Mi tira l'inguine quando calcio
«Ho giocato quattro mesi con un fastidio all'inguine che all'inizio spariva dopo il riscaldamento. Poi ha iniziato a farsi sentire anche il giorno dopo, poi quando starnutivo. Continuavo perché non era mai abbastanza grave da fermarmi. Quando finalmente mi sono fatto vedere, il percorso è durato quattro mesi. Il fisioterapista è stato onesto: se fossi arrivato a novembre invece che a marzo, sarebbero bastate sei settimane.»— testimonianza paziente Fisiosalaria
Il fastidio che nessuno prende sul serio abbastanza presto
Il dolore inguinale del calciatore ha un decorso tipico che quasi tutti riconoscono. All'inizio è solo un fastidio quando calci di collo pieno o quando allunghi in scivolata. Poi sparisce dopo il riscaldamento, e questo convince che non sia niente. Poi comincia a farsi sentire anche il giorno dopo la partita. Poi quando ti alzi dal divano, quando starnutisci, quando ti giri nel letto.
A quel punto sono passati mesi.
Questo è il problema principale di questo quadro: non è mai abbastanza acuto da costringerti a fermarti, e proprio per questo lo si trascina. Ed è anche il motivo per cui è tra gli infortuni con i tempi di recupero più lunghi nel calcio amatoriale — non perché sia intrinsecamente grave, ma perché arriva tardi alla valutazione.
La differenza è concreta: una forma affrontata nelle prime settimane si risolve spesso in un mese e mezzo o due. La stessa forma trascinata per una stagione può richiedere quattro o sei mesi.
«Pubalgia» non è una diagnosi. L'accordo internazionale di Doha (Weir et al., British Journal of Sports Medicine, 2015) ha standardizzato la terminologia proprio perché il termine veniva usato per quadri clinici molto diversi tra loro. La classificazione attuale distingue le forme legate agli adduttori, all'ileopsoas, alla regione inguinale, al pube e all'anca.
L'esercizio attivo batte le terapie passive. Hölmich et al. (The Lancet, 1999) hanno confrontato un programma di allenamento attivo con un approccio basato su terapie passive nel dolore inguinale cronico dell'atleta: il programma attivo ha ottenuto risultati nettamente superiori sul ritorno allo sport. È uno degli studi che ha cambiato la gestione di questo quadro.
Si può prevenire. Harøy et al. (BJSM, 2019) hanno documentato che un programma di rinforzo eccentrico degli adduttori riduce significativamente l'incidenza di problemi inguinali nei calciatori. È uno dei pochi interventi preventivi con evidenza specifica per questo distretto.
«Pubalgia» non è una diagnosi
È il termine che tutti usano, ma raggruppa quadri clinici diversi che si trattano in modo diverso. L'accordo di Doha ha standardizzato la classificazione proprio per questo motivo.
Forma legata agli adduttori
È la più frequente nel calciatore. Il dolore si localizza sulla parte interna dell'inguine, verso l'origine dei muscoli adduttori sul pube. Peggiora calciando — soprattutto di interno — e negli scatti e cambi di direzione. È dolente alla palpazione dell'inserzione e alla contrazione contro resistenza portando la gamba verso l'interno.
Forma legata all'ileopsoas
Il dolore è più profondo e anteriore. Peggiora sollevando il ginocchio contro resistenza e allungando l'anca all'indietro. Spesso presente in chi ha un'anca poco mobile in estensione.
Forma legata alla regione inguinale
Dolore nella zona del canale inguinale, talvolta con dolorabilità alla palpazione profonda. Va sempre distinta da un'ernia vera, che è tutt'altra cosa e richiede valutazione chirurgica.
Forma legata al pube
Il dolore è centrale, sulla sinfisi pubica, dolente alla pressione diretta sull'osso. Spesso coesiste con la forma degli adduttori.
Forma legata all'anca
Il dolore è profondo, spesso descritto «dentro» l'articolazione, e il paziente lo indica tipicamente con la mano a C attorno all'anca. Può accompagnarsi a blocchi, scatti o limitazione della rotazione. Va valutata perché la gestione è diversa e in alcuni casi richiede approfondimenti specialistici.
