Frattura del malleolo: quando iniziare la fisioterapia?

In breve. La fisioterapia sulla caviglia inizia di solito quando l'ortopedico toglie gesso o tutore, spesso intorno alle 6 settimane dalla frattura. Prima di allora non si sta fermi: dita, ginocchio e anca vanno mossi fin dal primo giorno. Dopo una frattura scomposta operata il percorso segue tre fasi, protezione, movimento e forza, con tempi decisi dal chirurgo sulle radiografie. Fare riabilitazione prima che la caviglia sia guarita del tutto non solo si può: è la regola.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 09.10.2026.

Il malleolo peroneale(o laterale) è la punta del perone, la sporgenza ossea che senti sul lato esterno della caviglia. Insieme al malleolo interno, che è la punta della tibia, forma una specie di «pinza» che tiene fermo l'astragalo, l'osso del piede su cui poggia tutta la gamba. La sua frattura è la più comune della caviglia e nasce spesso da una storta: un gradino preso male, un contrasto a calcetto, una buca sul marciapiede.

La domanda che quasi tutti si fanno è la stessa: quando posso cominciare a fare fisioterapia? La risposta breve è che la riabilitazione comincia presto, ma per gradi. Prima si lavora intorno alla caviglia, poi sulla caviglia, infine sulla forza e sull'equilibrio. Il ritmo lo dettano il tipo di frattura e le radiografie, non solo il calendario.


Quando si inizia la fisioterapia dopo una frattura del malleolo peroneale?

La fisioterapia vera e propria sulla caviglia inizia di solito quando l'ortopedico toglie gesso o tutore, spesso intorno alle 6 settimane, cioè quando l'osso ha cominciato a saldarsi. La guarigione completa dell'osso richiede in genere 10-12 settimane.

Questo non significa sei settimane di immobilità totale. Già dal primo giorno si possono e si devono muovere le parti libere: dita del piede, ginocchio, anca. I tempi esatti dipendono da tre fattori:

  • Composta o scomposta: se i frammenti sono rimasti al loro posto o si sono spostati.
  • Stabile o instabile: se la «pinza» della caviglia tiene oppure no, anche per il coinvolgimento della sindesmosi, i legamenti che uniscono tibia e perone.
  • Trattamento scelto: gesso, stivaletto tipo walker oppure intervento con placca e viti.

I controlli radiografici si fanno tipicamente intorno alla 2ª, 6ª e 12ª settimana, e ogni passaggio di fase si lega a quello che si vede lì.


Si può iniziare la fisioterapia prima che la caviglia sia guarita del tutto?

Sì, ed è proprio la regola: la riabilitazione serve a recuperare mentre la caviglia sta ancora guarendo, non dopo. L'importante è rispettare i limiti di carico e di movimento fissati dall'ortopedico.

Nella fase con il gesso o lo stivaletto, la riabilitazione precoce comprende di solito:

  • Movimento delle dita del piede, spesso e più volte al giorno.
  • Gamba sollevata sopra il livello del cuore nei primi giorni, per contenere il gonfiore.
  • Rinforzo di anca e coscia, ad esempio sollevamenti della gamba tesa da sdraiati.
  • Uso corretto delle stampelle e tecnica per fare le scale in sicurezza.

Aspettare che «passi tutto da solo» prima di muoversi è uno degli errori più frequenti: la rigidità peggiora, il polpaccio si indebolisce di più e il recupero si allunga.


Come è organizzata la riabilitazione dopo una frattura scomposta operata?

Dopo l'intervento con placca e viti, la riabilitazione segue di solito tre fasi, con tempi decisi dal chirurgo in base alla frattura e alla qualità dell'osso.

  1. Protezione (prime settimane). Ferita da tenere pulita e asciutta, gamba sollevata, stampelle. Il carico può essere vietato o parziale. Si muovono dita, ginocchio e anca.
  2. Movimento (dalla rimozione di gesso o tutore). Esercizi per piegare la caviglia su e giù, mobilità del piede, cammino con il carico consentito, lavoro sul gonfiore.
  3. Forza ed equilibrio (a osso guarito). Polpaccio, salite sulle punte, esercizi su un piede solo, scale; poi corsa e salti per chi fa sport.

