Ictus: si può prevenire? I fattori di rischio che puoi cambiare e cosa fare in pratica
Il verdetto: sì, in gran parte. Non tutti gli ictus si possono evitare, perché età e familiarità non si cambiano. Ma secondo il grande studio internazionale INTERSTROKE, pubblicato su The Lancet , circa 9 ictus su 10 sono legati a fattori di rischio su cui si può intervenire, a partire dalla pressione alta e dalla sedentarietà.
In breve. In Italia l'ictus colpisce circa 100mila persone ogni anno e circa un milione convive con i suoi esiti, secondo i dati diffusi da A.L.I.Ce. Italia per la Giornata mondiale del 29 ottobre. Lo studio INTERSTROKE, su quasi 27.000 persone in 32 Paesi, ha stimato che 10 fattori modificabili spiegano circa il 90% del rischio. In testa ci sono pressione alta e sedentarietà.
A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 29.10.2026.
Oggi, 29 ottobre, è la Giornata mondiale dell'ictus, promossa dalla World Stroke Organization. Come riporta l'ANSA, in Italia si contano circa 100mila nuovi casi l'anno e circa un milione di persone vive con gli esiti della malattia. Segni e riabilitazione li trovi in ictus: come riconoscere i sintomi e come funziona la riabilitazione. Qui rispondiamo a un'altra domanda: l'ictus si può prevenire?
Quanti ictus si potrebbero prevenire?
La maggior parte. La World Stroke Organization ricorda che una persona su quattro avrà un ictus nel corso della vita, ma che quasi tutti gli ictus si possono prevenire.
Il dato più citato viene dallo studio INTERSTROKE, pubblicato su The Lancet nel 2016. Ha confrontato 13.447 persone colpite da ictus con 13.472 senza, in 32 Paesi. Risultato: 10 fattori modificabili spiegano insieme circa il 90,7% del rischio, in modo simile in tutto il mondo, in uomini e donne, giovani e anziani.
È una stima su una popolazione, non una garanzia personale. Ma indica dove agire.
Quali sono i fattori di rischio modificabili dell'ictus?
Sono dieci, secondo INTERSTROKE. Tra parentesi la quota di ictus attribuibile:
- pressione alta(47,9%): è il fattore più importante;
- mancanza di attività fisica regolare(35,8%);
- grassi nel sangue(26,8%);
- alimentazione poco sana(23,2%);
- grasso addominale(18,6%);
- stress e fattori psicosociali(17,4%);
- fumo(12,4%);
- cause cardiache, tra cui la fibrillazione atriale (9,1%);
- alcol(5,8%);
- diabete(3,9%).
Le percentuali non si sommano, perché molti fattori si presentano insieme nella stessa persona. Ma i due punti da cui partire sono pressione e movimento.
Perché la pressione alta è il nemico numero uno?
Perché da sola è legata a circa metà di tutti gli ictus, ricorda la World Stroke Organization. E spesso non dà sintomi.
I dati dell'Istituto Superiore di Sanità (Progetto Cuore) mostrano due problemi:
- chi non sa di averla: tra i 35 e i 44 anni, il 72% degli uomini e il 53% delle donne con pressione alta non ne è consapevole;
- troppo sale: gli uomini ne consumano in media 9,3 grammi al giorno e le donne 7,1, contro i meno di 5 grammi raccomandati dall'OMS. Rispetta il limite solo l'11% degli uomini e il 24% delle donne.
Il primo passo: misurati la pressione, anche se stai bene.
Fibrillazione atriale e ictus: che legame c'è?
La fibrillazione atriale è un battito irregolare del cuore che aumenta da quattro a cinque volte il rischio di ictus ischemico, secondo l'AIFA.
Spesso si scopre per caso. Se hai palpitazioni o senti il cuore irregolare, parlane con il medico. Se hai già la diagnosi e vuoi continuare a muoverti, leggi fibrillazione atriale e sport.
Quanta attività fisica serve per ridurre il rischio di ictus?
L'obiettivo di riferimento è almeno 150 minuti a settimana di attività moderata, come una camminata a passo svelto. È la raccomandazione dell'Organizzazione mondiale della sanità, che ricorda anche che qualsiasi quantità di movimento è meglio di niente.
L'Italian Stroke Association indica che 30 minuti di esercizio 5 volte a settimana riducono il rischio di ictus del 25%.
Il movimento agisce su più fattori insieme: pressione, glicemia, grassi nel sangue, peso e stress. Il consiglio dei nostri fisioterapisti:
- cammina ogni giorno: parti da 10-15 minuti e aggiungi qualche minuto a settimana;
- usa le occasioni: scale, una fermata a piedi, la camminata dopo cena;
- aggiungi un po' di forza due volte a settimana, con esercizi semplici per gambe e braccia.
Se hai la pressione alta, trovi indicazioni pratiche in esercizio e pressione alta. Se non ti muovi da tempo o hai malattie del cuore, senti prima il medico. Se dolori a schiena o ginocchia ti tengono fermo, un fisioterapista può aiutarti a ripartire in sicurezza.
Cosa fare in pratica, da domani?
Conoscere i tuoi numeri e cambiare poche abitudini alla volta. Per la World Stroke Organization il primo passo è scoprire i propri fattori di rischio:
- misura la pressione e chiedi al medico di controllare glicemia e colesterolo;
- smetti di fumare, anche con l'aiuto del medico;
- meno sale e meno alcol;
- cura sonno e stress;
- se hai già una diagnosi di pressione alta, diabete o fibrillazione atriale, segui con costanza le cure indicate dal medico.
Domande frequenti
L'ictus colpisce solo gli anziani?
No. Il rischio cresce con l'età, ma può colpire anche i giovani. E i fattori modificabili pesano in modo simile a tutte le età.
Se in famiglia ci sono stati casi di ictus, posso fare qualcosa?
Sì. La familiarità non si cambia, ma pressione, fumo, movimento, alimentazione e diabete sì.
Ho la pressione un po' alta ma sto bene: devo preoccuparmi?
Parlane con il medico. La pressione alta di solito non dà sintomi: per questo va misurata e controllata.
Fonti
- ANSA, In Italia 100mila casi l'anno di ictus, come riconoscerlo, 2026
- The Lancet (EurekAlert), INTERSTROKE: ten modifiable risk factors and stroke in 32 countries, 2016
- World Stroke Organization, Prevent stroke
- In Terris, Ictus e salute cardiovascolare: le raccomandazioni dell'ISS su pressione e consumo di sale, 2026
- AIFA, Nuovo modello per prevedere l'ictus nei pazienti con fibrillazione atriale, 2013
- Organizzazione mondiale della sanità, Physical activity, 2024
- Quotidiano.net, Giornata mondiale dell'ictus, nuove linee guida sulla prevenzione, 2024
Foto: Arek Adeoye su Unsplash.
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