Frattura del collo del femore: come si torna a camminare?
In breve. Dopo una frattura del collo del femore si torna a camminare con un percorso che inizia subito: le linee guida inglesi NICE indicano l'intervento il giorno del ricovero o quello successivo e la mobilizzazione con il fisioterapista dal giorno dopo l'operazione. Nella maggior parte dei casi si può caricare il peso sulla gamba fin da subito, con un deambulatore e poi con stampelle o bastone. Gli esercizi vanno proseguiti per almeno tre mesi, e il recupero completo richiede spesso diversi mesi. Il tipo di intervento, chiodo, viti o protesi, dipende dal tipo di frattura e dalle condizioni della persona.
A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 22.10.2026.
Il collo del femore è il tratto stretto di osso che collega la testa del femore, la «pallina» dell'anca, al resto della coscia. Quando si parla di frattura del femore negli anziani, nella grande maggioranza dei casi si intende una frattura in questa zona o subito sotto, nella regione del trocantere. Di solito avviene dopo una caduta banale, in casa, spesso su ossa rese fragili dall'osteoporosi.
È un evento che cambia la vita di una persona e della sua famiglia, e la domanda più frequente è sempre la stessa: tornerà a camminare? La risposta dipende da molti fattori, ma il modo in cui si organizzano i primi giorni e i primi mesi conta moltissimo.
Frattura del femore: protesi o chiodo?
La scelta dipende soprattutto dal punto in cui si è rotto l'osso e da quanto i frammenti si sono spostati. Le linee guida NICE indicano in sintesi:
- Frattura intracapsulare scomposta(dentro la capsula dell'anca, con frammenti spostati): si sostituisce l'articolazione con una endoprotesi, cioè la sostituzione della sola testa del femore, oppure con una protesi totale, che sostituisce anche la cavità.
- La protesi totale si offre in genere a chi prima della frattura camminava fuori casa in autonomia, al massimo con un bastone, non ha problemi cognitivi ed è in grado di affrontare l'intervento.
- Fratture trocanteriche(fuori dalla capsula, un po' più in basso): si fissano con mezzi metallici, come una vite-placca a scorrimento o un chiodo endomidollare, a seconda del tipo di frattura.
Nelle fratture non scomposte si può invece fissare l'osso con viti. In ogni caso la scelta spetta al chirurgo, che considera anche età, salute generale e livello di autonomia precedente. Una domanda utile da fare è: «Con questo intervento potrà caricare subito il peso?»
Perché si opera così in fretta?
Perché ogni giorno a letto aumenta il rischio di complicanze e rende più difficile il recupero. Le linee guida NICE raccomandano di operare il giorno del ricovero o quello successivo, correggendo nel frattempo i problemi medici che potrebbero ritardare l'intervento, come anemia o scompensi.
L'obiettivo dell'intervento non è solo «aggiustare l'osso», ma permettere alla persona di alzarsi presto. Restare a letto, in un anziano, significa perdere forza muscolare, equilibrio e fiducia molto rapidamente.
Quanto tempo ci vuole per camminare dopo una frattura del femore?
I primi passi si fanno di solito nei primissimi giorni. Lo standard di qualità NICE prevede che la riabilitazione inizi al più tardi il giorno dopo l'intervento, almeno una volta al giorno, dopo una valutazione del fisioterapista, salvo motivi medici che lo impediscano.
Un percorso tipico, che varia molto da persona a persona, è questo:
- Primi giorni: passaggi letto-sedia, stare in piedi, primi passi con il deambulatore. Nella maggior parte dei casi è permesso il carico completo sulla gamba operata, ma è sempre il chirurgo a confermarlo.
- Dimissione: si torna a casa o in una struttura di riabilitazione con un ausilio, spesso deambulatore o stampelle.
- Settimane successive: si passa gradualmente a stampelle e poi al bastone, man mano che migliorano forza ed equilibrio.
- Mesi successivi: gli esercizi vanno proseguiti per almeno tre mesi; gonfiore e fastidio notturno possono durare a lungo, e il recupero completo richiede spesso diversi mesi.
Non tutte le persone tornano esattamente al livello di prima. Chi camminava bene e in autonomia prima della caduta ha in genere più possibilità di recuperare; problemi di memoria, altre malattie e lunga immobilità rendono il percorso più lento. Per questo gli obiettivi si fissano insieme, in modo realistico.
Come funziona la riabilitazione dopo la frattura del femore?
La riabilitazione ha un obiettivo preciso: ridare la capacità di cambiare posizione, stare in piedi in sicurezza e camminare con complessità crescente. Le linee guida NICE la descrivono come un lavoro di squadra, che coinvolge anche il geriatra, la valutazione delle cadute e della salute delle ossa.
