Demenza: si può davvero ridurre il rischio con lo stile di vita?

Il verdetto: sì, in parte. Secondo la Commissione Lancet del 2024, circa il 45% dei casi di demenza potrebbe essere ritardato o evitato agendo su 14 fattori di rischio modificabili. Il resto dipende da età e genetica.

In breve. La demenza non è una malattia sola, ma un insieme di disturbi che riducono memoria, ragionamento e autonomia. L'Alzheimer è la forma più comune: secondo l'OMS pesa per il 60-70% dei casi. In Italia, secondo l'Istituto Superiore di Sanità, le persone con demenza sono circa 1 milione e 100 mila. La Commissione Lancet indica 14 fattori su cui si può agire, tra cui pressione alta, sedentarietà, perdita dell'udito e isolamento sociale. Se i problemi di memoria sono nuovi, peggiorano e rendono difficili le attività di tutti i giorni, parlane con il medico di famiglia.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 21.10.2026.

In questi giorni la parola demenza è tra le più cercate in Italia. Due notizie hanno riportato il tema in primo piano. Il 20 ottobre Euronews ha raccontato uno studio svedese sul verde intorno a casa. Il 19 ottobre Il Post ha fatto il punto sugli studi che legano il vaccino contro l'herpes zoster a meno diagnosi di demenza.

Cosa dice lo studio sul verde vicino a casa?

Che chi vive circondato da più vegetazione ha mostrato un rischio di demenza più basso del 20%. Lo studio è dell'Università di Stoccolma e del Karolinska Institutet ed è uscito sulla rivista Alzheimer's & Dementia. Ha seguito per 16 anni circa 3.000 persone di Stoccolma over 60.

  • L'associazione era più forte per il verde entro 100 metri da casa.
  • Tra le spiegazioni possibili: meno stress, sonno migliore, più attività fisica e più contatti sociali, meno rumore e inquinamento.
  • È uno studio osservazionale: mostra un' associazione, non dimostra che il verde protegga direttamente.

Anche gli studi sul vaccino contro l'herpes zoster, ricorda Il Post, sono osservazionali: servono sperimentazioni più solide, già in corso. Il vaccino resta raccomandato dai 65 anni contro il fuoco di Sant'Antonio.

Che differenza c'è tra demenza e Alzheimer?

Demenza è il nome generale, l'Alzheimer è una delle sue cause. Con demenza si indica un insieme di sintomi: calo della memoria, del ragionamento, del linguaggio e della capacità di fare da soli le cose di ogni giorno. Secondo l'OMS l'Alzheimer è la forma più comune e pesa per il 60-70% dei casi. Esistono anche altre forme, con cause diverse.

Nel mondo, sempre secondo l'OMS, nel 2021 vivevano con la demenza 57 milioni di persone. In Italia l'ISS stima circa 1 milione e 100 mila persone con demenza e circa 3 milioni di familiari coinvolti nell'assistenza.

Come distinguere i primi segnali dalla normale smemoratezza?

Conta se il problema è nuovo, se peggiora e se ti limita nella vita di tutti i giorni. Dimenticare un nome e ricordarlo dopo poco capita a tutti. Il servizio sanitario inglese, l'NHS, ricorda che la demenza non è una parte naturale dell'invecchiamento. Tra i primi segnali indicati da OMS e NHS:

  • dimenticare spesso fatti recenti, nomi e volti;
  • perdersi in posti conosciuti, a piedi o in auto;
  • fare fatica a seguire una conversazione o a trovare le parole;
  • avere difficoltà in attività abituali, come gestire i soldi;
  • cambiamenti di umore e di comportamento.

Spesso sono i familiari ad accorgersene per primi. Quando i disturbi sono lievi e non bastano per parlare di demenza, i medici parlano di deterioramento cognitivo lieve. In Italia, secondo l'ISS, riguarda circa 900 mila persone. Non tutte svilupperanno una demenza.

Quali sono i fattori di rischio che puoi cambiare?

Sono 14, secondo la Commissione Lancet del 2024.

  • Salute: pressione alta, diabete, obesità, colesterolo LDL alto, depressione, perdita dell'udito, perdita della vista non curata, trauma cranico.
  • Stile di vita: fumo, troppo alcol, sedentarietà, isolamento sociale.
  • Altro: bassa istruzione e inquinamento dell'aria.

La Commissione indica che agire su tutti questi fattori potrebbe ritardare o ridurre circa il 45% dei casi. Conviene iniziare presto: la maggior parte dei fattori pesa di più tra i 18 e i 65 anni. Dopo i 65 anni contano soprattutto isolamento sociale, inquinamento e perdita della vista. Controllare la pressione è un buon primo passo: leggi come l'esercizio aiuta la pressione alta.

Muoversi aiuta davvero il cervello?

Sì, la sedentarietà è tra i fattori di rischio indicati sia dall'OMS sia dalla Commissione Lancet. Muoversi aiuta anche pressione, glicemia, peso e umore.

Il consiglio dei nostri fisioterapisti:

  • Cammina ogni giorno, meglio se in un parco o in una zona verde vicino casa.
  • Aggiungi due volte a settimana esercizi di forza per gambe e braccia.
  • Scegli attività in compagnia, come un gruppo di cammino o il ballo.

Per capire quanto muoverti trovi i dettagli in quanto esercizio a settimana secondo l'OMS. Su cosa dicono gli studi su movimento e memoria leggi esercizio e memoria. Se hai dolori o paura di cadere, un fisioterapista può aiutarti a costruire un programma sicuro.

Quando andare dal medico?

Quando i problemi di memoria o di ragionamento sono nuovi e peggiorano, anche se lievi. Il primo passo è il medico di famiglia, che può prescrivere esami e, se serve, indirizzarti a un Centro per i disturbi cognitivi e le demenze(CDCD) del servizio pubblico.

Se invece la confusione compare all'improvviso, con debolezza di un lato del corpo o difficoltà a parlare, chiama subito il 112: può essere un ictus.

Domande frequenti

Il vaccino contro l'herpes zoster previene la demenza?

Non è dimostrato. Alcuni studi osservazionali mostrano meno diagnosi tra i vaccinati, ma servono sperimentazioni controllate, già in corso. Il vaccino resta utile per prevenire il fuoco di Sant'Antonio.

Un problema di memoria è sempre demenza?

No. Qualche dimenticanza capita a tutti e, secondo l'NHS, anche tra chi ha un deterioramento cognitivo lieve alcune persone restano stabili. Per capire la causa serve una valutazione del medico.

Fare cruciverba basta per proteggere la memoria?

Da solo no. Tenere la mente attiva è utile, ma conta tutto lo stile di vita: movimento, pressione sotto controllo, udito e vista curati, relazioni sociali.

Fonti

Foto: Unsplash.

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