Malattie autoimmuni: perché alle donne si dice più spesso che i sintomi sono psicologici?

In sintesi: un grande studio internazionale, uscito il 12 ottobre 2026 su eClinicalMedicine (The Lancet), ha trovato che le donne con malattie autoimmuni riferiscono più spesso degli uomini di essersi sentite dire che i sintomi erano psicologici. Sono malattie frequenti nelle donne e con sintomi vaghi: descriverli bene al medico aiuta.

In breve. Lo studio, delle università di Cambridge e dell'East Anglia, ha raccolto le esperienze di 6.607 persone con malattie autoimmuni. Il 43% delle donne riferisce una diagnosi psichiatrica prima di quella corretta, contro il 33% degli uomini. Per le spiegazioni psicosomatiche le quote sono 34% e 22%. A parità di età, gruppo di malattia, continente e condizione economica, le donne hanno avuto circa il 50% di probabilità in più di riferire una diagnosi psichiatrica errata e quasi il 75% in più per una psicosomatica. I dati vengono dai racconti dei pazienti, non dalle cartelle cliniche.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 14.10.2026.

Il 13 ottobre Fanpage ha rilanciato una ricerca britannica: molte donne con malattie autoimmuni si sono sentite dire che i sintomi sono psicologici. Abbiamo letto il comunicato dell'Università di Cambridge. Ecco cosa ha trovato lo studio e come raccontare bene i tuoi sintomi.

Cosa ha scoperto lo studio sulle donne con malattie autoimmuni?

Che le donne riferiscono più spesso degli uomini un percorso lungo, con diagnosi psicologiche date prima di quella giusta. Lo studio si intitola Sex and disease differences in patients' diagnostic experiences in autoimmune diseases. La prima autrice è Melanie Sloan, ricercatrice a Cambridge e alla University of East Anglia.

  • 6.607 persone con una malattia autoimmune, in maggioranza donne e residenti nel Regno Unito.
  • Hanno indicato tempi, numero di visite e diagnosi ricevute prima.
  • Diagnosi psichiatrica riferita: 43% delle donne contro il 33% degli uomini.
  • Diagnosi psicosomatica riferita: 34% delle donne contro il 22% degli uomini.
  • Tempo più frequente fino alla diagnosi: meno di tre mesi per gli uomini, da uno a due anni per le donne.

Gli uomini, invece, riferiscono un po' più spesso una prima diagnosi di un'altra malattia fisica (48% contro 44%). Le difficoltà toccano entrambi i sessi, ma per gli autori le donne hanno uno svantaggio in più: le spiegazioni psicologiche possono arrivare troppo presto.

Quali sono i limiti dello studio?

Si basa su ciò che i pazienti ricordano, non sulle cartelle cliniche. È osservazionale: mostra una differenza, non la sua causa. Il campione è sbilanciato verso donne e Regno Unito. Gli autori ricordano che alcune diagnosi psichiatriche possono essere giuste. Il messaggio non è che i medici sbagliano: se i sintomi durano o toccano più parti del corpo, va considerata anche una malattia autoimmune.

Cosa sono le malattie autoimmuni e perché colpiscono di più le donne?

Sono malattie in cui il sistema immunitario attacca per errore cellule, tessuti e organi sani. Esempi sono lupus, artrite reumatoide, sindrome di Sjögren e sclerosi multipla.

Secondo i National Institutes of Health (NIH) statunitensi, circa 4 malati su 5 sono donne. Il motivo non è ancora chiaro: si studiano fattori genetici, ormonali e ambientali. Una pista riguarda il cromosoma X e una molecola, Xist, prodotta nelle cellule femminili. È un tassello, emerso soprattutto da studi sui topi.

Quali sintomi delle malattie autoimmuni vengono sottovalutati?

Quelli vaghi, che vanno e vengono e sono comuni a molte condizioni. Le fonti sanitarie citano spesso:

  • Stanchezza intensa e poca energia.
  • Dolori articolari e muscolari, a volte con debolezza.
  • Gonfiore, calore e rigidità delle articolazioni, spesso di mani e piedi e dai due lati.
  • Febbre, secchezza di occhi e bocca, eruzioni cutanee.

Utile la rigidità del mattino: secondo il servizio sanitario inglese (NHS), nell'artrosi di solito passa entro 30 minuti, nell'artrite reumatoide spesso dura di più. Avere questi sintomi non significa avere una malattia autoimmune: valuta il medico.

Come farsi ascoltare dal medico quando i sintomi sono vaghi?

Porta fatti precisi, non solo sensazioni. Ecco cosa puoi preparare:

  • Un diario dei sintomi: cosa senti, dove, da quando, quanto è forte da 0 a 10.
  • Quanto dura la rigidità al mattino: guarda l'orologio quando ti alzi e quando ti senti di nuovo sciolto.
  • Foto di gonfiori o arrossamenti nel momento in cui compaiono: spesso il giorno della visita sono spariti.
  • Gli esami e le diagnosi precedenti, in ordine di data.

Se ti senti anche giù di morale, dillo: non toglie valore agli altri sintomi. Se i disturbi continuano, puoi chiedere un nuovo controllo o un parere specialistico. Se il dolore dura da mesi, può aiutarti anche capire cos'è il dolore cronico.

Muoversi fa bene se hai una malattia reumatologica autoimmune?

Sì, se il movimento è ben dosato. Le raccomandazioni EULAR del 2018, la società europea di reumatologia, indicano l'attività fisica come parte integrante della cura nell'artrite infiammatoria, perché è efficace, fattibile e sicura. Va adattata alla persona, alla fase della malattia e alle indicazioni del reumatologo. Il fisioterapista può aiutarti a dosare esercizi di mobilità, forza e resistenza in base alla stanchezza del giorno. Approfondisci in malattie reumatologiche: segnali e movimento. Se convivi con dolore diffuso e stanchezza, leggi anche il nostro articolo sull' esercizio nella fibromialgia.

Domande frequenti

Lo studio dice che i medici sbagliano con le donne?

No. Mostra che le donne riferiscono più spesso diagnosi psicologiche prima di quella autoimmune. Si basa sui racconti dei pazienti e non prova una causa.

La stanchezza da sola può essere una malattia autoimmune?

Può esserne un sintomo, ma ha moltissime altre cause. Da sola non basta per una diagnosi. Se dura da settimane, segnala anche gli altri disturbi al medico.

Quanto deve durare la rigidità del mattino per preoccuparsi?

Non esiste una soglia fai-da-te. Annota quanto dura, se si ripete e quali articolazioni coinvolge, e riferiscilo al medico.

Fonti

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