Tumore al seno: cure più personalizzate e meno terapie inutili, cosa cambia?

In sintesi: oggi la cura del tumore al seno punta a fare il necessario, non di più. Si chiama de-escalation: per alcune donne, grandi studi hanno dimostrato che si può operare meno l'ascella o fare la radioterapia in una settimana, con risultati sovrapponibili. La prima arma resta però la diagnosi precoce con lo screening.

In breve. Secondo l'OMS, nel 2024 il tumore al seno è stato diagnosticato a circa 2,4 milioni di donne nel mondo. In Italia, ricorda la Regione Lazio, le nuove diagnosi sono oltre 60 mila l'anno. Lo studio INSEMA, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2024, mostra che in casi selezionati si può evitare la biopsia del linfonodo sentinella. Lo studio FAST-Forward, su The Lancet nel 2020, mostra che una radioterapia di 5 sedute in una settimana funziona come quella di 3 settimane. Lo screening pubblico offre una mammografia gratuita ogni due anni, dai 50 ai 69 anni, con estensioni in alcune Regioni.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 20.10.2026.

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno. Ieri un oncologo intervistato da Vivere Senigallia ha indicato la sfida dei prossimi anni: cure più personalizzate, meno terapie non necessarie e nuove strategie per prevenire le recidive. Vediamo cosa vuol dire in pratica, quali esempi sono già dimostrati dagli studi e cosa puoi fare tu, a partire dallo screening.

Cosa vuol dire de-escalation nel tumore al seno?

Vuol dire ridurre le cure quando non servono, senza perdere efficacia. Per decenni l'idea era: più trattamento, più sicurezza. Oggi sappiamo che i tumori al seno sono diversi tra loro. Alcuni sono piccoli e poco aggressivi, e per loro una cura più leggera basta.

Il vantaggio è concreto: meno effetti collaterali, meno sedute, meno tempo in ospedale. La de-escalation però non si decide da sole né su internet. Si basa su studi rigorosi e sulla valutazione del gruppo di specialisti che segue ogni donna.

Si può evitare l'intervento sui linfonodi dell'ascella?

In alcuni casi sì. Di solito, durante l'intervento si toglie il linfonodo sentinella, il primo che raccoglie la linfa dal seno, per capire se il tumore si è diffuso. Due grandi studi hanno verificato se si può farne a meno.

  • SOUND, pubblicato su JAMA Oncology nel 2023: 1.405 donne con tumore fino a 2 cm ed ecografia dell'ascella negativa. Nel gruppo senza chirurgia dell'ascella, le recidive nei linfonodi ascellari a 5 anni sono state dello 0,4%.
  • INSEMA, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2024: quasi 4.900 donne nell'analisi. A 5 anni, la sopravvivenza libera da malattia invasiva è stata del 91,9% senza chirurgia dell'ascella e del 91,7% con la biopsia del sentinella.

Attenzione: questi risultati valgono per casi selezionati. In INSEMA, ad esempio, le donne facevano un intervento conservativo seguito da radioterapia. Gli autori indicano come candidate ideali le donne sopra i 50 anni con tumori piccoli e con certe caratteristiche biologiche favorevoli. Meno chirurgia dell'ascella significa anche meno rischio di problemi al braccio, come il linfedema del braccio.

La radioterapia può essere più breve?

Sì, per molte donne operate per un tumore in fase precoce. Lo studio britannico FAST-Forward, pubblicato su The Lancet nel 2020, ha confrontato 15 sedute in 3 settimane con 5 sedute in una settimana. Ha coinvolto 4.100 pazienti.

A 5 anni, le recidive nel seno trattato sono state del 2,1% con lo schema di 3 settimane, e non più frequenti con quello di una settimana. Lo schema di una settimana alla dose più bassa testata è risultato sicuro quanto quello standard anche per gli effetti sui tessuti sani.

Chi deve fare la mammografia di screening, e quando?

In Italia lo screening pubblico offre una mammografia gratuita ogni due anni alle donne dai 50 ai 69 anni, come previsto dai Livelli essenziali di assistenza. Lo spiega l'ISS. Alcune Regioni, con risorse proprie, hanno esteso l'invito alle donne tra 45 e 49 anni e tra 70 e 74 anni.

  • Nel Lazio lo screening è gratuito ogni due anni dai 50 ai 74 anni, senza ricetta, secondo la Regione.
  • Puoi rispondere alla lettera della tua ASL, prenotare online sul sito Salute Lazio o chiamare i numeri verdi della ASL.
  • Se un esame risulta dubbio, gli approfondimenti nel percorso di screening sono gratuiti.

Fuori dalle fasce d'età, o se noti un nodulo, una retrazione del capezzolo o una perdita di liquido, non aspettare l'invito: parlane subito con il medico.

Ci si può muovere durante e dopo le cure?

Sì, e conviene. Le linee guida internazionali dell'American College of Sports Medicine, pubblicate nel 2019, dicono che l'esercizio è in generale sicuro per chi ha avuto un tumore. Il principio guida è semplice: evitare l'inattività.

  • Aerobico: attività moderata, come la camminata veloce, almeno 3 volte a settimana per almeno 30 minuti.
  • Forza: almeno 2 volte a settimana, con esercizi per i grandi gruppi muscolari.
  • Benefici: meno stanchezza, meno ansia e sintomi depressivi, migliore funzione fisica e qualità della vita.

Per il linfedema del braccio, le stesse linee guida indicano come sicuro un programma di forza supervisionato, con carichi che crescono piano. Se ti stai chiedendo se puoi tornare ai pesi, leggi pesi dopo il tumore al seno. Se dopo l'intervento la spalla è rigida o dolente, trovi indicazioni in la spalla dopo la mastectomia. Una valutazione con un fisioterapista può aiutarti a ripartire con il programma giusto, d'accordo con l'oncologo.

Domande frequenti

Meno terapie vuol dire cure meno efficaci?

No, quando la riduzione è supportata dagli studi. In INSEMA e FAST-Forward i risultati sono stati sovrapponibili. Ma vale solo per le donne con le caratteristiche studiate: decide l'équipe che ti segue.

Ho meno di 50 anni: posso fare la mammografia gratis?

Dipende dalla tua Regione. Il programma nazionale parte dai 50 anni, ma alcune Regioni invitano anche dai 45. Chiedi al medico o alla tua ASL.

Durante la chemioterapia posso fare attività fisica?

In genere sì, adattandola a come ti senti. Le linee guida dicono che l'esercizio è sicuro per la maggior parte delle persone con un tumore. Concorda sempre il programma con l'oncologo.

Fonti

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