Come si ottiene la fisioterapia a domicilio con l’ASL?
In breve. La fisioterapia a domicilio con l’ASL rientra nell’ Assistenza domiciliare integrata (ADI) ed è pensata per chi non può uscire di casa, per esempio una persona non autosufficiente o che non riesce a camminare. La richiesta parte di solito dal medico di famiglia e passa dal Punto unico di accesso (PUA) del distretto ASL, oppure dal reparto in caso di dimissione dall’ospedale. Dopo una valutazione si costruisce un piano con obiettivi e numero di accessi. Se riesci a raggiungere un ambulatorio, la strada prevista è invece la fisioterapia ambulatoriale.
A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 31.10.2026.
L’ Assistenza domiciliare integrata è l’insieme di cure che il servizio sanitario porta a casa delle persone fragili: visite mediche, assistenza infermieristica, riabilitazione e aiuto nelle attività quotidiane, coordinati tra loro. «Integrata» significa proprio questo: più professionisti che lavorano sullo stesso piano, insieme al medico di famiglia e, quando serve, ai servizi sociali del Comune.
La fisioterapia è una parte dell’ADI. Non è un servizio «a richiesta» per chiunque preferisca farla a casa: è riservata a chi, per le sue condizioni, non può andare in ambulatorio. Vediamo come funziona e come si attiva a Roma e nel Lazio, ricordando che contatti e orari vanno sempre verificati sul sito della propria ASL.
Chi ha diritto alla fisioterapia domiciliare dell’ASL?
Ha diritto alle cure domiciliari chi è non autosufficiente o in condizioni di fragilità tali da non poter raggiungere i servizi. Lo prevedono i Livelli essenziali di assistenza (LEA) del 2017.
Esempi tipici:
- una persona anziana allettata o che non cammina dopo una frattura;
- chi rientra a casa da un ricovero e non è ancora in grado di uscire;
- persone con malattie neurologiche avanzate, come esiti di ictus gravi;
- persone con più malattie croniche e grave limitazione nei movimenti.
Nella carta dei servizi di una Casa della Comunità di Roma, per esempio, l’ADI è descritta come rivolta a cittadini non autosufficienti e/o non deambulanti, con interventi anche riabilitativi come la rieducazione al cammino e la mobilizzazione.
Come si attiva l’ADI a Roma?
Il punto di partenza è il medico di famiglia, che conosce la situazione e ha la responsabilità clinica delle cure a domicilio. La porta d’ingresso del distretto è il PUA, il Punto unico di accesso.
- Parla con il medico di famiglia: spiega cosa la persona non riesce più a fare e perché non può uscire.
- Contatta il PUA del tuo distretto: è lo sportello che accoglie le richieste di assistenza socio-sanitaria. Nella ASL Roma 1, per esempio, l’accesso all’ADI avviene tramite il PUA con l’indicazione del medico curante.
- Valutazione: l’équipe valuta i bisogni clinici, funzionali e sociali (si chiama valutazione multidimensionale).
- Piano personalizzato: si scrive un piano di assistenza o, per la riabilitazione, un progetto riabilitativo, con obiettivi e frequenza degli accessi.
Secondo i LEA la richiesta può partire anche dai familiari o dai servizi sociali, secondo le regole regionali. Se non sai quale sia il tuo distretto, parti da Abito a Roma: qual è la mia ASL e dove trovo i servizi?
E se si esce dall’ospedale?
In caso di dimissione protetta è il reparto, spesso con l’assistente sociale, ad attivare i servizi a domicilio prima del rientro. Ne parliamo in Dopo un ricovero come si continua la riabilitazione nel Lazio?
Quante sedute di fisioterapia a domicilio si fanno?
Non c’è un numero fisso: frequenza e durata dipendono dal piano costruito dopo la valutazione. I LEA dividono le cure domiciliari in livelli in base a un indice di intensità, il coefficiente di intensità assistenziale (CIA), cioè quanti giorni con un accesso a casa ci sono nel periodo di presa in carico:
- cure di base: accessi occasionali, CIA sotto 0,14;
- ADI di primo livello: CIA da 0,14 a 0,30;
- ADI di secondo livello: CIA da 0,31 a 0,50;
- ADI di terzo livello: oltre 0,50, per i bisogni più complessi.
