Pavimento pelvico dopo il parto: quando iniziare la riabilitazione?

In breve. Gli esercizi leggeri per il pavimento pelvico si possono iniziare già nei primi giorni dopo il parto, anche se ci sono dei punti, purché non facciano male. Le linee guida inglesi NICE consigliano a tutte le neomamme di allenare il pavimento pelvico e, dopo un parto con ventosa o forcipe o con una lesione dello sfintere anale, di valutare un programma seguito da un professionista per almeno tre mesi. Perdite di urina, senso di peso o di «qualcosa che scende» non vanno considerati normali per sempre: sono il motivo per chiedere una valutazione, di solito al controllo delle 6-8 settimane o prima se i sintomi disturbano.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 22.10.2026.

Il pavimento pelvico è un insieme di muscoli e tessuti che chiude in basso il bacino, come un'amaca tesa tra il pube e il coccige. Sostiene vescica, utero e intestino e aiuta a trattenere urina, gas e feci. In gravidanza porta il peso del bambino per mesi; durante il parto vaginale si allunga moltissimo.

Dopo il parto è normale sentirlo debole o «lontano», un po' come un elastico rimasto teso a lungo. Nella maggior parte delle donne recupera, ma l'allenamento mirato aiuta molto e, in alcuni casi, serve un percorso guidato. Vediamo quando iniziare e quali segnali osservare.

Quando si può iniziare la riabilitazione del pavimento pelvico dopo il parto?

Gli esercizi più semplici si possono iniziare con delicatezza già il giorno dopo il parto, se non provocano dolore. Le indicazioni per le neomamme di diversi ospedali del servizio sanitario inglese ricordano che sono sicuri anche con i punti e si possono fare sdraiate, sedute o in piedi.

Conviene distinguere due cose:

  • gli esercizi di base, che quasi tutte possono iniziare presto e da sole;
  • la riabilitazione vera e propria, cioè un programma valutato e seguito da un fisioterapista esperto di salute pelvica, utile quando ci sono sintomi o fattori di rischio.

Le linee guida NICE sulla disfunzione del pavimento pelvico suggeriscono di considerare un programma supervisionato di tre mesi dopo un parto assistito con ventosa o forcipe, dopo un parto con il bambino in posizione posteriore (a faccia in su) o dopo una lesione dello sfintere anale. Il controllo dopo il parto, di solito a 6-8 settimane, è un buon momento per parlarne, ma se hai sintomi non serve aspettare.

Quali esercizi per il pavimento pelvico si fanno dopo il parto?

L'esercizio di base è una contrazione: stringi e solleva verso l'interno i muscoli intorno ad ano, vagina e uretra, come per trattenere insieme un gas e la pipì, poi rilascia del tutto.

  • Contrazioni lente: tieni fino a 10 secondi, poi rilassa completamente.
  • Contrazioni rapide: stringi e lascia subito, più volte di seguito.
  • Respira normalmente e non tirare in dentro la pancia né stringere i glutei.
  • L'NHS suggerisce di arrivare gradualmente a 10 ripetizioni di ciascun tipo, almeno 3 volte al giorno.

Un trucco pratico è legarli a un gesto che fai spesso, per esempio ogni volta che allatti o cambi il pannolino. Non vanno fatti mentre fai pipì: interrompere il flusso serve solo, una volta, a capire quali muscoli usare.

Il rilassamento conta quanto la contrazione. Alcune donne, soprattutto con dolore o cicatrici del perineo, hanno muscoli troppo tesi più che deboli: in questi casi spingere solo sul rinforzo non aiuta. È una delle ragioni per cui una valutazione individuale fa la differenza.

Le perdite di urina dopo il parto sono normali?

Sono frequenti nelle prime settimane, ma non vanno considerate normali se continuano. La forma più comune è l' incontinenza da sforzo: piccole perdite quando tossisci, starnutisci, ridi, sollevi il bambino o corri.

Le linee guida NICE indicano, per le donne con incontinenza da sforzo o mista, un programma di allenamento del pavimento pelvico seguito da un professionista per almeno tre mesi, con una valutazione iniziale della capacità di contrarre e rilassare i muscoli e almeno un controllo durante il percorso. Se il programma funziona, va continuato anche dopo.

