il consiglio dei nostri fisioterapisti:

  • Allenati al fresco: ambienti ventilati o climatizzati, orari meno caldi d'estate.
  • Scegli movimenti con poco attrito sulle zone colpite. Se l'inguine è infiammato, la corsa lunga o la bici possono dare fastidio: valuta esercizi di forza a corpo libero, con elastici o in posizioni che non sfregano.
  • Indumenti tecnici morbidi e non stretti, che asciugano in fretta.
  • Doccia dopo l'allenamento, senza strofinare, e asciugati tamponando.
  • Durante una riacutizzazione riduci intensità e durata, scegli esercizi che non fanno male e riprendi gradualmente quando il dolore cala.

Anche poco movimento è meglio di niente. Per capire quanto muoverti trovi una guida in quanto esercizio fare a settimana secondo l'OMS. Se preferisci la privacy di casa, prova l'allenamento a casa senza attrezzi o gli esercizi con gli elastici. Se il dolore o le cicatrici in ascella e inguine ti limitano nei movimenti, un fisioterapista può aiutarti a costruire un programma su misura, in accordo con il dermatologo.

Domande frequenti

L'idrosadenite suppurativa è contagiosa?

No. Non si trasmette ad altre persone in nessun modo e non è causata da scarsa igiene.

Sono solo foruncoli o è idrosadenite?

Solo il dermatologo può dirlo. Il segnale da non ignorare sono noduli dolorosi che tornano più volte nelle stesse zone, come ascelle e inguine.

Posso fare sport se ho l'idrosadenite?

Sì, nella maggior parte dei casi. Scegli ambienti freschi, abiti larghi e attività che non sfregano sulle zone colpite. Nelle fasi di dolore riduci il carico e chiedi consiglio al dermatologo.

Fonti

Foto: Unsplash.

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