Mio figlio ha la pubalgia per il calcio: deve smettere di giocare?

Il verdetto: No, di solito no. Serve ridurre per un periodo i gesti che fanno male e rinforzare, rientrando a tappe; lo stop totale raramente basta da solo.

In breve. Di solito non deve smettere di giocare a calcio, ma deve ridurre e modificare per un periodo i gesti che gli fanno male (tiri, lanci lunghi, scatti, cambi di direzione) e fare esercizi di rinforzo. Nei ragazzi «pubalgia» è un termine generico: il dolore all'inguine può venire dagli adduttori, dall' ileopsoas, dalla zona del pube, dall'anca o, tipico dell'età, dal nucleo di crescita del pube dove si attacca l'adduttore (apofisite). I tempi vanno da qualche settimana a qualche mese e dipendono dalla causa. Serve una visita se il dolore dura più di 2-3 settimane, se zoppica, se il dolore è iniziato con uno strappo o se c'è dolore ai testicoli, febbre o dolore notturno.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 23.10.2026.

La pubalgia è il nome generico con cui si indica il dolore all'inguine e al pube negli sportivi. Non è una diagnosi precisa: è come dire «mal di schiena». Il dolore può nascere dai muscoli adduttori, nell'interno coscia, dall'ileopsoas, il muscolo profondo che flette l'anca, dagli addominali bassi, dalla sinfisi pubica (l'articolazione tra le due ossa del pube) o dall'anca stessa.

Nei ragazzi che giocano a calcio si aggiunge un fattore in più: le ossa stanno ancora crescendo. I punti in cui i tendini si attaccano all'osso, chiamati apofisi, sono fatti in parte di cartilagine e sono più fragili dei tendini. Per questo il dolore all'inguine di un tredicenne non va trattato come quello di un adulto. Per il quadro generale nell'adulto trovi Pubalgia: sintomi e diagnosi.

Mio figlio deve smettere di giocare a calcio?

Nella maggior parte dei casi no, ma deve cambiare il carico per un periodo. Il riposo totale raramente risolve: quando si torna a giocare, il dolore spesso ritorna. Funziona meglio un riposo relativo:

  • ridurre o sospendere per un po' i gesti che scatenano il dolore: tiri potenti, lanci lunghi, scatti, cambi di direzione, partite;
  • mantenere le attività che non fanno male, come la bici, il nuoto evitando la rana o la corsa lineare leggera, se tollerate;
  • affiancare un programma di esercizi di rinforzo per adduttori, addominali e anca;
  • tornare agli allenamenti in modo graduale, aumentando prima il volume e poi l'intensità.

Una regola pratica usata spesso in riabilitazione: un dolore lieve durante l'esercizio, che non peggiora il giorno dopo, è di solito accettabile. Se il giorno dopo il ragazzo zoppica o ha più male, il carico era troppo.

Da cosa dipende il dolore all'inguine in un ragazzo che gioca a calcio?

Il calcio sollecita molto l'inguine: calciare, aprire la gamba per un contrasto, cambiare direzione. Le cause più frequenti sono:

  • Sovraccarico degli adduttori, i muscoli dell'interno coscia: dolore all'inguine che peggiora tirando o stringendo le gambe. Vedi Dolore all'interno coscia e adduttori.
  • Apofisite pubica: uno stress ripetuto sul nucleo di crescita del pube dove si attacca l'adduttore lungo.
  • Problemi dell'ileopsoas: dolore profondo all'inguine alzando la gamba o calciando.
  • Strappi o distacchi apofisari dell'anca e del bacino, quando il dolore inizia all'improvviso con uno «strappo»: ne parliamo in Mio figlio ha sentito uno strappo all'anca calciando.
  • Problemi dell'anca, come l'epifisiolisi, che può dare dolore all'inguine o al ginocchio e zoppia: approfondisci in Mio figlio di 13 anni ha male al ginocchio e zoppica.

Cos'è l'apofisite del pube e perché colpisce i giovani calciatori?

È uno stress da sovraccarico del nucleo di crescita del pube, il punto in cui si inserisce l'adduttore lungo. Uno studio pubblicato nel 2015 sul British Journal of Sports Medicine l'ha descritta in 26 calciatori adolescenti molto allenati, con età media di circa 15 anni e mezzo, tutti con dolore all'inguine legato agli adduttori. Gli esami mostravano allargamento e irregolarità del nucleo di crescita, assenti nei ragazzi senza dolore.

