Ho la fascite plantare: la tecar serve?

Il verdetto: Può aiutare, ma non da sola. La tecar può dare un sollievo in più sul dolore al tallone, ma le prove sono poche e la base della cura restano stretching, carico graduale e scarpe adatte.

In breve. Se hai la fascite plantare, la tecar può essere un aiuto in più contro il dolore, non la cura principale. Uno studio randomizzato pubblicato nel 2026 su 60 persone ha visto meno dolore aggiungendo la tecar a esercizi e plantari, ma la funzione del piede non è migliorata più che con la sola cura di base. La fascite guarisce soprattutto con lo stretching di polpaccio e pianta, la riduzione dei carichi che la irritano e scarpe ammortizzate: secondo l'AAOS oltre il 90% delle persone migliora entro 10 mesi con queste cure semplici. Lo sperone calcaneare visto in radiografia, di solito, non è la causa del dolore. La tecar ha senso dentro un percorso, dopo una valutazione.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 26.10.2026.

La fascite plantare è un sovraccarico della fascia plantare, la banda di tessuto robusto che va dal tallone alle dita e sostiene l'arco del piede. Il segno tipico è un dolore sotto il tallone ai primi passi del mattino o quando ti alzi dopo essere stato seduto a lungo: fa male, poi si scioglie un po' camminando, e torna a fine giornata.

La tecar(trasferimento energetico capacitivo e resistivo) è una terapia fisica che usa una corrente a radiofrequenza per produrre calore nei tessuti. Se vuoi capire bene come funziona, trovi tutto in Tecarterapia: cos’è e come funziona davvero?. Qui ci concentriamo su una sola domanda: sul tallone serve davvero?

La tecar funziona sulla fascite plantare?

Può ridurre il dolore, ma le prove sono ancora poche. Lo studio più specifico è un trial randomizzato iraniano pubblicato nel 2026 sulla rivista Physical Treatments: 60 adulti con fascite plantare, divisi in due gruppi.

  • Un gruppo faceva la cura di base: esercizi di stretching e rinforzo, un cuscinetto in silicone per il tallone e un antinfiammatorio prescritto dal medico.
  • L'altro gruppo faceva la stessa cura più 8 sedute di tecar, due a settimana per quattro settimane.

Entrambi i gruppi sono migliorati. Il gruppo con la tecar aveva meno dolore alla fine delle sedute e dopo due mesi, e una fascia meno ispessita all'ecografia. Però la funzione del piede, cioè quanto la persona riusciva a fare nella vita di tutti i giorni, non era diversa tra i due gruppi. Gli autori stessi ricordano i limiti: un solo centro, pochi pazienti, controllo breve.

Anche le revisioni generali sulla tecar nel dolore muscolo-scheletrico, come una meta-analisi del 2022, trovano una riduzione del dolore rispetto ai controlli, ma con studi molto diversi tra loro. In pratica: è una possibilità ragionevole come aiuto contro il dolore, non una scorciatoia. Per un quadro completo leggi La tecar funziona davvero? Cosa dicono gli studi.

Ho lo sperone calcaneare: la tecar lo scioglie?

No: nessuna terapia fisica «scioglie» uno sperone, e di solito non serve. Lo sperone calcaneare è una piccola punta d'osso che si forma dove la fascia si attacca al tallone. L'AAOS, la società americana dei chirurghi ortopedici, è chiara: gli speroni non causano il dolore della fascite. Molte persone con fascite hanno uno sperone, ma la maggior parte delle persone con uno sperone non ha alcun dolore.

Quindi, se in radiografia vedi la parola «sperone», non spaventarti. Il bersaglio della cura è la fascia irritata e i tessuti intorno, non la punta d'osso. Per questo anche la chirurgia per togliere lo sperone, di solito, non si fa.

Cosa fa la tecar sul tallone?

Produce calore nei tessuti, e il calore può ridurre il dolore e la rigidità per qualche tempo. Sul tallone il terapista usa spesso la modalità resistiva, pensata per i tessuti più densi come tendini, fasce e zone vicino all'osso, e a volte quella capacitiva sui muscoli del polpaccio, che nella fascite sono spesso rigidi. La differenza tra le due modalità è spiegata in Tecar capacitiva e resistiva: che differenza c’è?.