Gli esercizi più usati
I programmi ospedalieri del servizio sanitario inglese propongono esercizi semplici, da ripetere più volte al giorno per almeno tre mesi:
- movimenti delle caviglie, per la circolazione;
- contrazione della coscia e dei glutei, tenendo qualche secondo;
- piegare e distendere il ginocchio della gamba operata;
- ponte da sdraiati e movimenti della gamba di lato;
- in piedi, tenendosi a una sedia o al piano della cucina, gamba avanti, di lato e indietro; sollevamenti sulle punte.
Scale, casa e vita quotidiana
Per salire le scale si sale prima con la gamba sana, poi con quella operata e infine con la stampella; per scendere si appoggia prima la stampella, poi la gamba operata. In casa conviene togliere tappeti scivolosi, usare calzature chiuse con suola antiscivolo e una buona illuminazione notturna. Trovi altri consigli in Prevenzione delle cadute in casa.
Se l'intervento è stato una protesi, molte indicazioni sui movimenti e sulla vita quotidiana sono simili a quelle della protesi programmata: vedi Dopo la protesi d'anca: limiti, fastidi e attività quotidiane.
Come si evita una seconda frattura?
Dopo una frattura del femore il rischio di nuove cadute e nuove fratture è alto, per questo la prevenzione fa parte della cura. Le linee guida chiedono una valutazione delle cadute e della salute delle ossa.
- Equilibrio e forza: esercizi regolari, anche dopo la fine della riabilitazione; vedi Esercizi di equilibrio per anziani.
- Osteoporosi: valutazione e terapia su indicazione del medico, insieme a esercizi adatti; vedi Osteoporosi: pesi ed esercizi.
- Vista, farmaci e casa: controllare la vista, rivedere con il medico i farmaci che danno sonnolenza o capogiri, mettere in sicurezza gli ambienti.
Quando farsi vedere subito
- Polpaccio gonfio, caldo, dolente: possibile trombosi.
- Improvviso fiato corto o dolore al petto: chiama il 112.
- Ferita arrossata, calda, che secerne liquido o pus, oppure febbre: possibile infezione.
- Dolore all'anca che peggiora all'improvviso, gamba accorciata o ruotata, impossibilità di caricare il peso: possibile lussazione o problema dell'impianto.
- Confusione improvvisa o sonnolenza insolita in una persona anziana.
Il parere del team Fisiosalaria
Nella nostra esperienza, ciò che fa più differenza dopo la dimissione è la continuità: esercizi quotidiani, cammino ogni giorno e una casa sicura. L'errore più comune è la paura di caricare la gamba o di muoversi «per non rovinare l'intervento»: se il chirurgo ha autorizzato il carico, il movimento guidato è la cura. Un altro errore frequente è fermare gli esercizi appena si torna a camminare in casa, mentre forza ed equilibrio continuano a migliorare per mesi.
L'ortopedico segue la guarigione dell'osso e dell'impianto, il fisioterapista guida il passaggio dagli ausili al cammino autonomo, l'osteopata può aiutare su rigidità e compensi di schiena e bacino. Una valutazione dopo la dimissione aiuta a capire da dove ripartire e quali obiettivi porsi.
Domande frequenti
Dopo quanto si può guidare?
In genere non prima di circa sei settimane, e solo quando si cammina senza ausili e si riesce a frenare con sicurezza. Va sempre concordato con il medico.
È normale avere la gamba gonfia per settimane?
Sì, gonfiore e lividi possono durare alcuni mesi. Un polpaccio improvvisamente gonfio, caldo e dolente va invece valutato subito.
Una persona molto anziana può fare riabilitazione?
Sì. L'età da sola non è un motivo per rinunciare: gli obiettivi vengono adattati, ma alzarsi e camminare resta lo scopo principale.
Serve fare gli esercizi anche dopo la fine della fisioterapia?
Sì. Le indicazioni ospedaliere suggeriscono di proseguire almeno tre mesi, e mantenere forza ed equilibrio aiuta a prevenire nuove cadute.
Fonti
- NICE, Hip fracture in adults (QS16), Quality statement 6: rehabilitation after surgery
- Royal College of Physicians, Hip fracture: management, sintesi della linea guida NICE CG124
- Gateshead Health NHS Foundation Trust, Physiotherapy following hip fracture surgery
- King's College Hospital NHS, Rehabilitation after a hip fracture, 2026
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.
Immagine: Henry Gray, Anatomy of the Human Body (1918), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
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