Frattura da stress del femore nei runner: come si riconosce?

In breve. La frattura da stress del femore è una piccola incrinatura dell'osso della coscia causata da un carico ripetuto, tipica di chi aumenta troppo in fretta chilometri o intensità della corsa. Dà un dolore vago alla coscia o all'inguine che peggiora correndo, migliora a riposo e col tempo compare anche camminando. Nelle prime settimane la radiografia è spesso normale: l'esame più sensibile è la risonanza magnetica. Quella al collo del femore, vicino all'anca, è la forma più delicata e va valutata subito.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 22.10.2026.

Una frattura da stress è una piccola crepa nell'osso che si forma quando il carico ripetuto supera la capacità dell'osso di ripararsi. Prima della crepa c'è spesso una fase di reazione da stress, in cui l'osso è infiammato e gonfio ma non ancora incrinato. L'OrthoInfo dell'Accademia americana dei chirurghi ortopedici spiega che il problema nasce spesso 3-4 settimane dopo un nuovo programma di allenamento o l'inizio di una stagione.

Nel femore, l'osso più lungo del corpo, le fratture da stress colpiscono soprattutto due zone: il collo del femore, la parte stretta vicino all'anca, e la diafisi, cioè il corpo dell'osso, più spesso nel terzo superiore e interno. Sono meno frequenti di quelle di tibia e piede, ma più insidiose, perché il dolore è vago e la diagnosi tarda.

Quali sono i sintomi della frattura da stress del femore?

Il dolore è spesso vago e difficile da localizzare. I segnali tipici sono:

  • dolore alla coscia o all' inguine, a volte riferito al ginocchio;
  • comparsa graduale, senza un trauma preciso;
  • dolore che peggiora correndo e migliora a riposo;
  • con il passare dei giorni, dolore anche camminando, salendo o scendendo le scale, e a volte di notte;
  • zoppia nei casi più avanzati.

Nelle fratture del collo del femore il dolore è più spesso all'inguine o nella parte anteriore della coscia, e può aumentare ruotando l'anca verso l'interno.

Dolore alla coscia che non passa con la corsa: cosa può essere?

La maggior parte dei dolori alla coscia nei runner è muscolare o tendinea. La frattura da stress va sospettata quando il quadro ha alcune caratteristiche precise:

  • c'è stato un aumento recente di chilometri, ritmo o frequenza delle uscite;
  • il dolore non migliora dopo una o due settimane di riduzione del carico;
  • fa male saltellare su una gamba sola;
  • il dolore compare prima durante la corsa a ogni uscita;
  • ci sono fattori di rischio per l'osso.

Per orientarti sugli altri dolori della zona leggi Dolore alla coscia: è un problema muscolare o articolare? e Dolore all'anca nella corsa.

Come si fa la diagnosi: serve la risonanza?

Spesso sì. La visita orienta, ma gli esami sono quasi sempre necessari.

  • Test clinici: dolore saltellando su una gamba e il test del fulcro, in cui il medico mette un braccio sotto la coscia e preme sul ginocchio. Se riproduce il dolore a metà coscia, il sospetto aumenta. Sono indizi, non certezze.
  • Radiografia: nelle prime settimane è spesso normale. In una casistica di runner era diagnostica solo in circa un caso su quattro.
  • Risonanza magnetica: è l'esame più sensibile, mostra anche la fase di reazione da stress e aiuta a valutare la gravità.
  • DEXA, la densitometria ossea: si richiede se ci sono fattori di rischio per un osso fragile.

Una radiografia normale, quindi, non esclude la frattura da stress se il sospetto è forte.

Perché il collo del femore è la zona più delicata?

Perché lì una piccola crepa può evolvere in una frattura completa, con complicazioni serie per l'anca. Gli specialisti distinguono due lati del collo del femore:

  • lato di compressione, nella parte inferiore e interna: di solito si cura senza chirurgia, con un periodo di carico ridotto anche lungo;
  • lato di tensione, nella parte superiore ed esterna: è ad alto rischio di non guarire o di completarsi, e spesso si valuta la fissazione chirurgica.

