Melanoma, il vaccino a mRNA su misura riduce le recidive del 42%: è già disponibile?

Il verdetto: non ancora. Un vaccino a mRNA personalizzato, aggiunto all'immunoterapia dopo l'intervento, ha ridotto del 42% il rischio di recidiva del melanoma in un grande studio di fase 3. Ma è ancora un trattamento sperimentale: non è approvato da nessuna autorità regolatoria e oggi non è disponibile fuori dagli studi clinici.

In breve. I risultati dello studio internazionale INTerpath-001 sono stati presentati al Congresso ESMO 2026 di Madrid e sono stati accettati per la pubblicazione sul New England Journal of Medicine. Lo studio ha coinvolto 1.137 persone operate per un melanoma ad alto rischio, dallo stadio IIB al IV. Chi ha ricevuto il vaccino insieme all'immunoterapia pembrolizumab ha avuto il 42% di rischio in meno di recidiva o morte rispetto a chi ha ricevuto solo l'immunoterapia. A due anni era libero da recidiva l'82,2% contro il 70,0%. Gli effetti collaterali più comuni sono stati febbre, dolore nel punto dell'iniezione e stanchezza.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 26.10.2026.

In questi giorni la notizia del primo vaccino su misura contro il melanoma è rimbalzata su molte testate, tra cui RaiNews. Vediamo cosa dice davvero lo studio, a chi si rivolge, quando potrebbe arrivare e cosa può fare chi oggi è in cura.

Cos'è il vaccino a mRNA personalizzato contro il melanoma?

È un vaccino terapeutico, non preventivo: non si fa per evitare di ammalarsi, ma dopo che il tumore è stato asportato, per ridurre il rischio che torni. Il punto di partenza è il tessuto del tumore tolto con l'intervento. In laboratorio si cercano i neoantigeni, cioè piccole parti presenti solo sulle cellule tumorali di quella persona.

Il vaccino contiene le istruzioni a mRNA per un massimo di 34 neoantigeni. In pratica insegna al sistema immunitario a riconoscere proprio quel tumore. Ogni vaccino è fatto per un solo paziente. Viene dato insieme all'immunoterapia, che toglie i freni alle difese dell'organismo.

Cosa ha dimostrato lo studio INTerpath-001?

Che aggiungere il vaccino all'immunoterapia riduce le recidive. Lo studio è di fase 3, l'ultima prima della richiesta di approvazione. Due persone su tre hanno ricevuto vaccino e immunoterapia, una su tre placebo e immunoterapia.

Dopo un controllo mediano di circa due anni:

  • recidiva o morte: rischio ridotto del 42%;
  • senza recidiva a due anni: 82,2% con il vaccino, 70,0% con la sola immunoterapia;
  • metastasi a distanza: rischio ridotto del 38%. A due anni ne era libero l'88,5% contro l'80,2%;
  • sopravvivenza globale: i dati non sono ancora maturi e la differenza per ora non è significativa. Lo studio prosegue.

Un dettaglio interessante: nei primi sei mesi i due gruppi sono andati in modo simile. Il vantaggio compare dopo, con una riduzione del rischio del 58% in un'analisi prevista dallo studio. È coerente con un vaccino che ha bisogno di tempo per addestrare le difese.

Secondo Il Giorno , l' Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è il centro che ha arruolato più pazienti, 82. L'oncologo Paolo Ascierto dell'Istituto Pascale di Napoli, intervistato da LaPresse, stima che in Italia circa 3.000 persone con melanoma potrebbero essere candidate.

Il vaccino per il melanoma è già approvato e disponibile?

No. Ad oggi è un trattamento sperimentale, non approvato da nessuna agenzia regolatoria. Secondo il comunicato dei promotori, sulla base di questi dati è in corso il dialogo con le autorità regolatorie. Non risulta che sia stata già presentata una domanda di autorizzazione all'agenzia europea (EMA) o a quella americana (FDA).

Il Melanoma Institute Australia, che ha guidato lo studio a livello mondiale, ricorda che la revisione regolatoria può durare diversi anni, a seconda del Paese, e che il trattamento al momento non è disponibile. Se sei in cura, chiedi al tuo oncologo se ci sono studi clinici aperti adatti a te.

Ci sono limiti da conoscere?

Sì, e vanno detti con chiarezza:

  • serve un campione di tumore adeguato: il 17,3% delle persone valutate per lo studio è stato escluso proprio perché il campione non bastava;
  • serve tempo per produrlo: tra la randomizzazione e la prima dose sono passati in mediana 64 giorni;
  • riguarda il melanoma già operato ad alto rischio, non tutti i melanomi e non altri tumori.

Quali sono gli effetti collaterali del vaccino?

Soprattutto febbre, dolore nel punto dell'iniezione e stanchezza, in genere lievi e passeggeri. Con il vaccino la febbre ha riguardato il 52,2% delle persone e la stanchezza il 38,5%, contro il 29,7% con la sola immunoterapia.

Gli effetti collaterali seri sono stati simili nei due gruppi: 14,2% con il vaccino e 13,4% senza.

Muoversi durante e dopo le cure per il melanoma aiuta?

Sì, soprattutto contro la stanchezza, che è uno degli effetti più comuni anche in questo studio. Le linee guida internazionali dell'American College of Sports Medicine indicano che, in chi ha avuto un tumore:

  • circa 30 minuti di attività aerobica moderata, come una camminata a passo svelto, tre volte a settimana migliorano fatica, ansia, depressione, qualità della vita e forma fisica;
  • due sedute a settimana di esercizi di forza danno benefici sulla maggior parte di questi aspetti.

Nei giorni con febbre dopo un'iniezione, riposa e riprendi quando ti senti meglio. Concorda sempre il programma con il tuo oncologo. Trovi consigli pratici su come gestire la stanchezza da cure oncologiche e su l'esercizio dopo un tumore. Se non sai da dove ripartire, un fisioterapista può aiutarti a costruire un programma graduale e sicuro.

Domande frequenti

Il vaccino previene il melanoma nelle persone sane?

No. È un vaccino terapeutico, pensato per chi è già stato operato per un melanoma ad alto rischio. Per prevenire restano fondamentali la protezione dal sole e il controllo dei nei dal dermatologo.

Posso chiedere oggi il vaccino al mio oncologo?

Puoi chiedergli se ci sono studi clinici aperti a cui partecipare. Fuori dagli studi il vaccino non è disponibile, perché non è ancora approvato.

Il vaccino sostituisce l'immunoterapia?

No. Nello studio è stato dato insieme all'immunoterapia, non al suo posto.

Fonti

Foto: Unsplash.

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