Nella pratica le forme si sovrappongono di frequente: è comune trovare una componente degli adduttori insieme a una pubica. La valutazione serve proprio a capire cosa prevale, perché è da lì che si costruisce il programma.
L'inguine è una regione anatomicamente complessa e alcune cause del dolore non riguardano muscoli o tendini. Vanno valutate dal medico prima di iniziare qualsiasi percorso riabilitativo:
- Rigonfiamento o massa palpabile nella regione inguinale, che aumenta sotto sforzo o quando tossisci: va escluta un'ernia
- Dolore, gonfiore o alterazioni testicolari: richiedono valutazione urologica, e in caso di dolore testicolare acuto e intenso valutazione urgente
- Bruciore urinario, sangue nelle urine, febbre
- Dolore addominale associato o disturbi intestinali
- Nelle donne, dolore correlato al ciclo o alla sfera ginecologica
- Dolore notturno intenso, calo di peso non spiegato, malessere generale
- Dolore osseo localizzato in un punto preciso, presente anche camminando: va escluta una frattura da stress, in particolare del collo femorale
- Blocco articolare dell'anca o cedimenti
In presenza di uno di questi elementi il primo passaggio è il medico. Un professionista corretto esegue questo screening prima di trattare e, se emerge un dubbio, sospende e rimanda.
Perché proprio il calcio
Il dolore inguinale è tra i problemi più frequenti nel calcio a ogni livello, e la ragione sta nella biomeccanica del gesto.
- Il calcio di interno richiede una contrazione intensa degli adduttori con l'anca in posizione estrema: è il gesto più direttamente correlato
- I cambi di direzione caricano ripetutamente la muscolatura inguinale in condizioni di instabilità
- Gli scatti e le decelerazioni sollecitano la regione pubica in modo asimmetrico
- L'asimmetria del gesto: quasi tutti calciano prevalentemente con un piede, e questo crea uno squilibrio strutturale nel tempo
- Il contrasto e lo scivolamento possono produrre lesioni acute su un tessuto già sovraccarico
- Il carico settimanale concentrato: l'amatore che gioca una partita a settimana senza allenarsi concentra tutto lo stress in novanta minuti
A questo si aggiungono due fattori individuali che aumentano il rischio: la debolezza degli adduttori — misurabile, e uno dei predittori più consistenti — e una ridotta mobilità dell'anca.
Perché continuare a giocarci sopra è l'errore che costa di più
È la domanda che tutti fanno: «posso giocare lo stesso?». La risposta onesta è che dipende, ma con una premessa che vale sempre.
Il fatto che il dolore sparisca dopo il riscaldamento non significa che il tessuto stia bene. Significa che il riscaldamento aumenta temporaneamente la tolleranza. Il carico continua ad arrivare, e la struttura continua a essere sollecitata oltre la sua capacità attuale.
Continuare senza modificare nulla porta tipicamente a tre conseguenze:
- La finestra di sollievo si accorcia: all'inizio spariva dopo dieci minuti, poi non sparisce più
- Il dolore si estende ad attività che prima non lo provocavano: alzarsi, starnutire, girarsi nel letto
- Compaiono compensi: si modifica il gesto, e questo genera problemi in altri distretti
Non significa necessariamente stop totale: in molti casi si lavora modulando il carico — riducendo minutaggio, evitando temporaneamente i calci di interno a piena potenza, mantenendo la corsa in linea. Ma serve una valutazione per stabilire cosa è tollerabile nel caso specifico.
Cosa funziona davvero
Qui l'evidenza è insolitamente chiara, e va nella direzione opposta a quella che molti si aspettano.