In parole semplici: più la situazione è complessa, più gli operatori vengono spesso. Per la riabilitazione il piano indica gli obiettivi, per esempio tornare a camminare in casa con il deambulatore, e a scadenza si rivaluta.
Cosa fa il fisioterapista a casa?
A domicilio il fisioterapista lavora sulle attività che contano nella vita di tutti i giorni, nell’ambiente reale della persona:
- rieducazione al cammino e ai passaggi posturali, come alzarsi dal letto o dalla sedia;
- mobilizzazione per chi è allettato, per prevenire rigidità;
- esercizi di forza ed equilibrio adattati alla casa;
- consigli su ausili e sulla sicurezza degli ambienti, per ridurre il rischio di cadute;
- addestramento del familiare o della badante, per continuare tra un accesso e l’altro.
Per rendere la casa più sicura trovi idee pratiche in Prevenzione delle cadute in casa.
Se non ho diritto all’ADI quali alternative ci sono?
Se la persona può uscire, anche con un accompagnatore, il servizio pubblico prevede la fisioterapia ambulatoriale con ricetta. Chi preferisce comunque la fisioterapia a casa può rivolgersi a un professionista privato: abbiamo spiegato come funziona in Fisioterapia a domicilio: come funziona.
Il PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha come obiettivo di portare l’assistenza domiciliare al 10% delle persone sopra i 65 anni: i servizi si stanno ampliando, ma tempi e disponibilità possono variare da distretto a distretto.
Quando farsi vedere subito
- Febbre, piaghe da decubito che peggiorano o si arrossano.
- Polpaccio caldo, gonfio e dolente in una persona allettata: possibile trombosi.
- Caduta con dolore all’anca o impossibilità a caricare il peso.
- Confusione improvvisa, difficoltà a respirare, dolore al petto: chiama il 112.
Il parere del team Fisiosalaria
Nelle famiglie che seguiamo vediamo spesso lo stesso errore: aspettare che arrivi il fisioterapista per far muovere la persona. La riabilitazione domiciliare funziona quando anche chi vive in casa diventa parte del programma: alzarsi più volte al giorno, camminare in corridoio, fare due esercizi semplici. Pochi minuti ogni giorno contano più di un accesso lungo una volta a settimana.
Per un genitore anziano trovi altri spunti in Mio padre è anziano e si muove poco: la fisioterapia può aiutarlo? Se la persona può uscire e volete capire da dove ripartire, una valutazione aiuta a fissare obiettivi realistici.
Domande frequenti
La fisioterapia in ADI si paga?
Le prestazioni sanitarie dell’ADI, compresa la riabilitazione, sono garantite dai LEA. Per eventuali quote su alcune prestazioni di assistenza alla persona chiedi al tuo distretto ASL.
Quanto si aspetta per l’ADI?
Dipende dal distretto e dalla complessità del caso. In dimissione protetta l’attivazione viene organizzata prima del rientro.
Il medico di famiglia può rifiutare?
Il medico valuta se ci sono le condizioni per le cure a domicilio. Se la persona può uscire, di solito indica la fisioterapia ambulatoriale. In caso di dubbi puoi rivolgerti al PUA.
Si possono avere anche gli ausili?
Sì, gli ausili come deambulatori o letti articolati si chiedono con un percorso dedicato dell’ASL, spesso coordinato con l’ADI.
Fonti
- DPCM 12 gennaio 2017, Definizione e aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (testo)
- ASL Roma 1, Casa della Comunità Montesacro: carta dei servizi, 2026
- Ufficio parlamentare di bilancio, Focus sul PNRR salute (sintesi), 2022
- Gazzetta Ufficiale, DM 23 maggio 2022 n. 77, Modelli e standard per l’assistenza territoriale
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.
Immagine: Arek Adeoye su Unsplash.
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