Periostite tibiale: perché fanno male le tibie correndo?
In breve. Le tibie fanno male correndo soprattutto per la sindrome da stress tibiale mediale, quella che chiamiamo periostite. È la risposta dell'osso a un carico che cresce più in fretta della sua capacità di adattarsi. Il dolore tipico è diffuso, lungo il bordo interno della tibia, per almeno 5 centimetri. Cambiare scarpe aiuta poco se non si cambia il modo di aumentare chilometri e intensità. Un fastidio sulla faccia anteriore della tibia, invece, può avere altre cause e va guardato con più attenzione.
A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 09.10.2026.
La periostite tibiale è il nome comune di un dolore da sforzo lungo il bordo interno della tibia, di solito nei due terzi inferiori della gamba. I medici la chiamano sindrome da stress tibiale mediale; in inglese è nota come «shin splints». Colpisce soprattutto chi corre, chi fa sport con salti e i militari: secondo una revisione critica pubblicata su Sports Medicine, la frequenza varia dal 4% al 35% in queste popolazioni.
Il momento tipico è facile da riconoscere. Si ricomincia a correre dopo l'estate, si prepara una mezza maratona in poche settimane, si passa dal tapis roulant all'asfalto. Le gambe reggono il fiato, ma l'osso non ha ancora avuto il tempo di adattarsi.
Perché le tibie fanno male quando corri?
Perché a ogni passo la tibia si flette leggermente e l'osso deve rinnovarsi per diventare più resistente. Questo rinnovamento richiede settimane. Se il carico cresce più in fretta, l'osso si «consuma» più di quanto riesca a ricostruirsi, e la zona diventa dolente.
Un'immagine utile è quella di un cantiere: ogni corsa apre qualche piccolo lavoro di manutenzione nell'osso. Se le corse sono ben distanziate, i lavori si chiudono. Se si accumulano, il cantiere resta aperto e fa male.
I fattori che rendono più probabile il problema, secondo le revisioni disponibili, sono:
- Sesso femminile.
- Pronazione marcata, cioè il piede che in appoggio «crolla» verso l'interno.
- Peso corporeo più alto.
- Aver già avuto lo stesso problema.
- Aumenti rapidi di chilometri, frequenza o intensità, e cambi di superficie.
Il dolore alle tibie correndo è una sindrome da stress?
Nella maggior parte dei casi sì: è la causa più frequente di dolore alla tibia in chi corre. Ci sono alcuni segni che la rendono probabile:
- Dolore lungo il bordo interno della tibia, non sul davanti.
- Dolore alla pressione su un tratto lungo almeno 5 centimetri, non in un punto solo.
- Spesso sono coinvolte entrambe le gambe.
- All'inizio fa male nei primi minuti di corsa e migliora scaldandosi; se il carico continua a crescere, il dolore dura per tutto l'allenamento e anche dopo.
Se invece il dolore si indica con un dito, compare a riposo o saltellando su una gamba sola, il sospetto si sposta verso una frattura da stress. Come si distinguono le due situazioni, e cosa vuol dire edema periostale nel referto, lo spieghiamo nell'articolo periostite o frattura da stress della tibia.
Un fastidio sulla parte anteriore della tibia è una periostite?
Non per forza. La periostite classica fa male sul bordo interno della tibia. La faccia anteriore, quella che si sente sotto la pelle, ha altre cause da considerare.
Anche il nome «periostite» è un po' fuorviante. Il periostio è la membrana che riveste l'osso, e il nome fa pensare a una sua infiammazione. Le ricerche però non confermano che il problema principale sia un'infiammazione da trazione dei muscoli: l'ipotesi più accreditata riguarda l'osso stesso, che si riassorbe più in fretta di quanto si ricostruisce.
Un fastidio persistente sul davanti della tibia può dipendere da:
- Frattura da stress della corticale anteriore: rara, ma considerata ad alto rischio, perché guarisce con più difficoltà.
- Sindrome compartimentale da sforzo: i muscoli davanti alla tibia si gonfiano dentro la loro fascia, con tensione e dolore che compaiono sempre dopo un certo tempo di corsa e passano fermandosi.
- Tendini davanti alla caviglia irritati, a volte da lacci troppo stretti.
- Colpi ripetuti, per esempio nel calcio.
Ne parliamo più a fondo nell'articolo sulle cause di dolore alla tibia.
Perché il dolore continua anche se ho cambiato scarpe?
Perché quasi sempre il problema non sono le scarpe, ma il carico: quanto si corre, quanto spesso, a che velocità e con quale progressione rispetto al tempo che l'osso ha per adattarsi. Cambiare scarpe senza cambiare il programma è come cambiare le gomme a un'auto che si guida sempre troppo forte.
