Lavoro al computer: quali obblighi ha il datore di lavoro per la schiena?
In breve. Chi lavora al computer per almeno 20 ore a settimana è un «lavoratore al videoterminale» secondo il Testo unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008). Il datore di lavoro deve valutare i rischi per vista, schiena, collo e arti superiori, organizzare una postazione a norma, garantire le pause e la sorveglianza sanitaria con il medico competente, e formare i lavoratori. Se il contratto non dice altro, la pausa è di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo al computer, e fa parte dell'orario di lavoro. Anche con tutto in regola, però, conta molto muoversi spesso durante la giornata.
A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 31.10.2026.
Il videoterminale è, nel linguaggio della legge, qualsiasi schermo che mostra dati o immagini: monitor del computer, portatile, schermi di cassa. Le regole per chi ci lavora stanno nel Titolo VII del D.Lgs. 81/2008, il cosiddetto Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, e nel suo Allegato XXXIV, che descrive come deve essere la postazione.
Queste regole esistono perché stare molte ore fermi davanti a uno schermo pesa sul corpo. L'Agenzia europea per la sicurezza sul lavoro (EU-OSHA) ricorda che i disturbi muscolo-scheletrici, cioè i dolori e le malattie di muscoli, tendini, articolazioni e nervi, sono tra i problemi di salute più comuni legati al lavoro. Tra i fattori di rischio cita proprio le posture statiche, lo stare seduti a lungo, i movimenti ripetitivi e le pause insufficienti.
Chi è considerato lavoratore al videoterminale?
È lavoratore al videoterminale chi usa uno schermo in modo sistematico o abituale per almeno 20 ore a settimana, tolte le pause previste dalla legge. Non conta il tipo di contratto: impiegati, segreteria, call center, grafici, contabili rientrano tutti se superano questa soglia.
Chi usa il computer meno di 20 ore non è escluso da ogni tutela. Il datore di lavoro deve comunque valutare tutti i rischi della mansione, compresa la postura, nel documento di valutazione dei rischi. Cambiano solo alcuni obblighi specifici, come le pause e le visite periodiche dedicate.
Quali obblighi ha il datore di lavoro secondo il D.Lgs. 81/2008?
Il datore di lavoro deve valutare i rischi e mettere in atto le misure per ridurli. In concreto, per chi lavora al videoterminale gli obblighi principali sono:
- valutare i rischi per la vista, per la postura e l'affaticamento fisico e mentale, e per le condizioni dell'ambiente (luce, rumore, microclima);
- organizzare postazioni a norma, secondo i requisiti dell'Allegato XXXIV;
- garantire le pause o i cambi di attività;
- attivare la sorveglianza sanitaria tramite il medico competente;
- informare e formare i lavoratori su rischi, uso corretto della postazione e misure di prevenzione;
- fornire a proprie spese dispositivi speciali di correzione della vista quando la visita li prescrive e gli occhiali normali non bastano.
Il lavoratore, dal canto suo, deve usare correttamente la postazione, segnalare i problemi e sottoporsi alle visite previste.
Ogni quanto spetta la pausa al videoterminale?
Se il contratto collettivo non stabilisce altro, spetta una pausa di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo al videoterminale. La legge parla di «pausa ovvero cambiamento di attività»: non serve per forza smettere di lavorare, basta passare a un compito lontano dallo schermo, come archiviare documenti o fare una telefonata in piedi.
Alcuni dettagli utili, previsti dall'articolo 175 del decreto:
- la pausa è orario di lavoro a tutti gli effetti, quindi è retribuita;
- le pause non si possono accumulare per entrare più tardi o uscire prima;
- i tempi di attesa del sistema, quando non si può lasciare la postazione, contano come lavoro e non come pausa;
- il medico competente può indicare pause diverse per un singolo lavoratore, se c'è un motivo di salute.
Dal punto di vista del corpo, la pausa serve se è attiva. Alzarsi, camminare qualche minuto, muovere collo e spalle, guardare lontano per riposare gli occhi: sono queste le cose che spezzano l'immobilità.
Come deve essere la postazione secondo le norme?
L'Allegato XXXIV descrive i requisiti minimi di schermo, tastiera, piano di lavoro, sedile e ambiente. Le indicazioni principali, come riportate nei materiali di prevenzione delle università pubbliche, sono:
- schermo orientabile e inclinabile, senza riflessi, con il bordo superiore poco sotto l'altezza degli occhi e a circa 50-70 cm di distanza;
- tastiera e mouse separati dallo schermo, con spazio per appoggiare gli avambracci;
- piano di lavoro stabile, poco riflettente, di altezza indicativa tra 70 e 80 cm e abbastanza ampio per schermo, tastiera e documenti;
- sedile stabile e girevole, con altezza regolabile, schienale regolabile con sostegno lombare e, se serve, un poggiapiedi;
- luce sufficiente ma senza abbagliamenti, con lo schermo non colpito direttamente dalla luce delle finestre.