Funziona
- Esercizio attivo progressivo centrato sul rinforzo degli adduttori, in particolare in modalità eccentrica. È l'intervento con il supporto più solido (Hölmich, The Lancet 1999)
- Lavoro sulla stabilità lombopelvica e sul controllo del bacino
- Recupero della mobilità dell'anca quando è limitata
- Gestione progressiva del carico: modulare, non azzerare
- Reintroduzione graduale del gesto tecnico prima del ritorno in partita
Non è sufficiente da solo
- Riposo: il dolore si riduce, ma torna appena si riprende, perché nulla è cambiato nella capacità del tessuto
- Terapie passive isolate: possono dare sollievo ma non modificano la tolleranza al carico
- Stretching aggressivo degli adduttori in fase acuta: su un tessuto irritato spesso peggiora
- Antinfiammatori per continuare a giocare: mascherano il segnale e permettono di superare la soglia di tolleranza senza accorgersene
Il punto centrale: l'obiettivo non è togliere il dolore, è aumentare quello che il tessuto riesce a sopportare. Sono due cose diverse, e la seconda richiede esercizio.
Prima è, meglio è
Il dolore inguinale è il quadro in cui il tempo perso costa di più: le forme affrontate presto si risolvono in poche settimane, quelle trascinate per mesi richiedono percorsi molto più lunghi. Se il fastidio dura da più di due settimane, vale la pena capire di cosa si tratta.
Prima seduta 19,90€ per 50 minuti. La sede Salaria si trova dentro il Salaria Sport Village, comoda per chi gioca nell'impianto. Lunedì-Sabato 8:00-20:00.
Quanto dura
| Situazione | Tempi indicativi | Sedute |
|---|---|---|
| Forma acuta affrontata subito | 4-8 settimane | 8-12 |
| Forma sub-acuta (1-3 mesi di storia) | 8-14 settimane | 12-18 |
| Forma cronica (oltre 3-6 mesi) | 3-6 mesi | 18-30 |
| Forma legata all'anca | variabile, spesso più lunga | valutazione specifica |
Range indicativi per forme muscoloscheletriche non complicate. Il numero effettivo si stabilisce dopo la valutazione e si aggiorna con la rivalutazione periodica.
La lettura di questa tabella è una sola: ogni mese di attesa costa più di un mese di percorso.
Come si stima la durata di un percorso e perché il numero si decide dopo la valutazione, non prima.
→ Leggi quante sedute servonoIl ritorno in campo
Il dolore inguinale ha un tasso di recidiva elevato, e la ragione principale è il rientro anticipato. Il criterio non è l'assenza di dolore.
- Forza degli adduttori recuperata e simmetrica rispetto al lato sano: è il parametro più importante e si misura
- Assenza di dolore alla palpazione dell'inserzione
- Test di contrazione contro resistenza negativi
- Corsa, cambi di direzione e scatti eseguiti senza sintomi
- Calci progressivi senza dolore, reintrodotti per intensità crescente prima della partita
- Allenamento completo con la squadra tollerato prima di rientrare in partita
La progressione tipica: corsa in linea, poi cambi di direzione, poi calci a bassa intensità, poi calci pieni, poi allenamento con contrasti, poi partita con minutaggio ridotto.
I sei infortuni più frequenti del calcettista amatoriale, i tempi realistici di ritorno per ciascuno e i criteri di rientro graduale.
→ Leggi sui tempi di ritorno in campoSi può prevenire, e questo è documentato
È uno dei pochi infortuni per cui esiste un intervento preventivo con evidenza specifica.
Harøy et al. (BJSM, 2019) hanno documentato che un programma di rinforzo eccentrico degli adduttori, eseguito con regolarità durante la stagione, riduce significativamente l'incidenza di problemi inguinali nei calciatori. L'esercizio di riferimento è il Copenhagen adduction, che richiede pochi minuti e un compagno o un appoggio.
Le indicazioni pratiche:
- Introdurlo gradualmente: genera un indolenzimento importante se si parte con volumi eccessivi
- Due volte a settimana è sufficiente
- Mantenerlo durante la stagione, non solo in preparazione
- Associare lavoro sulla mobilità dell'anca e sulla stabilità del bacino
- Attenzione particolare per chi ha già avuto un episodio: il pregresso è il predittore più forte
Preparazione, riscaldamento efficace e gli esercizi con l'evidenza preventiva più solida per chi torna a giocare dopo uno stop.