I motivi più frequenti per cui il dolore non passa sono:
- Il carico non è stato ridotto abbastanza, o si è ripreso troppo presto appena il dolore si è calmato.
- Muscoli di polpaccio, piede e anca deboli, che assorbono meno gli impatti e lasciano più lavoro all'osso.
- Tempi biologici: l'osso si rimodella in settimane e mesi, non in giorni.
- Una diagnosi diversa, o una seconda insieme alla prima, come la sindrome compartimentale da sforzo.
Le calzature non sono inutili. Due grandi studi suggeriscono che plantari ammortizzanti o semirigidi possano aiutare a prevenire il problema in popolazioni a rischio. Ma sono un aiuto, non la soluzione. Sul tema dei plantari c'è l'articolo sul piede piatto nell'adulto.
Quanto tempo serve e cosa aiuta davvero?
Spesso più di quanto si spera. Secondo le indicazioni del servizio sanitario di Glasgow, il recupero medio è di circa 64 giorni negli uomini e 89 nelle donne, e di 90-120 giorni quando il problema è già ricomparso più volte. Nelle forme lievi, ricorda il servizio sanitario inglese, i sintomi migliorano in poche settimane.
Il riposo dalla corsa si è dimostrato efficace quanto gli altri trattamenti studiati. Ma riposo non vuol dire divano:
- Ridurre o sospendere la corsa e mantenere la forma con bici, nuoto o corsa in acqua.
- Rinforzare polpaccio, muscoli del piede, anca e tronco.
- Ghiaccio avvolto in un panno, fino a 20 minuti, per calmare il dolore.
- Onde d'urto: considerate un'opzione di terza scelta, quando carico e rinforzo ben fatti non sono bastati.
Come si torna a correre senza ricadere?
Si torna per gradi, usando il dolore come guida. Un criterio usato nei percorsi di ripresa è riuscire a correre 18 minuti con un dolore sotto 4 su 10. Da lì si aumenta una cosa alla volta: prima la durata, poi la frequenza, per ultima la velocità.
- Alternare corsa e cammino nelle prime uscite.
- Preferire superfici regolari e più morbide nella fase di ripresa, come suggerisce il servizio sanitario inglese.
- Lasciare giorni di recupero tra una corsa e l'altra.
- Controllare la mattina dopo: se la tibia è più dolente del giorno prima, il passo è stato troppo lungo.
Altri consigli pratici sono nell'articolo su come prevenire gli infortuni nella corsa.
Quando farsi vedere subito
- Dolore in un punto preciso dell'osso, che si indica con un dito.
- Dolore a riposo o di notte.
- Dolore saltellando su una gamba sola.
- Formicolio, piede debole, pelle fredda o pallida durante lo sforzo.
- Gonfiore, rossore, calore o febbre.
Il parere del team Fisiosalaria
Vediamo spesso corridori che cambiano tre paia di scarpe prima di cambiare la tabella di allenamento. Quasi sempre il nodo è lì: settimane con troppi chilometri in più, ripetute aggiunte all'improvviso, una gara preparata di corsa. L'altro errore frequente è stringere i denti finché un fastidio diffuso diventa un punto preciso.
Il lavoro combinato funziona bene: l'ortopedico esclude la frattura da stress quando serve, il fisioterapista costruisce il piano di carico e rinforzo, l'osteopata guarda come piede, anca e bacino distribuiscono gli impatti. Se il dolore dura da più di qualche settimana nonostante la riduzione del carico, una valutazione aiuta a capire da dove viene e da dove ripartire.
Domande frequenti
Posso correre con un po' di dolore alle tibie?
Se il dolore è lieve, diffuso e sparisce con il riposo, a volte si può mantenere una corsa ridotta e concordata. Se diventa puntiforme, peggiora mentre corri o si sente a riposo, è il momento di fermarsi e farsi valutare.
Servono scarpe più ammortizzate?
Possono aiutare, ma non sostituiscono una progressione graduale. Se il dolore resta, il primo cambiamento da fare è sull'allenamento.
Il problema può tornare?
Sì, chi l'ha già avuto ha più probabilità di riaverlo. Rinforzo costante e aumenti graduali sono la prevenzione migliore.
Fonti
- Moen M.H. et al., Medial tibial stress syndrome: a critical review, Sports Medicine, 2009
- NHS Greater Glasgow and Clyde, Medial tibial stress syndrome (Right Decisions)
- NHS, Shin splints
- Brewer R.B., Gregory A.J.M., Chronic lower leg pain in athletes, Sports Health, 2012
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.
Immagine: Gabin Vallet su Unsplash.
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