Mayo Clinic aggiunge consigli pratici molto simili: piedi appoggiati a terra, polsi dritti, gomiti vicini al corpo, monitor a circa un braccio di distanza. Per chi usa il portatile tutto il giorno suggerisce tastiera e mouse esterni e un supporto per alzare lo schermo.
Per i dettagli su collo e spalle trovi una guida in Lavoro al computer e dolore cervicale: cosa cambiare?
Cosa prevede la sorveglianza sanitaria?
Chi lavora al videoterminale fa una visita preventiva prima di iniziare e poi visite periodiche con il medico competente, con attenzione particolare a vista e apparato muscolo-scheletrico. La periodicità prevista dalla legge è:
- ogni due anni per chi ha 50 anni o più e per chi è stato giudicato idoneo con prescrizioni o limitazioni;
- ogni cinque anni negli altri casi.
Il lavoratore può anche chiedere una visita al medico competente se ha disturbi che pensa siano legati al lavoro. È un'occasione utile: il medico può suggerire modifiche alla postazione o alle pause.
Una postazione a norma basta a prevenire il mal di schiena?
No, da sola non basta. Una buona postazione toglie carichi inutili, ma il fattore che pesa di più è restare fermi per ore nella stessa posizione. Non esiste una postura «perfetta» da tenere tutto il giorno: la postura migliore è la prossima, cioè cambiarla spesso.
Una revisione Cochrane del 2018 ha mostrato che le scrivanie regolabili in altezza riducono il tempo passato seduti al lavoro, in media di circa un'ora e mezza al giorno nei primi mesi, ma con prove di bassa qualità e un effetto che tende a calare nel tempo. Sono uno strumento utile, non una soluzione automatica. Ne parliamo in Scrivania in piedi: aiuta davvero contro il mal di schiena?
Quello che aiuta davvero è una combinazione: postazione regolata bene, pause attive, attività fisica fuori dal lavoro e attenzione ai primi segnali di fastidio.
Ho dolore e penso dipenda dal lavoro: cosa posso fare?
Il primo passo è parlarne con il medico competente della tua azienda o con il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS). Possono verificare la postazione e proporre correzioni. Se il dolore è persistente, rivolgiti al tuo medico di famiglia.
Formicolii alle dita, soprattutto di notte, possono far pensare alla sindrome del tunnel carpale, mentre un dolore che parte dal collo e scende verso la scapola è spesso legato alla zona cervicale. Se il disturbo dura nel tempo ed è collegato alle mansioni, può porsi anche la questione della malattia professionale: ne parliamo in Una tendinite o un'ernia possono essere malattie professionali?
Quando farsi vedere subito
- Debolezza di un braccio o della mano che peggiora, oggetti che cadono di mano.
- Formicolio o perdita di sensibilità costante a una mano o a un braccio.
- Dolore al collo con febbre, calo di peso inspiegato o dolore notturno costante.
- Dolore al petto, al braccio sinistro o alla mandibola con fiato corto o sudore freddo: chiama il 112.
- Mal di schiena con disturbi di vescica o intestino o perdita di sensibilità nella zona tra le gambe.
Il parere del team Fisiosalaria
Vediamo spesso persone che hanno sistemato sedia e monitor con cura, ma restano ferme per tre o quattro ore di fila. L'errore più comune è pensare che la postazione ergonomica faccia tutto il lavoro. Il corpo tollera bene quasi ogni posizione, purché non diventi l'unica della giornata.
L'ortopedico esclude le cause che richiedono altri approfondimenti, il fisioterapista costruisce esercizi brevi da fare anche in ufficio, l'osteopata lavora sulla mobilità di collo e torace. Se il dolore dura da più di qualche settimana, una valutazione aiuta a capire da dove viene e da dove ripartire.
Domande frequenti
La pausa al videoterminale è pagata?
Sì. La legge dice che la pausa è parte integrante dell'orario di lavoro e non si può recuperare riducendo l'orario complessivo.
Il datore di lavoro deve pagarmi gli occhiali?
Solo i dispositivi speciali di correzione per il lavoro al videoterminale, quando la visita del medico competente li prescrive e quelli normali non sono sufficienti.
Le regole valgono anche in smart working?
Il datore di lavoro resta responsabile della salute e sicurezza anche nel lavoro agile, con un'informativa scritta sui rischi. Ne parliamo in Smart working e dolori: cosa dicono i dati e cosa fare?
Se uso il computer 15 ore a settimana non ho diritti?
Il datore deve comunque valutare i rischi della tua mansione. Gli obblighi specifici sulle pause e sulle visite periodiche, però, scattano dalla soglia delle 20 ore.
Fonti
- Sapienza Università di Roma, Servizio Prevenzione e Protezione, La sicurezza nell'utilizzo dei videoterminali (Quaderno informativo n. 9), 2013
- EU-OSHA, Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, Musculoskeletal disorders, consultato 2026
- Mayo Clinic, Office ergonomics: your how-to guide, consultato 2026
- Cochrane, Workplace interventions for reducing sitting at work, 2018
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.
Immagine: Henry Gray, Anatomy of the Human Body (1918), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
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