→ Leggi sulla prevenzioneIl dolore inguinale è uno dei quadri sportivi che arriva più tardi alla valutazione nelle nostre sedi: una quota rilevante dei pazienti riferisce sintomi presenti da oltre due mesi al primo accesso, spesso con una storia di episodi ricorrenti nelle stagioni precedenti. La forma legata agli adduttori è la più rappresentata, frequentemente con una componente pubica associata. Il fattore che più incide sulla durata del percorso non è la gravità iniziale ma il tempo trascorso prima di affrontarlo. Una parte dei casi richiede un approfondimento medico prima di procedere: in questi casi il percorso viene sospeso e rimandato.
Quando servono approfondimenti
Nella maggior parte dei casi la valutazione clinica è sufficiente per impostare il percorso. Gli approfondimenti diventano utili quando:
- Sono presenti i segnali descritti nella sezione dedicata, e allora vengono prima di tutto
- Il quadro non risponde a un percorso conservativo ben condotto
- Si sospetta una componente legata all'anca che richiede caratterizzazione
- C'è il sospetto di frattura da stress
- Il quadro è ricorrente da più stagioni senza spiegazione
L'indicazione agli esami la pone il medico. Vale anche qui l'avvertenza generale sull'imaging: mostra spesso reperti presenti anche in atleti senza sintomi, quindi il referto va sempre letto insieme al quadro clinico e non al posto suo.
Se ti è stato proposto un intervento e vuoi confrontarti prima di decidere: quali indicazioni sono consolidate, quali discusse, cosa chiedere alla visita.
→ Leggi sul secondo parereDove siamo
Fisiosalaria opera in tre sedi a Roma:
- Salaria: Via San Gaggio 5, 00138 — dentro il Salaria Sport Village, comoda per chi gioca nell'impianto
- Viale Libia: Via Collalto Sabino 88, 00199 (quartiere Trieste, metro B1 Libia)
- Monteverde: Via Giuseppe Ghislieri 25, 00152 (Roma Ovest)
Orari Lunedì-Sabato 8:00-20:00, Domenica chiuso. Prima seduta 19,90€ per 50 minuti con anamnesi sportiva, screening dei segnali di allarme, valutazione clinica con test specifici, primo intervento e piano orientativo. Fattura sanitaria detraibile 19% sempre rilasciata.
Come prenotare
- WhatsApp: 340 759 4636 (codice INGUINE per priorità)
- Avatar Sara sul sito (24/7)
- Telefono: 06 85912646
Quando prenoti indica da quanto tempo hai il sintomo, quali gesti lo provocano e se hai già avuto episodi simili nelle stagioni precedenti. Se hai uno dei segnali descritti nella sezione dedicata, il primo passaggio è il medico.
Domande frequenti
Perché mi tira l'inguine quando calcio?
Nella maggior parte dei casi si tratta di un quadro legato agli adduttori, i muscoli della parte interna della coscia che si inseriscono sul pube. Il calcio di interno richiede una loro contrazione intensa con l'anca in posizione estrema, ed è il gesto più direttamente correlato. Contribuiscono anche i cambi di direzione, gli scatti, l'asimmetria del gesto — quasi tutti calciano prevalentemente con un piede — e il carico settimanale concentrato di chi gioca una partita senza allenarsi. Due fattori individuali aumentano il rischio: debolezza degli adduttori e ridotta mobilità dell'anca.
La pubalgia è una diagnosi precisa?
No, è un termine ombrello che raggruppa quadri clinici diversi. L'accordo internazionale di Doha (Weir, BJSM 2015) ha standardizzato la classificazione distinguendo le forme legate agli adduttori — le più frequenti nel calciatore — da quelle dell'ileopsoas, della regione inguinale, del pube e dell'anca. La distinzione conta perché il trattamento cambia. Nella pratica le forme si sovrappongono spesso: è comune trovare una componente degli adduttori insieme a una pubica. La valutazione serve a capire cosa prevale.
Posso continuare a giocare?
Dipende, ma con una premessa che vale sempre: il fatto che il dolore sparisca dopo il riscaldamento non significa che il tessuto stia bene, significa che il riscaldamento aumenta temporaneamente la tolleranza. Continuare senza modificare nulla porta tipicamente a tre conseguenze: la finestra di sollievo si accorcia, il dolore si estende ad attività che prima non lo provocavano, compaiono compensi che generano problemi altrove. Non significa necessariamente stop totale: in molti casi si modula il carico, ma serve una valutazione per stabilire cosa è tollerabile.