Cosa non fa: non ripara da sola la fascia, non cambia il modo in cui carichi il piede e non allunga il polpaccio. Sono queste le cose che, nel tempo, fanno passare la fascite. La tecar può rendere più facile fare gli esercizi nei giorni in cui il tallone è più dolente.

Cosa funziona davvero per la fascite plantare?

Le cure di base sono quelle con le prove migliori. L'NHS e l'AAOS indicano:

  • Stretching del polpaccio e della pianta del piede, meglio al mattino prima di alzarti: per l'AAOS è il modo più efficace per alleviare il dolore.
  • Ridurre i carichi che irritano: meno ore in piedi su superfici dure, pausa temporanea dalla corsa, attività a basso impatto come nuoto o bici.
  • Scarpe con tallone ammortizzato e buon sostegno dell'arco, plantari o talloniere; evitare infradito, ciabatte senza tallone e camminare scalzi su pavimenti duri.
  • Ghiaccio avvolto in un panno per brevi periodi e, se serve, antidolorifici su indicazione del medico.
  • Calo di peso se in sovrappeso: meno carico sul tallone a ogni passo.

Per scarpe e camminata trovi indicazioni pratiche in Fascite plantare: si può camminare e quali scarpe usare?.

Meglio la tecar o le onde d'urto per il tallone?

Per la fascite plantare che dura da mesi, le onde d'urto hanno più studi alle spalle della tecar, anche se i risultati non sono uniformi. La tecar ha finora pochi studi specifici sul tallone. Non sono alternative fisse: la scelta dipende da quanto dura il problema, da come risponde agli esercizi e dalla valutazione del clinico. Ne parliamo in Tecar o onde d’urto: quale scegliere? e, per il tallone, in Onde d’urto per la fascite plantare: quando si vedono i risultati?.

E se il dolore non passa da mesi?

Una fascite che non migliora dopo diversi mesi di cure corrette va rivalutata: a volte la diagnosi è un'altra, a volte manca un pezzo del percorso. Trovi cosa rivalutare in Fascite plantare che non passa da mesi: cosa rivalutare?.

Quando farsi vedere subito

  • Formicolio o perdita di sensibilità al piede: può esserci un nervo coinvolto.
  • Diabete: i problemi al piede vanno sempre valutati dal medico, e il calore va usato con prudenza se la sensibilità è ridotta.
  • Tallone gonfio, caldo e arrossato, o febbre.
  • Dolore comparso dopo un trauma o una caduta, o che ti impedisce di appoggiare il piede.
  • Dolore forte anche a riposo e di notte, che non cambia con il movimento.

Il parere del team Fisiosalaria

Nella fascite plantare vediamo spesso persone che hanno provato tante terapie una dopo l'altra, senza mai cambiare scarpe, carichi e stretching. L'errore più comune è cercare la macchina giusta e trascurare il lavoro quotidiano sul piede e sul polpaccio. La tecar può essere utile per abbassare il dolore nelle fasi più fastidiose, ma il risultato duraturo lo dà il carico ben dosato.

L'ortopedico esclude le cause diverse dalla fascite, il fisioterapista costruisce stretching, rinforzo e ritorno graduale al cammino o alla corsa, l'osteopata lavora sulla mobilità di piede e caviglia. Da Fisiosalaria la tecar si usa solo dopo una valutazione e dentro un percorso con esercizi.

Domande frequenti

Quante sedute di tecar servono per la fascite?

Non esiste un numero fisso. Nello studio del 2026 si facevano 8 sedute in quattro settimane, sempre insieme agli esercizi. Se dopo alcune sedute non cambia nulla, conviene rivedere il percorso.

Posso camminare dopo la tecar al tallone?

Sì, puoi camminare normalmente. Conviene però non fare subito l'attività che irrita di più il tallone, come una corsa lunga su asfalto, solo perché il dolore è calato.

La tecar al tallone fa male?

No, dovresti sentire un calore piacevole. Se brucia o punge, dillo subito al terapista, che abbassa l'intensità.

La fascite plantare guarisce da sola?

Spesso migliora con cure semplici e pazienza: la maggior parte delle persone sta meglio entro alcuni mesi. Più che aspettare, conviene fare bene stretching e gestione dei carichi.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Henry Gray, Anatomy of the Human Body (1918), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

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