Se le perdite compaiono soprattutto facendo sport, trovi un approfondimento in Perdite di urina durante lo sport: c'entra il pavimento pelvico?

Quali sono i sintomi del prolasso dopo il parto?

Il prolasso degli organi pelvici si ha quando vescica, utero o retto scendono e fanno pressione nella vagina, perché i tessuti di sostegno si sono indeboliti. Il parto, soprattutto se lungo o difficile o con un bambino grande, è uno dei principali fattori di rischio.

I sintomi tipici sono:

  • senso di peso o di trazione nel bacino o nella vagina, che spesso peggiora a fine giornata o stando in piedi a lungo;
  • sensazione di qualcosa che scende, o un rigonfiamento che si vede o si sente al tatto;
  • disturbi della vescica: bisogno frequente di urinare, sensazione di non svuotarla del tutto, perdite;
  • fastidio o ridotta sensibilità durante i rapporti.

A volte non dà sintomi e viene scoperto durante una visita. Le forme lievi spesso migliorano con l'allenamento del pavimento pelvico e con accorgimenti come evitare la stitichezza e i carichi pesanti. Le linee guida NICE, per il prolasso lieve con sintomi, suggeriscono un programma supervisionato di almeno quattro mesi. La valutazione del tipo e del grado di prolasso spetta al ginecologo, che discute con la donna le opzioni più adatte.

Cosa evitare nei primi mesi?

Nelle prime settimane conviene proteggere il pavimento pelvico dalle pressioni eccessive, senza però smettere di muoversi.

  • Stitichezza e spinte forti in bagno: bevi, mangia fibre e chiedi consiglio se serve.
  • Carichi pesanti: solleva il bambino piegando le ginocchia, vicino al corpo, espirando.
  • Addominali classici, plank e salti troppo presto: l'NHS consiglia di evitarli all'inizio.
  • Corsa e sport ad alto impatto: meglio aspettare di avere un pavimento pelvico che regge senza perdite né peso.

Per i tempi di ripresa dell'attività fisica leggi Dopo il parto e il cesareo: quando riprendere l'esercizio. Se noti anche una separazione dei muscoli della pancia, vedi Diastasi dopo il parto: quali esercizi.

Quando farsi vedere subito

  • Perdita di feci o di gas che non riesci a controllare.
  • Dolore forte al perineo, ai punti o alla cicatrice, con rossore, gonfiore, secrezioni o cattivo odore.
  • Febbre o dolore quando urini.
  • Impossibilità a urinare o sensazione di vescica sempre piena.
  • Un rigonfiamento che esce dalla vagina.
  • Polpaccio gonfio, caldo e dolente o fiato corto: possono essere segni di un coagulo, da far valutare con urgenza.

Il parere del team Fisiosalaria

Vediamo spesso neomamme che convivono per mesi o anni con piccole perdite o con un senso di peso, pensando che sia il prezzo normale della maternità. Non è così: il pavimento pelvico si allena come qualsiasi altro muscolo e spesso risponde bene, anche a distanza dal parto. L'errore più comune è fare gli esercizi in modo scorretto, spingendo invece di sollevare, o fermarsi dopo poche settimane.

Il pavimento pelvico lavora insieme a respiro, addominali e schiena, per cui ha senso guardare il quadro intero, compreso un eventuale mal di schiena dopo il parto. Se i sintomi durano oltre le prime settimane, una valutazione aiuta a capire da dove ripartire.

Domande frequenti

Dopo il cesareo serve allenare il pavimento pelvico?

Sì. Le linee guida NICE lo raccomandano a tutte le donne che hanno partorito: il pavimento pelvico ha comunque sostenuto il peso della gravidanza per mesi.

Ho partorito anni fa: è troppo tardi?

No. Le linee guida invitano le donne di ogni età ad allenare il pavimento pelvico, e un programma ben fatto può migliorare i sintomi anche a distanza di tempo.

Come capisco se faccio bene gli esercizi?

Dovresti sentire una chiusura e un sollevamento verso l'interno, senza trattenere il respiro né spingere verso il basso. Se non ne sei sicura, una valutazione con un professionista esperto lo chiarisce.

Quanto tempo ci vuole per vedere risultati?

Di solito servono alcuni mesi di allenamento costante: per questo i programmi suggeriti dalle linee guida durano almeno tre mesi.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Arek Adeoye su Unsplash.

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