Ginocchio ricostruito con un innesto fresco da donatore: si può evitare la protesi?
Il verdetto: dipende. In alcune persone giovani con un danno ben localizzato della cartilagine e dell'osso, un innesto da donatore può essere un'alternativa alla protesi. Non è però una soluzione per l'artrosi diffusa, e il percorso di recupero è lungo.
In breve. All'ospedale Mauriziano di Torino un personal trainer di 34 anni è stato operato il 25 settembre 2025 per una grave lesione di osso e cartilagine del femore. Invece di una protesi parziale, i chirurghi hanno riallineato il ginocchio e ricostruito la superficie con un unico innesto fresco, non congelato, da donatore. Secondo l'ospedale è la prima volta in Italia che l'innesto in un solo pezzo modellato viene associato al tessuto fresco. Un anno dopo il dolore è scomparso e l'innesto risulta integrato. I primi due mesi, però, sono stati senza carico sulla gamba.
A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 01.11.2026.
Il 31 ottobre le testate hanno raccontato di un personal trainer di 34 anni con un forte dolore al ginocchio da anni. Più specialisti gli avevano prospettato una protesi parziale, una scelta impegnativa a quell'età. All'ospedale Mauriziano di Torino gli è stata proposta un'altra strada: ricostruire la parte danneggiata con osso e cartilagine di un donatore.
Cosa è stato fatto al Mauriziano di Torino?
Una ricostruzione biologica in due fasi, durata circa due ore e mezza. Il paziente aveva una lesione osteocondrale del femore, cioè un danno che coinvolge sia la cartilagine sia l'osso sotto, dovuto a un' osteocondrite dissecante.
- Prima fase: un'osteotomia, cioè un taglio dell'osso per riallineare il ginocchio.
- Seconda fase: la superficie rovinata è stata sostituita con un unico innesto di osso e cartilagine da donatore, modellato a forma ellittica sulla zona da ricostruire, invece di tanti piccoli cilindri di tessuto.
L'innesto era fresco: non congelato, ma conservato a circa 4 °C per mantenere vive le cellule della cartilagine. È stato fornito dalla Banca dei Tessuti Muscoloscheletrici del CTO della Città della Salute e della Scienza di Torino. La novità, precisano i chirurghi, non sono i singoli metodi, già usati in Italia, ma la loro combinazione.
Cos'è un innesto osteocondrale da donatore?
È un trapianto di un blocco di cartilagine con il suo osso, prelevato da un donatore deceduto. Secondo l'Accademia americana dei chirurghi ortopedici (AAOS), si considera quando il difetto è troppo grande per usare tessuto preso dallo stesso paziente. Il tessuto viene controllato in laboratorio, poi sagomato e incastrato a pressione nella zona da riparare.
Perché fresco? La cartilagine contiene cellule vive, i condrociti. Una ricerca sulla rivista Cartilage ricorda che le banche dei tessuti conservano questi innesti a 4 °C mentre completano i controlli sulle malattie, e che la disponibilità è limitata.
Quanto durano questi innesti?
I risultati sono buoni, ma non eterni. Una revisione sistematica pubblicata sull' American Journal of Sports Medicine , su 19 studi e oltre mille pazienti, ha trovato che l'innesto era ancora funzionante in media nell' 86,7% dei casi a 5 anni e nel 78,7% a 10 anni.
La stessa revisione segnala però che circa un paziente su tre ha avuto bisogno di un nuovo intervento nel tempo. Il caso di Torino è un solo paziente seguito per un anno: un buon risultato, non ancora un dato sulla durata.
Per chi può essere un'alternativa alla protesi?
Soprattutto per persone giovani e attive con un danno localizzato, non per l'artrosi diffusa. La protesi sostituisce le superfici consumate con componenti artificiali. L'innesto, invece, cerca di conservare il ginocchio riparando solo la zona rovinata. La scelta spetta al chirurgo ortopedico, dopo visita ed esami.
Se hai un'artrosi del ginocchio, il primo passo resta quasi sempre il movimento: trovi come farlo in sicurezza nell'articolo sull' esercizio per l'artrosi del ginocchio. Sulle ricerche per rigenerare la cartilagine leggi si può ringiovanire la cartilagine del ginocchio?.
Quanto dura la riabilitazione dopo un innesto osteocondrale?
Molti mesi, con regole decise dal chirurgo. Per il paziente di Torino i primi due mesi sono stati i più duri, perché non poteva caricare il peso sulla gamba operata. Poi è tornato a camminare senza dolore e, piano piano, ad allenarsi.
Una revisione sull' Orthopaedic Journal of Sports Medicine (62 studi) descrive tappe tipiche ma variabili:
- carico parziale sulla gamba: più spesso dalla 2ª settimana;
- carico libero, quanto tollerato: più spesso dalla 6ª settimana, ma in alcuni casi fino a un anno;
- ritorno allo sport: più spesso a 6 mesi, con un intervallo da 4 mesi a un anno.
Solo un quinto degli studi usava criteri precisi per il ritorno allo sport. Per questo ogni passaggio, dal carico alla corsa, va autorizzato dal chirurgo che ha eseguito l'intervento e conosce il tipo di innesto e di fissazione.
Che ruolo ha il fisioterapista dopo l'intervento?
Accompagna il recupero passo dopo passo, dentro i limiti fissati dal chirurgo. All'inizio l'obiettivo è proteggere l'innesto mentre si integra: controllo del gonfiore, recupero graduale del movimento, attivazione dei muscoli della coscia. Poi rinforzo, equilibrio, cammino e solo alla fine i gesti sportivi.
Il consiglio dei nostri fisioterapisti: non bruciare le tappe. Sentirsi bene presto non vuol dire che l'innesto sia pronto. Se devi affrontare un intervento importante al ginocchio, anche prepararsi prima conta: ne parliamo nell'articolo sulla preabilitazione prima di una protesi.
Domande frequenti
Il tessuto del donatore viene rigettato?
Il tessuto viene preparato e controllato in laboratorio prima dell'uso. A Torino l'integrazione è stata verificata in artroscopia dopo un anno. Rischi e possibili insuccessi vanno discussi con il chirurgo.
Se ho dolore al ginocchio posso chiedere questo intervento?
Lo valuta il chirurgo ortopedico: è pensato per lesioni precise di osso e cartilagine, non per qualunque dolore al ginocchio.
Dopo l'intervento si torna a fare sport?
Spesso sì, ma con tempi lunghi: nella maggior parte degli studi intorno ai 6 mesi, a volte fino a un anno. Il via libera lo dà il chirurgo, in base ai controlli.
Fonti
- ANSA, Ginocchio ricostruito con un trapianto, il personal trainer torna in palestra, 2026
- AAOS OrthoInfo, Articular Cartilage Restoration
- American Journal of Sports Medicine, Clinical Outcomes and Failure Rates of Osteochondral Allograft Transplantation in the Knee: A Systematic Review, 2018
- Orthopaedic Journal of Sports Medicine, Rehabilitation and Return-to-Play Criteria After Fresh Osteochondral Allograft Transplantation: A Systematic Review, 2021
- Cartilage, Modernizing Storage Conditions for Fresh Osteochondral Allografts, 2019
Foto: Unsplash.
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