Riabilitazione intensiva o estensiva: che differenza c’è?
In breve. La differenza sta soprattutto nell’ intensità del lavoro riabilitativo e nella complessità del paziente. La riabilitazione intensiva prevede almeno tre ore al giorno di trattamento ed è per chi ha un bisogno importante e può sostenere un programma impegnativo. Quella estensiva è meno intensa (nelle strutture extraospedaliere almeno un’ora al giorno) ed è pensata per chi recupera più lentamente o non regge ritmi alti. I codici che senti in ospedale, come 56 o 75, indicano il tipo di reparto.
A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 31.10.2026.
Quando un familiare è ricoverato capita di sentire frasi come «lo mandiamo in un 56» o «serve una lungodegenza». Sono codici di disciplina: numeri con cui il sistema sanitario classifica i reparti. Conoscerli aiuta a capire che tipo di percorso viene proposto e perché.
In questo articolo spieghiamo i codici più comuni della riabilitazione, la differenza tra intensiva ed estensiva e cosa cambia tra ospedale e strutture del territorio. Per sapere come si chiede il trasferimento nel Lazio, leggi Dopo un ricovero come si continua la riabilitazione nel Lazio?
Cosa vuol dire riabilitazione «cod 56»?
Il codice 56 indica i reparti di recupero e riabilitazione funzionale: è la riabilitazione ospedaliera «classica», dove si va dopo un intervento, una frattura, un ictus o una malattia che ha fatto perdere autonomia.
Dal 2021 un decreto del Ministero della Salute divide il codice 56 in tre livelli:
- 56a: riabilitazione intensiva ad alta complessità;
- 56b: riabilitazione intensiva a minore complessità;
- 56c: riabilitazione estensiva.
Quindi anche dentro l’ospedale esiste una riabilitazione «estensiva», meno intensa. Nel Lazio, per i reparti di codice 56, le regole regionali chiedono almeno tre ore al giorno di intervento riabilitativo, svolto da medici specialisti in riabilitazione, professionisti della riabilitazione come i fisioterapisti e personale infermieristico, secondo il progetto riabilitativo individuale.
E i codici 75 e 28?
Sono reparti di riabilitazione per problemi neurologici particolarmente gravi.
- Codice 75, neuroriabilitazione: per persone con gravi lesioni cerebrali, per esempio dopo un trauma cranico importante o un coma. Si usano scale specifiche per misurare il livello di coscienza e di disabilità.
- Codice 28, unità spinale: per persone con una lesione del midollo spinale, valutate con una scala internazionale dedicata.
Sono reparti ad alta specializzazione, con pochi posti, riservati a quadri clinici complessi.
Che differenza c’è tra riabilitazione intensiva ed estensiva?
La riabilitazione intensiva è un lavoro concentrato, di molte ore al giorno, per recuperare il più possibile in tempi brevi; quella estensiva è più diluita e dura spesso di più.
Riabilitazione intensiva
- almeno tre ore al giorno di trattamento;
- per chi ha un bisogno riabilitativo importante e margini di recupero;
- richiede che la persona sopporti un programma impegnativo;
- spesso subito dopo l’evento acuto.
Riabilitazione estensiva
- meno ore al giorno: nelle strutture del territorio almeno un’ora;
- per chi ha un recupero più lento, più malattie insieme o poca resistenza;
- tempi di permanenza di solito più lunghi.
Un esempio: una persona di 60 anni operata di protesi di ginocchio, in buona salute, può fare un programma intensivo. Una persona di 88 anni con una frattura di femore e scompenso cardiaco probabilmente si stancherebbe troppo e si avvantaggia di un ritmo più dolce. Non è una classifica: è scegliere la dose giusta.
E la riabilitazione fuori dall’ospedale?
I Livelli essenziali di assistenza (LEA) prevedono anche una riabilitazione extraospedaliera, residenziale o diurna, per persone con disabilità. Il DPCM del 2017 fissa questi riferimenti:
- residenziale intensiva: almeno 3 ore di riabilitazione al giorno, assistenza infermieristica nelle 24 ore, durata di norma non oltre 45 giorni;
- residenziale estensiva: almeno 1 ora al giorno, durata di norma non oltre 60 giorni;
- semiresidenziale estensiva(centro diurno): almeno 1 ora al giorno, durata di norma non oltre 60 giorni;
- socioriabilitativa: per persone stabilizzate e non autosufficienti, con l’obiettivo di mantenere le capacità.
I tempi possono essere prolungati se una nuova valutazione dimostra che il bisogno continua. I trattamenti intensivi ed estensivi sono a carico del servizio pubblico; per quelli socioriabilitativi è prevista una quota a carico della persona o del Comune.
La lungodegenza è riabilitazione?
Non esattamente. La lungodegenza post-acuzie(codice 60) è un ricovero per chi, finita la fase acuta, ha ancora bisogno soprattutto di cure mediche e infermieristiche prolungate, più che di un programma riabilitativo intenso.
Anche in lungodegenza ci si muove e si cerca di mantenere l’autonomia, ma l’obiettivo principale è stabilizzare le condizioni. Quando la persona migliora, può passare a un percorso riabilitativo vero e proprio o rientrare a casa.
Chi decide in quale percorso vado?
Lo decidono i medici: quelli del reparto per acuti insieme allo specialista in riabilitazione, sulla base di criteri nazionali e regionali. Contano la correlazione con l’evento acuto, il tempo trascorso, le scale di valutazione dell’autonomia e le altre malattie presenti.
Come familiare puoi chiedere:
- quale livello di riabilitazione è stato proposto e perché;
- quali obiettivi si vogliono raggiungere;
- quanto dovrebbe durare e cosa succede dopo.
Il parere del team Fisiosalaria
Spesso le famiglie vivono la proposta di una riabilitazione estensiva come una «serie B». Non lo è. Una dose di terapia troppo alta per una persona fragile può essere controproducente quanto una dose troppo bassa per chi ha grandi margini. Quello che conta è che il percorso abbia obiettivi chiari e venga rivalutato.
Dopo la fase in struttura, il recupero continua a casa: camminare ogni giorno, alzarsi dalla sedia, fare gli esercizi. Se dopo la dimissione non sai come proseguire, una valutazione aiuta a capire a che punto sei e da dove ripartire.
Domande frequenti
Tre ore al giorno sono tutte di fisioterapia?
Non solo. Nel Lazio le tre ore comprendono il lavoro di medici, fisioterapisti e altri professionisti della riabilitazione e dell’assistenza infermieristica dedicata all’autonomia; possono contribuire anche psicologo e assistente sociale.
Si può passare da estensiva a intensiva?
Sì, se le condizioni migliorano e la persona può sostenere un programma più impegnativo. Vale anche il contrario.
La lungodegenza si paga?
Il ricovero appropriato è a carico del servizio pubblico, ma oltre certe durate possono essere previste regole diverse. Chiedi informazioni precise alla struttura o alla tua ASL.
Fonti
- Ministero della Salute, DM 5 agosto 2021, Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera (pubblicato da Regione Lazio)
- Regione Lazio, Formazione regionale sulla riabilitazione ospedaliera e modulo unico di trasferimento in post-acuzie, 2024
- Regione Lazio, DCA U00108 del 13 marzo 2015, requisiti dell’unità di riabilitazione (cod. 56)
- DPCM 12 gennaio 2017, Definizione e aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (testo)
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.
Immagine: Vitaly Gariev su Unsplash.
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