Caricare troppo presto una frattura instabile può portare a una guarigione storta o mancata. Caricare meno di quanto consentito, al contrario, rallenta il recupero. Se a rompersi sono stati due o tre malleoli, il percorso è descritto nell'articolo sulla frattura bimalleolare o trimalleolare operata.


Quale percorso seguire dopo gesso e stampelle in una frattura composta?

Dopo una frattura composta trattata con gesso il percorso è lineare: prima si recupera il movimento, poi il cammino, poi forza ed equilibrio. Molte fratture isolate e stabili del perone permettono il carico precoce, ma è sempre l'ortopedico a stabilirlo dopo le radiografie.

  1. Movimento: esercizi attivi di caviglia più volte al giorno, anche da seduti, come la «pompa» punta su e giù.
  2. Cammino: si riducono le stampelle quando il passo è simmetrico e non si zoppica, spesso passando da due a una.
  3. Forza: salite sulle punte, prima su due piedi e poi su uno.
  4. Equilibrio: stare su un piede solo, poi a occhi chiusi o su un cuscino. È spesso il pezzo che manca anche quando il resto sembra a posto.
  5. Ritorno alle attività: la maggior parte delle persone torna alla vita quotidiana in 3-4 mesi; lo sport può richiedere di più.

Cosa aspettarsi al momento della rimozione del gesso, tra rigidità e gonfiore serale, è spiegato nell'articolo su dolore e gonfiore dopo il gesso.


Come si capisce quando passare alla fase successiva?

Il passaggio da una fase all'altra si basa su due cose: il via libera dell'ortopedico sulla guarigione dell'osso e come risponde la caviglia agli esercizi. Alcuni segnali pratici aiutano a orientarsi.

  • Dolore durante gli esercizi moderato, che si calma entro il giorno dopo: in genere accettabile.
  • Gonfiore che aumenta la sera ma cala al mattino: tipico della fase di recupero.
  • Passo regolare senza zoppia: buon segnale per lasciare le stampelle.
  • Salita sulle punte su un piede solo simile all'altra gamba: un buon indicatore prima di corsa e salti.

Se si guida con il piede destro, il ritorno al volante è di solito possibile intorno alle 9-12 settimane, quando si riesce a frenare con forza e prontezza.


Quando farsi vedere subito

  • Polpaccio gonfio, caldo e dolente, o affanno improvviso: possibile trombosi o embolia, è un'urgenza.
  • Ferita rossa, calda, che secerne, o febbre dopo l'intervento: possibile infezione.
  • Dita fredde, pallide, bluastre o intorpidite che non migliorano sollevando la gamba.
  • Dolore molto forte sotto il gesso che non passa con riposo e gamba sollevata.
  • Nuovo trauma o caviglia che cede con dolore improvviso.

Il parere del team Fisiosalaria

La domanda «quando inizio?» nasconde spesso un equivoco: che la riabilitazione sia qualcosa che arriva dopo la guarigione. In realtà la parte più utile si gioca proprio mentre l'osso guarisce, muovendo ciò che si può muovere e rispettando ciò che va protetto. L'ortopedico guarda l'osso, il fisioterapista guarda come quell'osso torna a lavorare: servono entrambi gli sguardi, e devono parlarsi.

L'errore più comune che vediamo è fermarsi quando il dolore cala, prima di aver recuperato forza ed equilibrio. Pochi esercizi fatti ogni giorno valgono più di una seduta faticosa a settimana. Se dopo la rimozione del gesso non sai bene da dove ripartire, una valutazione aiuta a impostare il percorso giusto per la tua frattura.

Domande frequenti

Con il gesso devo stare completamente fermo?

No. Si muovono dita, ginocchio e anca e si tiene la gamba sollevata; il carico sul piede invece lo decide l'ortopedico.

Quante sedute di fisioterapia servono dopo una frattura del malleolo?

Non c'è un numero fisso: dipende dal tipo di frattura, dall'età e dalla risposta della caviglia. Contano soprattutto gli esercizi fatti ogni giorno a casa.

Dopo l'intervento la fisioterapia inizia prima?

Spesso il movimento della caviglia può iniziare presto se il chirurgo lo consente, perché placca e viti stabilizzano la frattura. Il carico però resta legato alle radiografie.

Quando si torna a fare sport?

Le attività quotidiane riprendono in genere in 3-4 mesi; per lo sport servono forza ed equilibrio simili alla gamba sana, spesso qualche mese in più.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Vitaly Gariev su Unsplash.

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