Gli autori ricordano che questo nucleo di crescita si chiude tardi, tra i 16 e i 21 anni circa: per questo anche un ragazzo alto e già «adulto» nel fisico può avere un osso ancora in crescita. Consigliano un trattamento conservativo, cioè senza intervento, con riduzione del dolore, riposo relativo e riabilitazione progressiva, e sconsigliano infiltrazioni e interventi in questa situazione. È uno studio piccolo, quindi i dati vanno presi con prudenza, ma il messaggio pratico è chiaro: nel ragazzo, il dolore al pube va pensato anche come problema dell'osso in crescita.

Quanto dura la pubalgia nei giovani?

Dipende dalla causa e da quanto presto si interviene sul carico. Un sovraccarico degli adduttori preso in tempo migliora spesso in alcune settimane. Un'apofisite o un dolore trascurato per mesi può richiedere alcuni mesi di gestione graduale.

Più a lungo il ragazzo continua a giocare con dolore, più il recupero tende ad allungarsi. Per il dolore che si trascina da tempo trovi altri spunti in Pubalgia cronica.

Fisioterapia e osteopatia servono per la pubalgia dei ragazzi?

Il cuore del trattamento è l' esercizio terapeutico, guidato da un fisioterapista: rinforzo progressivo degli adduttori (per esempio esercizi di stretta contro resistenza e varianti del «ponte laterale» con gli adduttori), rinforzo di addominali e glutei, controllo del bacino nei cambi di direzione, e poi un ritorno graduale ai gesti del calcio.

L'osteopatia e le tecniche manuali possono essere usate per alleviare il dolore e migliorare la mobilità di anca e bacino, ma le prove scientifiche sulla pubalgia dei ragazzi sono limitate: da sole non sostituiscono la gestione del carico e il rinforzo. Le infiltrazioni non sono una soluzione da proporre ai ragazzi con apofisite.

Si può prevenire?

In parte sì. Riscaldamenti strutturati con esercizi per gli adduttori e il tronco, una crescita graduale dei carichi e periodi di pausa dal calcio durante l'anno aiutano. Ne parliamo in Quanto sport può fare un bambino senza rischiare infortuni?

Quando farsi vedere subito

  • Il dolore è iniziato all'improvviso con uno strappo o uno schiocco calciando o scattando.
  • Il ragazzo zoppica, non riesce a caricare il peso o ha dolore anche al ginocchio senza motivo.
  • C'è dolore o gonfiore ai testicoli, o un rigonfiamento all'inguine: vanno visti dal medico subito.
  • Febbre, malessere, dolore che sveglia di notte o non cambia con il riposo.
  • Il dolore non migliora dopo 2-3 settimane di carico ridotto.

Il parere del team Fisiosalaria

Il copione che vediamo più spesso è questo: il ragazzo ha male all'inguine da settimane, continua a giocare perché «non è niente», poi si ferma completamente per un mese, rientra e il dolore torna uguale. Né il «stringi i denti» né lo stop totale funzionano bene. Funziona un percorso in cui si riduce ciò che fa male, si rinforza in modo progressivo e si rientra a tappe, parlando con l'allenatore.

Nei ragazzi conta anche escludere i problemi dell'anca e dell'osso in crescita, che richiedono attenzioni diverse. Se il dolore dura da qualche settimana, una valutazione aiuta a capire da dove viene e a costruire un piano di rientro in campo.

Domande frequenti

Deve fare stretching degli adduttori?

Lo stretching aggressivo nella fase dolorosa spesso irrita di più. Di solito è più utile il rinforzo progressivo, con allungamenti dolci se ben tollerati.

La fascia o i pantaloncini compressivi aiutano?

Possono dare una sensazione di sostegno durante il gioco, ma non curano la causa: senza gestione del carico e rinforzo il problema tende a tornare.

Serve una risonanza?

Non sempre. Il medico la valuta se il dolore non migliora, se c'è stato uno strappo o se ci sono sintomi insoliti; nei ragazzi si cerca di limitare gli esami con radiazioni.

Può allenarsi in palestra?

Spesso sì, con esercizi scelti per non provocare dolore, come parte del recupero. Meglio farsi guidare all'inizio.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Henry Gray, Anatomy of the Human Body (1918), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

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