Per questo un dolore all'inguine in un runner, che peggiora caricando, va fatto valutare in fretta e senza continuare a correre nel frattempo. La scelta del trattamento spetta all'ortopedico insieme al paziente.

Chi rischia di più?

I fattori di rischio principali, secondo OrthoInfo e la letteratura sui runner, sono:

  • troppo, troppo presto: aumenti rapidi di chilometri o intensità;
  • poca energia rispetto all'allenamento: mangiare troppo poco, diete restrittive;
  • nelle donne, cicli irregolari o assenti, segnale di carenza energetica;
  • densità ossea bassa, osteoporosi, uso prolungato di cortisone;
  • fratture da stress precedenti;
  • poco sonno, nessun giorno di riposo, muscoli deboli o affaticati, scarpe consumate.

Molti di questi fattori si possono correggere, ed è proprio su di loro che si lavora per evitare una ricaduta.

Come si cura e quando si torna a correre?

La cura si basa sul togliere carico all'osso perché possa ripararsi. Per le fratture della diafisi, nella maggior parte dei casi senza chirurgia:

  • stop alla corsa e alle attività dolorose;
  • stampelle se camminare fa male;
  • mantenimento della forma con piscina e poi bici, se non danno dolore;
  • correzione dei fattori di rischio: alimentazione, sonno, carichi.

OrthoInfo indica che le lesioni da stress richiedono almeno 3 settimane per guarire, e quelle più gravi fino a 3 mesi o più. Nelle casistiche di runner con frattura della diafisi femorale, il ritorno al livello precedente è avvenuto in media dopo circa 10-12 settimane. Il collo del femore richiede spesso tempi più lunghi.

Quando tornare a correre dopo una frattura da stress

Il ritorno si decide con il medico e segue criteri, non solo il calendario: camminata senza dolore, nessun dolore saltellando, guarigione confermata quando serve dagli esami. Poi si riparte con poca corsa, alternata a cammino, in giorni non consecutivi, e si aumenta per settimane. Per impostare bene la ripresa vedi Prevenire gli infortuni nella corsa.

Quando farsi vedere subito

  • Dolore all' inguine che peggiora caricando il peso, in chi corre.
  • Dolore che compare camminando o di notte.
  • Impossibilità a caricare o dolore improvviso e forte durante la corsa: possibile frattura completa, vai in pronto soccorso.
  • Febbre, calo di peso inspiegato, dolore notturno costante.
  • Più fratture da stress nel tempo, o fratture con carichi leggeri: serve un controllo dell'osso.

Il parere del team Fisiosalaria

Il copione più frequente è un runner amatoriale che prepara una mezza o una maratona, aumenta il chilometraggio in poche settimane e si porta avanti un dolore alla coscia o all'inguine «che va e viene». L'errore più comune è continuare a correre perché la radiografia era normale. Davanti a un dolore che peggiora con il carico, la radiografia negativa non basta.

Il recupero funziona quando l'ortopedico chiarisce la diagnosi e la sede, e il fisioterapista costruisce un ritorno alla corsa graduale, con lavoro di forza su anche e cosce. L'osteopata può aiutare su mobilità e gestione dei sovraccarichi. Se un dolore alla coscia non passa riducendo la corsa, una valutazione aiuta a capire da dove viene e da dove ripartire.

Domande frequenti

Posso continuare a correre con un po' di dolore?

Se sospetti una frattura da stress, no: continuare può trasformare una piccola crepa in una frattura completa. Prima si chiarisce la diagnosi.

La radiografia era normale: posso stare tranquillo?

Non del tutto. Nelle prime settimane la radiografia è spesso negativa; se il sospetto resta, il medico può chiedere una risonanza.

In bici o in piscina posso allenarmi?

Spesso sì, se non provocano dolore e il medico è d'accordo. Sono il modo migliore per mantenere la forma durante lo stop.

Si può prevenire?

In buona parte sì: aumenti graduali, giorni di riposo, sonno sufficiente, alimentazione adeguata al carico e attenzione ai cicli mestruali nelle runner.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Gabin Vallet su Unsplash.

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