Quanto tempo ci vuole per guarire?
Dipende soprattutto da quanto è stato trascinato. Forma acuta affrontata subito: 4-8 settimane, 8-12 sedute. Forma sub-acuta con 1-3 mesi di storia: 8-14 settimane, 12-18 sedute. Forma cronica oltre i 3-6 mesi: 3-6 mesi, 18-30 sedute. La forma legata all'anca ha tempi variabili e richiede valutazione specifica. La lettura di questi numeri è una sola: ogni mese di attesa costa più di un mese di percorso. È il quadro in cui il tempo perso pesa di più.
Cosa funziona per il dolore inguinale?
L'esercizio attivo progressivo centrato sul rinforzo degli adduttori, in particolare in modalità eccentrica: è l'intervento con il supporto più solido (Hölmich, The Lancet 1999). Insieme a lavoro sulla stabilità lombopelvica, recupero della mobilità dell'anca quando limitata, gestione progressiva del carico e reintroduzione graduale del gesto tecnico. Non sono sufficienti da soli il riposo, le terapie passive isolate, lo stretching aggressivo in fase acuta e gli antinfiammatori per continuare a giocare. L'obiettivo non è togliere il dolore ma aumentare quello che il tessuto sopporta.
Quando il dolore all'inguine richiede il medico?
L'inguine è una regione complessa e alcune cause non sono muscoloscheletriche. Vanno valutate dal medico prima di iniziare qualsiasi percorso: rigonfiamento o massa palpabile che aumenta sotto sforzo o tossendo, per escludere un'ernia; dolore, gonfiore o alterazioni testicolari, che richiedono valutazione urologica; bruciore urinario, sangue nelle urine, febbre; dolore addominale associato; nelle donne dolore correlato al ciclo; dolore notturno intenso o calo di peso non spiegato; dolore osseo localizzato presente anche camminando, per escludere una frattura da stress; blocco articolare dell'anca.
Si può prevenire?
Sì, ed è uno dei pochi infortuni con un intervento preventivo di evidenza specifica. Harøy et al. (BJSM, 2019) hanno documentato che un programma di rinforzo eccentrico degli adduttori eseguito con regolarità durante la stagione riduce significativamente l'incidenza di problemi inguinali nei calciatori. L'esercizio di riferimento è il Copenhagen adduction. Va introdotto gradualmente perché genera indolenzimento importante se si parte con volumi eccessivi, bastano due volte a settimana, va mantenuto durante la stagione e non solo in preparazione. Attenzione particolare per chi ha già avuto un episodio.
Quando posso tornare a giocare?
Il criterio non è l'assenza di dolore. Servono: forza degli adduttori recuperata e simmetrica rispetto al lato sano, che è il parametro più importante e si misura; assenza di dolore alla palpazione dell'inserzione; test di contrazione contro resistenza negativi; corsa, cambi di direzione e scatti senza sintomi; calci progressivi senza dolore reintrodotti per intensità crescente prima della partita; allenamento completo con la squadra tollerato prima del rientro. La progressione tipica va da corsa in linea a cambi di direzione, calci a bassa intensità, calci pieni, allenamento con contrasti, partita con minutaggio ridotto.
Fonti
- Weir A, et al. Doha agreement meeting on terminology and definitions in groin pain in athletes. British Journal of Sports Medicine, 2015.
- Hölmich P, et al. Effectiveness of active physical training as treatment for long-standing adductor-related groin pain in athletes: randomised trial. The Lancet, 1999.
- Harøy J, et al. The Adductor Strengthening Programme prevents groin problems among male football players: a cluster-randomised controlled trial. British Journal of Sports Medicine, 2019.
- Serner A, et al. Diagnosis of acute groin injuries: a prospective study of 110 athletes. American Journal of Sports Medicine.
- Thorborg K, et al. Clinical assessment of hip and groin pain in athletes. British Journal of Sports Medicine, 2017.










